Russia, Ariston torna sotto controllo italiano: Mosca revoca la nazionalizzazione della controllata russa
- piscitellidaniel
- 26 mar
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Una svolta inattesa arriva dal Cremlino: il presidente russo Vladimir Putin ha escluso la filiale russa di Ariston Thermo Group dalla lista delle società straniere sottoposte a gestione temporanea. Con un decreto firmato il 26 marzo 2025, le autorità russe hanno di fatto restituito la piena titolarità dell’azienda al gruppo italiano con sede a Fabriano, ponendo fine alla gestione forzata da parte della controllata di Gazprom, che era stata imposta nella primavera del 2024. La decisione, che sorprende per il suo tempismo e la sua portata, rappresenta un segnale importante in un contesto ancora segnato dalle tensioni geopolitiche tra Russia e Occidente.
La filiale coinvolta, Ariston Thermo Rus LLC, ha sede nella regione di Leningrado e produce principalmente scaldacqua. Si tratta di un asset strategico all’interno della presenza industriale internazionale del gruppo marchigiano. Secondo quanto reso noto da fonti russe, il 100% delle azioni della società era stato trasferito lo scorso anno a Gazprom Household Systems, sulla base del decreto presidenziale n. 294 del 26 aprile 2024, in risposta alle sanzioni europee e all’uscita di massa di molte multinazionali dal mercato russo.
La revoca della misura è stata confermata anche da una nota ufficiale di Ariston Group, in cui il Presidente Esecutivo Paolo Merloni ha accolto con favore la decisione del governo russo, definendola “un atto che ci consente di tornare a gestire direttamente la nostra controllata”. Merloni ha inoltre sottolineato che la priorità ora sarà il pieno ripristino delle attività operative e commerciali dell’unità russa, in un’ottica di continuità industriale e rispetto degli impegni presi verso clienti e fornitori locali.
Il caso Ariston aveva attirato grande attenzione politica e diplomatica nei mesi scorsi, diventando emblematico della vulnerabilità delle imprese europee attive in Russia. A seguito della nazionalizzazione, il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva convocato un tavolo permanente con le imprese italiane presenti sul territorio russo, denunciando quella decisione come un’espropriazione e chiedendo l’intervento dell’Unione Europea per la tutela degli interessi economici italiani. L’episodio aveva generato un forte allarme nel sistema industriale nazionale, temendo un effetto domino su altre imprese italiane operanti in settori strategici in Russia.
Proprio per questo motivo, la revoca del provvedimento è stata interpretata da molti osservatori come un segnale distensivo, almeno sul piano economico, da parte di Mosca nei confronti di aziende occidentali disposte a mantenere un presidio produttivo in Russia. Non è da escludere che la decisione di Putin sia anche legata alla volontà di evitare un ulteriore isolamento industriale e commerciale, in un contesto economico segnato da difficoltà strutturali e dalla necessità di mantenere attive le linee produttive in settori essenziali come quello del riscaldamento domestico.
Va anche considerato che Ariston non è un’azienda attiva nel comparto della difesa o in settori sensibili per la sicurezza nazionale russa, ma piuttosto in un ambito industriale civile, come quello degli elettrodomestici per uso domestico, e in particolare degli impianti termici. Questo potrebbe aver contribuito alla decisione delle autorità russe di concedere una deroga e di interrompere la gestione forzata da parte di Gazprom.
Resta da capire se quella di Ariston sia un caso isolato o il primo passo di una più ampia revisione delle politiche di nazionalizzazione temporanea attuate dal Cremlino nel corso del 2023-2024. In quell’arco temporale, decine di aziende straniere, tra cui Uniper, Fortum, Carlsberg e Danone, avevano visto sequestrate le proprie attività in Russia, in seguito alle tensioni seguite all’invasione dell’Ucraina e al rafforzamento delle sanzioni occidentali.
L’evoluzione del dossier Ariston sarà quindi osservata con grande attenzione anche dalle altre imprese italiane presenti in Russia, ancora oggi circa 300 secondo i dati del ministero degli Esteri, che continuano a operare in un clima di forte incertezza. Molte di queste aziende, pur mantenendo formalmente la propria attività, hanno ridimensionato la presenza locale, sospeso investimenti e congelato i trasferimenti tecnologici.
Con questa decisione, Ariston potrebbe diventare un caso guida per l’eventuale “normalizzazione” dei rapporti economici tra Mosca e le aziende europee, in un quadro in cui la diplomazia commerciale potrebbe tornare ad avere un ruolo centrale per ricostruire ponti e garantire la protezione degli investimenti all’estero. Ma resta da vedere quanto questa apertura possa essere estesa ad altri settori e con quale grado di stabilità nel tempo, considerata la volatilità del contesto geopolitico.

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