Retelit investe 350 milioni per tre nuovi data center a Milano e Roma: potenziamento dell’infrastruttura digitale e obiettivo leadership nel mercato B2B
- piscitellidaniel
- 23 lug
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Retelit, gruppo italiano attivo nel settore delle telecomunicazioni e dell’infrastruttura digitale, ha annunciato un nuovo piano industriale da 350 milioni di euro destinato alla costruzione di tre nuovi data center in Italia. Due saranno situati nell’area metropolitana di Milano, uno nella zona nord della capitale. Il progetto punta a rafforzare il posizionamento del gruppo in un mercato sempre più competitivo e centrale nella transizione digitale, aumentando la capacità di interconnessione e ridondanza del sistema nazionale e anticipando la crescita della domanda di servizi digitali avanzati da parte di imprese e pubbliche amministrazioni.
Il piano rappresenta un’evoluzione significativa per Retelit, che attualmente gestisce una rete di oltre 34 data center sparsi in tutto il territorio nazionale, con un’infrastruttura in fibra ottica di circa 43.000 km. Il cuore dell’infrastruttura è rappresentato dall’Avalon Campus di Milano, una delle principali piattaforme di interconnessione in Europa, che movimenta circa l’80% del traffico internet italiano e ospita più di 160 operatori, tra cui carrier, OTT, provider cloud e grandi imprese. Proprio qui sorgeranno due dei tre nuovi data center previsti dal piano, con l’obiettivo di ampliare la capacità installata e implementare soluzioni di ultima generazione in termini di efficienza energetica, sicurezza e connettività.
Il progetto prevede una superficie utile complessiva di circa 15.000 metri quadrati, distribuita tra le tre nuove strutture. Ognuna sarà alimentata interamente da fonti rinnovabili e integrata con sistemi avanzati di raffreddamento a basso impatto ambientale. A Milano, in particolare, sarà implementato un sistema di recupero del calore generato dalle sale server, che sarà immesso nella rete di teleriscaldamento cittadino in collaborazione con A2A. Questo consentirà una riduzione stimata di oltre 3.000 tonnellate di CO₂ all’anno e rappresenterà un modello pionieristico in Italia per l’integrazione tra infrastrutture digitali e servizi energetici urbani.
Il terzo data center sarà realizzato a Roma nord, dove Retelit è già presente con un’infrastruttura metropolitana in fibra ottica. L’area scelta è strategica per garantire la copertura del centro-sud Italia e offrire ridondanza geografica a clienti nazionali e internazionali. Anche in questo caso, l’impianto sarà progettato con criteri green, garantendo una Power Usage Effectiveness (PUE) inferiore a 1,3, certificazioni ISO per la sicurezza e la gestione dei dati, nonché servizi full managed su tutta la catena di valore, dal colocation ai cloud privati e pubblici, passando per soluzioni di cybersecurity e business continuity.
Secondo quanto dichiarato dalla presidente di Retelit, Roberta Neri, il piano si inserisce in un percorso di crescita volto a consolidare la leadership nel mercato B2B, con l’obiettivo di raggiungere un fatturato superiore ai 500 milioni entro il 2027. L’azienda mira a diventare il punto di riferimento per la digitalizzazione del tessuto produttivo italiano, offrendo un’infrastruttura affidabile, resiliente e in grado di rispondere alle nuove sfide poste dalla transizione energetica e tecnologica. L’operazione si avvale del supporto del fondo spagnolo Asterion Industrial Partners, azionista di maggioranza del gruppo dal 2021, che ha confermato il proprio impegno nel sostenere l’espansione di lungo termine.
Il mercato dei data center in Italia è in forte espansione, trainato dalla crescita esponenziale dei dati digitali, dall’adozione del cloud e dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dell’Internet of Things. Secondo le ultime stime del settore, la capacità installata in Italia dovrebbe superare i 600 MW entro il 2026, con Milano destinata a rimanere l’hub principale, ma con un’espansione progressiva anche in altri centri urbani strategici. La domanda è alimentata sia da aziende private, sempre più orientate all’esternalizzazione dell’IT, sia dalla pubblica amministrazione, che attraverso il PNRR e i progetti legati al Polo Strategico Nazionale punta a consolidare l’infrastruttura pubblica digitale.
Retelit intende sfruttare questa finestra favorevole per rafforzare il proprio portafoglio di soluzioni infrastrutturali e scalare in un mercato sempre più competitivo, dove la dimensione e la qualità delle infrastrutture diventano fattori discriminanti. Il piano prevede anche il potenziamento dei servizi a valore aggiunto legati ai data center, come la connettività ultra broadband, le reti private virtuali (VPN), il backup geografico e le piattaforme software-defined per la gestione dinamica delle risorse IT. Tutti i nuovi impianti saranno connessi tra loro e con il backbone proprietario, garantendo bassa latenza, altissima disponibilità e scalabilità immediata.
Con questi investimenti, Retelit si candida a diventare uno dei principali attori del mercato europeo dei data center, in un contesto in cui l’autonomia digitale, la localizzazione dei dati e la sostenibilità ambientale stanno diventando parametri fondamentali per imprese e istituzioni. Il gruppo ha già avviato le procedure autorizzative per i cantieri di Milano, che dovrebbero partire entro l’autunno 2025, mentre l’impianto di Roma è previsto in fase esecutiva entro la metà del 2026. La conclusione dei lavori è stimata entro il 2027, anno in cui il piano di espansione sarà completato e pienamente operativo.
Il nuovo piano da 350 milioni rafforza una strategia avviata già nei mesi scorsi con l’acquisizione degli asset italiani di BT Italia e la partecipazione a consorzi internazionali per la posa di cavi sottomarini nel Mediterraneo. Retelit punta a integrare la propria rete terrestre con soluzioni globali, diventando snodo cruciale per la connettività tra Europa, Asia e Nord Africa. I nuovi data center contribuiranno non solo a sostenere questa ambizione, ma anche a garantire la sovranità digitale dell’Italia, offrendo un’alternativa concreta alle grandi piattaforme hyperscaler straniere e promuovendo una filiera tecnologica autonoma e resiliente.

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