Riscossione, la stretta sugli arretrati punta a 14,3 miliardi
- Luca Baj

- 31 mag
- Tempo di lettura: 2 min

Il nuovo piano dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione alza gli obiettivi di incasso, ma il nodo resta la gestione di un magazzino crediti sempre più difficile da recuperare.
La riscossione torna al centro della politica fiscale con la necessità di ridurre il peso del magazzino degli arretrati. Il piano attribuito all’Agenzia delle Entrate-Riscossione indica per il 2026 un traguardo di 14,3 miliardi e per il 2027 una salita a 15 miliardi. Nel 2025 lo stock dei crediti affidati e non riscossi avrebbe raggiunto 1.331 miliardi, dopo un incremento di 59,5 miliardi.
Una quota rilevante dei carichi appare ormai difficile da recuperare: 254,23 miliardi riguardano soggetti deceduti o ditte cessate, mentre 609,85 miliardi si riferiscono a contribuenti già destinatari di azioni cautelari o esecutive senza esito utile. Questi importi segnalano il limite economico e giuridico di una riscossione tardiva, nella quale il tempo riduce la probabilità di recupero.
La risposta operativa punta sull’anticipazione degli atti. Il piano prevede di avviare la macchina della riscossione entro un anno dalla notifica per il 68% del valore dei crediti affidati, con incremento al 73% nel 2028. Si rafforza anche la fase iniziale: la quota di cartelle notificate entro tre mesi dall’affidamento dovrebbe salire dal 53% al 60% nel triennio. L’efficienza viene misurata non solo sugli incassi, ma sulla tempestività della presa in carico.
Il quadro normativo di riferimento è il decreto legislativo 29 luglio 2024, n. 110, emanato dallo Stato in attuazione della delega fiscale, che ha introdotto la pianificazione annuale dell’attività di recupero e il discarico automatico delle quote affidate dal 1° gennaio 2025 e non riscosse entro il 31 dicembre del quinto anno successivo all’affidamento. Il primo effetto pieno maturerà sui carichi 2025, con impatto dal 2030.
Resta aperta la tensione tra sanatorie e riscossione coattiva. La legge 30 dicembre 2025, n. 199 ha previsto la Rottamazione-quinquies; la legge 22 maggio 2026, n. 88, di conversione del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, ha esteso la definizione agevolata agli enti territoriali. Tuttavia, fermi, ipoteche e pignoramenti restano centrali: il programma indica circa 1,6 milioni di procedure cautelari ed esecutive annue, fino a 1,7 milioni nel 2028.
La sfida è selezionare prima i crediti aggredibili, evitando che nuovi flussi alimentino l’arretrato. Le nuove cartelle attese valgono 89,3 miliardi, in aumento di 5,2 miliardi. Per imprese e contribuenti il cambio di passo comporta controlli più rapidi, esposizione a misure esecutive e minori spazi per confidare nell’inerzia dell’amministrazione finanziaria.





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