Riciclo della plastica nel 2025: le aziende italiane tra utili azzerati e filiera in affanno
- piscitellidaniel
- 24 ott
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Nel 2024-2025 la filiera del riciclo della plastica in Italia dà segnali preoccupanti: nonostante un aumento dei volumi trattati, le imprese che operano nel settore registrano margini ridotti al minimo e in molti casi utili pari a zero. Analizzando i dati disponibili emerge un fenomeno paradossale: più plastica si ricicla, ma meno reddito si genera lungo la filiera.
Il punto di partenza riguarda i costi: l’energia elettrica ha raggiunto quotazioni molto elevate, vicine a 135 euro/MWh nel periodo finale del 2024, situazione che pesa in modo rilevante sui costi industriali delle aziende del settore. Le materie prime vergini rimangono più economiche di quelle seconde da riciclo, riducendo gli incentivi economici a privilegiare il rinnovato rispetto al convenzionale. La combinazione di costi elevati e prezzi della materia prima riciclata depressi spinge le imprese a operare quasi in pareggio o addirittura in perdita.
Il fatturato aggregato della filiera nel 2024 mostra una leggera flessione: circa -0,8 % rispetto all’anno precedente, con un valore stimato attorno ai 690 milioni di euro, a testimonianza della difficoltà a crescere in un contesto competitivo e regolamentato. Le chiusure aziendali, già finite sotto osservazione, si stanno moltiplicando: alcune imprese hanno annunciato la sospensione delle attività o l’uscita dal mercato, evidenziando la fragilità del sistema. In particolare, tra il 2024 e il 2025 sono state già registrate almeno due chiusure aziendali di rilievo.
Il problema si acuisce se si considera la capacità produttiva dell’Europa, che negli ultimi anni ha raddoppiato la disponibilità di impianti per il riciclo della plastica, introducendo una forte sovacapacità che comprime i prezzi della materia riciclata e aumenta la pressione competitiva sugli operatori italiani. In questa situazione, le imprese italiane del riciclo si ritrovano con una doppia penalizzazione: alti costi di produzione da un lato, e margini ridotti dall’altro.
Sul fronte operativo le difficoltà sono molte: la qualità del materiale plastico da riciclo non sempre è adeguata, la raccolta differenziata presenta ancora ampi margini di miglioramento, e il riciclo vero e proprio richiede processi complessi, costosi e soggetti a rischi tecnici. Le imprese denunciano che il business è diventato “una missione” più che una normale attività economica: occorre intervenire per garantire la sostenibilità economica della filiera.
Il problema normativo e di regolazione gioca un ruolo essenziale. La plastica vergine continua a beneficiare di condizioni economiche più favorevoli, mentre la plastica riciclata sconta costi maggiori e strutture di sostegno più deboli. Le imprese insistono sulla necessità di incentivi mirati, semplificazioni e un contesto regolatorio che valorizzi realmente il riciclo. Senza questi interventi strutturali, il modello rischia di non reggere il confronto con le materie prime vergini e con i mercati internazionali.
L’impatto sulla competitività delle imprese del riciclo si somma a quello sulla sostenibilità ambientale e industriale del Paese. Una filiera del riciclo in difficoltà significa minori investimenti in tecnologia, ridotta capacità di integrazione nei cicli industriali, e in ultima analisi un rallentamento degli obiettivi di economia circolare. Anche la transizione verso un modello produttivo più sostenibile appare compromessa se il modello di business non garantisce redditività.
Inoltre, il contesto internazionale aggiunge ulteriori pressioni: la globalizzazione della plastica vergine, la concorrenza nei mercati emergenti, l’avanzare di tecnologie alternative (bioplastiche, materiali sostitutivi) modificano i presupposti competitivi. Le imprese italiane devono non solo affrontare rischi interni ma anche evoluzioni di modello che richiedono investimenti e strategie che in alcuni casi risultano difficili da sostenere in assenza di margini adeguati.
Dal punto di vista del lavoro e dell’occupazione, il settore del riciclo della plastica resta importante ma rischia di erodere città, stabilimenti e competenze se la redditività non migliora. Le aziende segnalano che la marginalità assente porta a difficoltà nel programmare investimenti, innovazione e formazione del personale, tutti elementi essenziali per una filiera moderna e competitiva.
La situazione richiede dunque una riflessione urgente su più livelli: infrastrutture di raccolta migliorabili; qualità dei materiali da riciclo da incrementare; modelli industriali da adeguare; politiche pubbliche da rendere più incisive; costi energetici e logistica da razionalizzare. Il settore del riciclo della plastica potrebbe rappresentare un importante volano industriale e ambientale, ma al momento si trova a un bivio tra sostenibilità economica e declino produttivo.

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