Rinnovabili, Realacci: il 91% dei nuovi impianti è da fonti pulite e l’Italia accelera sulla transizione energetica
- piscitellidaniel
- 12 set
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Il tema delle energie rinnovabili torna al centro del dibattito nazionale con i dati diffusi da Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, che ha sottolineato come il 91% dei nuovi impianti energetici installati in Italia provenga da fonti rinnovabili. Un dato che rappresenta un punto di svolta per il sistema energetico del Paese e che conferma una tendenza ormai irreversibile verso la decarbonizzazione e la sostenibilità.
La fotografia offerta da Realacci mostra un’Italia che, nonostante ritardi storici e ostacoli burocratici, sta vivendo un’accelerazione significativa nella diffusione di impianti solari, eolici, idroelettrici e a biomasse. Le nuove installazioni avviate negli ultimi mesi indicano una capacità crescente di attrarre investimenti, sfruttare le tecnologie disponibili e rispondere alle pressioni europee sugli obiettivi di neutralità climatica.
Il dato del 91% non è solo un numero statistico ma racconta un cambiamento strutturale. Il sistema energetico nazionale, da sempre dipendente in larga parte da fonti fossili importate, sta finalmente diversificando il proprio mix, riducendo la vulnerabilità agli shock dei mercati internazionali e contribuendo alla sicurezza energetica. L’incremento delle rinnovabili significa anche minori emissioni, riduzione dell’inquinamento atmosferico e una prospettiva di maggiore autonomia strategica.
Il contesto europeo spinge in questa direzione. L’Unione Europea ha fissato traguardi ambiziosi con il Green Deal e il pacchetto “Fit for 55”, e l’Italia è chiamata a fare la propria parte con un Piano nazionale integrato per l’energia e il clima che prevede il raggiungimento del 65% di elettricità rinnovabile entro il 2030. I nuovi dati indicano che il Paese sta recuperando terreno, pur dovendo ancora affrontare nodi complessi legati alla velocità delle autorizzazioni, alla realizzazione delle infrastrutture di rete e alla stabilità degli incentivi.
Realacci ha sottolineato come la crescita delle rinnovabili non sia solo una questione ambientale, ma anche un’opportunità industriale e occupazionale. La filiera delle energie pulite coinvolge centinaia di imprese italiane, dalle grandi utility alle piccole e medie aziende che operano nella produzione di componenti, nell’ingegneria, nei servizi di installazione e manutenzione. La transizione energetica si traduce dunque anche in nuova occupazione, competenze qualificate e innovazione diffusa sul territorio.
Un ruolo di primo piano spetta al fotovoltaico, che continua a rappresentare la tecnologia più diffusa e con il maggiore potenziale di crescita. L’Italia, grazie alla sua esposizione solare, ha margini enormi di sviluppo sia per impianti residenziali che per grandi parchi solari. Anche l’eolico, soprattutto offshore, è destinato a crescere nei prossimi anni, con progetti già in fase di autorizzazione che potrebbero raddoppiare la capacità installata.
Non meno rilevante è l’aspetto delle comunità energetiche rinnovabili, un modello che consente a cittadini, imprese e amministrazioni locali di produrre, condividere e consumare energia pulita a livello locale. Questa forma di partecipazione dal basso non solo contribuisce al raggiungimento degli obiettivi climatici, ma rafforza il tessuto sociale ed economico delle comunità, favorendo inclusione e riduzione delle disuguaglianze energetiche.
Restano però ostacoli da superare. I tempi medi per le autorizzazioni di nuovi impianti sono ancora troppo lunghi e spesso scoraggiano gli investitori. La rete elettrica necessita di ammodernamenti per gestire la crescente quota di produzione rinnovabile, più distribuita e intermittente rispetto a quella fossile. Occorrono inoltre strumenti di accumulo energetico e sistemi digitali di gestione per garantire stabilità e sicurezza del sistema.
Il messaggio lanciato da Realacci è chiaro: l’Italia non può più permettersi di rallentare. Il 91% di nuovi impianti rinnovabili è una base incoraggiante, ma serve continuità nelle politiche, semplificazione normativa e un impegno corale di istituzioni, imprese e cittadini. La transizione energetica è ormai non solo un dovere ambientale ma una condizione per la competitività del Paese, per la sicurezza nazionale e per la qualità della vita delle future generazioni.
L’energia pulita si afferma dunque come il cuore della nuova economia italiana: un settore in grado di attrarre investimenti, creare lavoro, ridurre i costi energetici e rafforzare la posizione del Paese nel contesto europeo e globale. La sfida ora è trasformare questi dati in un percorso strutturale e irreversibile, che faccia delle rinnovabili non solo una percentuale crescente negli indicatori statistici, ma il pilastro di un nuovo modello di sviluppo.

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