Ravenna si candida a città laboratorio della transizione energetica
- piscitellidaniel
- 15 set
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Ravenna, storicamente cuore dell’industria energetica italiana grazie alle attività legate all’estrazione di gas naturale e alla presenza di grandi poli industriali, si propone oggi come città laboratorio della transizione energetica. La sua posizione geografica, le infrastrutture esistenti e la presenza di competenze tecnico-scientifiche consolidate la rendono un punto nevralgico per lo sviluppo di nuove tecnologie legate alla decarbonizzazione e all’economia verde.
Il progetto di rilancio si fonda sulla volontà di trasformare un territorio legato per decenni alle fonti fossili in un hub innovativo per le energie rinnovabili e per i sistemi di cattura e stoccaggio della CO₂. In questo contesto, Ravenna non si limita a ospitare impianti, ma si propone come piattaforma di sperimentazione a livello europeo, dove imprese, centri di ricerca e istituzioni collaborano per testare soluzioni tecnologiche avanzate.
Un capitolo centrale riguarda la realizzazione di progetti di Carbon Capture and Storage (CCS). Ravenna dispone infatti di giacimenti esauriti in Adriatico che possono essere riutilizzati come siti di stoccaggio per l’anidride carbonica catturata dai processi industriali. Questa tecnologia, considerata fondamentale dalla Commissione europea per centrare gli obiettivi climatici, trova nella città romagnola un contesto ideale per essere applicata su larga scala, grazie alla combinazione di know-how industriale e infrastrutture già operative.
Accanto al CCS, Ravenna si sta affermando come polo per lo sviluppo dell’idrogeno verde, con progetti che prevedono l’installazione di elettrolizzatori e la creazione di una filiera integrata. L’obiettivo è produrre idrogeno da fonti rinnovabili, utilizzarlo in ambito industriale e nei trasporti e contribuire così alla riduzione delle emissioni in settori difficili da decarbonizzare. La possibilità di integrare idrogeno e infrastrutture gas già esistenti rende Ravenna un banco di prova privilegiato per le strategie europee sull’energia.
La città punta anche sulle energie rinnovabili offshore, sfruttando la propria tradizione marittima e industriale. I progetti di eolico e fotovoltaico in mare aperto, associati a sistemi di accumulo, mirano a trasformare l’Adriatico in un laboratorio di produzione energetica pulita. In questo campo, Ravenna collabora con grandi aziende italiane e internazionali, attirando investimenti e creando nuove opportunità occupazionali.
Il modello di Ravenna è quello di un ecosistema integrato. Università, centri di ricerca, istituzioni locali e imprese lavorano in sinergia per costruire un percorso che non riguarda solo la produzione di energia, ma anche la formazione di competenze, l’attrazione di talenti e la creazione di filiere industriali innovative. In questo senso, la città ambisce a diventare un polo di riferimento non solo per l’Italia, ma per l’intera Europa, capace di generare occupazione qualificata e di attrarre investimenti ad alto contenuto tecnologico.
Un aspetto rilevante è l’impatto sociale ed economico della transizione. Ravenna ha vissuto per anni sulla centralità del gas e ora deve affrontare la sfida di riconvertire competenze e attività verso nuovi settori. Il passaggio non è privo di difficoltà, ma la possibilità di valorizzare le esperienze pregresse e di orientarle verso progetti innovativi rappresenta una risorsa unica. Le istituzioni locali sottolineano come la transizione non debba essere solo ecologica, ma anche sociale, capace di garantire continuità occupazionale e crescita per il territorio.
Il percorso di Ravenna come città laboratorio si inserisce infine in una cornice più ampia di politiche nazionali ed europee. Gli obiettivi di neutralità climatica al 2050 e i fondi messi a disposizione dal PNRR e dai programmi comunitari offrono strumenti concreti per trasformare le ambizioni in realtà. La sfida sarà saper utilizzare queste risorse con una visione strategica, evitando frammentazioni e ritardi.
La città romagnola, da capitale storica dell’energia fossile, si prepara così a diventare un simbolo della transizione, un luogo in cui si sperimentano le tecnologie che potrebbero definire il futuro energetico dell’Europa. Un laboratorio a cielo aperto, dove il passato industriale si intreccia con l’innovazione e con la prospettiva di un futuro sostenibile.

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