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Prestiti per spese mediche in aumento: il ceto medio sempre più indebitato con rate medie da 194 euro e un ricorso crescente al credito al consumo

Negli ultimi mesi si è registrato un forte incremento delle richieste di prestiti personali destinati a coprire spese mediche, un fenomeno che mette in luce le difficoltà crescenti del ceto medio italiano. L’aumento del costo della vita, la stagnazione dei salari e l’inflazione che ha inciso pesantemente sul potere d’acquisto hanno spinto sempre più famiglie a ricorrere al credito al consumo per affrontare spese sanitarie, che un tempo venivano sostenute con i risparmi o con il reddito corrente.


Secondo i dati elaborati da osservatori del settore creditizio, la rata media dei prestiti richiesti per cure mediche si aggira attorno ai 194 euro al mese, con una durata media che varia dai tre ai cinque anni. Le cifre richieste oscillano generalmente tra i 5.000 e i 10.000 euro, importi che riflettono il costo di interventi dentistici, chirurgici o di lunga riabilitazione, spesso non coperti dal servizio sanitario pubblico o accessibili solo con tempi d’attesa molto lunghi. Il fenomeno coinvolge in misura crescente anche la fascia di popolazione tradizionalmente considerata più solida, ossia il ceto medio, che ora mostra segnali evidenti di fragilità economica.


Tra le motivazioni principali di questa tendenza vi è il progressivo aumento delle spese sanitarie private. Nonostante il sistema sanitario nazionale continui a garantire prestazioni essenziali, molte famiglie si trovano costrette a rivolgersi a strutture private per aggirare le liste d’attesa o per affrontare interventi non inclusi nei livelli essenziali di assistenza. Le spese odontoiatriche sono tra le più ricorrenti, seguite da quelle per visite specialistiche, trattamenti fisioterapici e operazioni chirurgiche programmate.


Il fenomeno riflette anche la crescente disuguaglianza territoriale nell’accesso alle cure. In alcune regioni, soprattutto del Mezzogiorno, i tempi di attesa nel pubblico risultano particolarmente elevati e spingono i cittadini a rivolgersi al privato, aumentando così la necessità di ricorrere a finanziamenti. Al Nord, invece, la maggiore disponibilità di strutture private con standard elevati ha creato un mercato sanitario parallelo che intercetta una parte rilevante della domanda, ma con costi che difficilmente possono essere sostenuti senza un prestito.


Il ceto medio, storicamente considerato il motore dei consumi interni, appare sempre più schiacciato tra redditi stagnanti e spese incomprimibili. Oltre alla sanità, anche l’aumento dei costi legati all’istruzione, al trasporto e all’abitazione contribuisce a ridurre i margini disponibili per affrontare imprevisti o spese straordinarie. In questo scenario, il ricorso al credito al consumo diventa una strategia obbligata per mantenere un livello di benessere minimo, ma espone le famiglie al rischio di un indebitamento crescente e di difficoltà nei rimborsi in caso di nuovi shock economici.


Le banche e le finanziarie hanno colto questa tendenza, registrando un aumento delle richieste di prestiti finalizzati alle cure mediche. Molti istituti propongono prodotti specifici, con tassi agevolati e procedure semplificate, in grado di rispondere rapidamente a bisogni urgenti. Tuttavia, non mancano le criticità: i tassi applicati, seppur più bassi rispetto ad altre forme di credito, rimangono comunque un costo significativo, che va a sommarsi al già pesante bilancio delle famiglie.


Le associazioni dei consumatori hanno lanciato l’allarme sul rischio che il ricorso ai prestiti per spese mediche diventi strutturale, trasformando quello che dovrebbe essere un sostegno occasionale in una prassi consolidata. Questo scenario, secondo gli esperti, evidenzia non solo la difficoltà del ceto medio, ma anche la fragilità del sistema di welfare, che fatica a garantire un accesso equo e tempestivo alle cure. In prospettiva, il rischio è che la sanità diventi sempre più un fattore di esclusione sociale, con differenze marcate tra chi può permettersi cure immediate e chi deve rinunciarvi o indebitarsi per accedervi.


Il fenomeno dei prestiti per cure mediche si inserisce in un contesto più ampio di crescita del credito al consumo in Italia. Le famiglie ricorrono sempre più spesso ai finanziamenti non solo per beni durevoli, come auto ed elettrodomestici, ma anche per spese correnti o legate a necessità essenziali. Questo cambiamento segna una svolta culturale, poiché tradizionalmente gli italiani preferivano ridurre i consumi piuttosto che ricorrere al debito. Oggi, invece, la pressione delle spese e l’impossibilità di rimandare interventi medici spinge verso un utilizzo più frequente del credito, con implicazioni rilevanti per la stabilità economica delle famiglie.


Dal punto di vista macroeconomico, la crescita del credito al consumo ha un effetto ambiguo. Da un lato sostiene la domanda interna e fornisce liquidità immediata, dall’altro aumenta l’esposizione debitoria delle famiglie, che in caso di recessione potrebbero trovarsi in difficoltà a onorare gli impegni assunti. Le autorità di vigilanza monitorano con attenzione questi trend, consapevoli che l’indebitamento eccessivo del ceto medio potrebbe avere ripercussioni anche sul sistema bancario.


Il quadro che emerge è quello di un’Italia in cui la sanità, pur restando formalmente universale, diventa sempre più onerosa e spinge le famiglie a cercare soluzioni di finanziamento. La rata media di 194 euro al mese è il simbolo di una nuova normalità fatta di spese mediche che non possono essere rimandate e di un ceto medio costretto a ricorrere al debito per preservare la salute propria e dei propri cari. In assenza di politiche strutturali di sostegno e di un rafforzamento del sistema sanitario pubblico, questa tendenza rischia di consolidarsi, ridisegnando profondamente il rapporto tra cittadini, welfare e sistema finanziario.

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