Recordati, Palliser Capital sfida l’Opa di CVC e GBL: «Il board ritiri il sostegno, servono almeno 60 euro»

Si accende lo scontro sull’Opa su Recordati promossa dal consorzio formato da CVC Capital Partners e Groupe Bruxelles Lambert (GBL). A contestare apertamente l’operazione è Palliser Capital, investitore attivista e azionista della società farmaceutica italiana, che ha chiesto al consiglio di amministrazione di ritirare il proprio sostegno all’offerta da 51,29 euro per azione. Secondo Palliser, il prezzo proposto sottovaluterebbe in maniera significativa Recordati e penalizzerebbe gli azionisti di minoranza. Il fondo ritiene che il corrispettivo dovrebbe essere portato ad almeno 60 euro per azione, livello considerato più coerente con il valore e le prospettive industriali del gruppo.
L’offerta è stata annunciata il 22 maggio 2026 attraverso Respighi BidCo, veicolo utilizzato da CVC e GBL, e prevede un esborso massimo di circa 10,7 miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato dell’operazione è arrivare al delisting di Recordati da Piazza Affari. CVC è già l’azionista di riferimento attraverso Rossini, che detiene circa il 46,82% del capitale e si è impegnata a conferire la propria partecipazione all’offerta. L’Opa è partita il 31 agosto e dovrebbe concludersi il 15 ottobre. La soglia indicata per l’efficacia dell’operazione è pari al 66,7% del capitale, anche se tale condizione può essere rinunciata dall’offerente.
La contestazione di Palliser non riguarda soltanto il prezzo. Nella lettera inviata al consiglio, il fondo solleva questioni relative al processo di valutazione, alla governance e alla struttura stessa dell’operazione. Il punto più delicato riguarda la posizione degli amministratori indipendenti. Nel consiglio di Recordati, composto da dieci membri, sei hanno espresso una valutazione favorevole all’offerta, mentre i quattro amministratori indipendenti si sono pronunciati contro, ritenendo il corrispettivo non adeguato sulla base delle valutazioni ricevute dai propri consulenti. Palliser sottolinea quindi come il sostegno all’operazione non sia arrivato da alcun consigliere indipendente e chiede al board di riesaminare la propria posizione.
Al centro della battaglia c’è soprattutto la valutazione delle prospettive di crescita di Recordati, gruppo farmaceutico che negli ultimi anni ha rafforzato in maniera significativa la propria presenza internazionale e il business delle malattie rare. Proprio questa divisione rappresenta uno degli asset considerati più promettenti dagli investitori, grazie alle elevate barriere all’ingresso, alla specializzazione dei trattamenti e alle possibilità di espansione soprattutto sul mercato statunitense. Secondo gli azionisti contrari all’Opa, il prezzo proposto non rifletterebbe pienamente il potenziale derivante da questa fase di sviluppo e dalle operazioni di acquisizione e licensing realizzate negli ultimi anni.
Un altro elemento di tensione riguarda le conseguenze per chi decidesse di non aderire all’offerta. Palliser sostiene che la struttura dell’operazione potrebbe esercitare una pressione eccessiva sugli azionisti di minoranza, perché il raggiungimento del delisting potrebbe lasciare chi conserva i titoli in una società non più quotata e quindi caratterizzata da una liquidità significativamente inferiore. Il fondo teme inoltre che eventuali successive operazioni societarie possano ridurre ulteriormente le tutele economiche per i soci rimasti fuori dall’Opa. CVC e GBL hanno invece difeso la congruità dell’offerta, sottolineando il premio incorporato rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio dell’interesse per la società.
Il mercato sembra intanto mantenere una posizione prudente. Le azioni Recordati hanno continuato a essere negoziate sopra i 51,29 euro dell’Opa, un elemento che rende meno conveniente per un investitore vendere attraverso l’offerta quando può ottenere un prezzo superiore direttamente sul mercato. La dinamica delle adesioni diventa quindi determinante. Una parte consistente dei titoli già conferiti deriva dalla partecipazione di controllo di CVC, mentre l’atteggiamento degli investitori istituzionali e degli altri soci di minoranza sarà decisivo per comprendere se il consorzio riuscirà a raggiungere le soglie necessarie per procedere con il progetto di delisting.
La richiesta di 60 euro per azione avanzata da Palliser alzerebbe sensibilmente il costo dell’operazione e rappresenterebbe un incremento di oltre il 16% rispetto ai 51,29 euro attualmente offerti. Il confronto entra così in una fase particolarmente delicata: da una parte CVC e GBL puntano a completare il riassetto proprietario di uno dei principali gruppi farmaceutici italiani, dall’altra una parte degli investitori sostiene che il valore creato negli ultimi anni e le prospettive del business delle malattie rare debbano essere riconosciuti attraverso un corrispettivo più elevato. Con l’Opa ancora aperta, l’andamento delle adesioni e le decisioni del consiglio resteranno al centro dell’attenzione del mercato nelle prossime settimane.





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