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Prato, il lato oscuro del pronto moda: tra sfruttamento, illegalità e criminalità organizzata​

Nel cuore della Toscana, Prato è da tempo un simbolo dell'industria tessile italiana. Negli ultimi decenni, tuttavia, la città ha assistito a una trasformazione radicale del suo distretto produttivo, con l'emergere di un "distretto parallelo" dominato da imprenditori cinesi. Questo fenomeno ha portato a una serie di problematiche legate allo sfruttamento lavorativo, all'evasione fiscale e all'infiltrazione della criminalità organizzata.​


L'ascesa del distretto parallelo

A partire dagli anni '90, l'arrivo massiccio di immigrati cinesi, principalmente dalle province di Zhejiang e Fujian, ha dato vita a un nuovo modello produttivo basato sul "pronto moda". Questo sistema si caratterizza per la rapidità nella produzione e distribuzione di abiti a basso costo, spesso a scapito della qualità e della legalità. Secondo stime, il distretto parallelo conta circa 4.000 aziende cinesi che impiegano almeno 30.000 lavoratori, molti dei quali irregolari. La produzione giornaliera raggiunge quasi un milione di capi, con un giro d'affari di circa 1,8 miliardi di euro, di cui oltre la metà sommerso. 


Condizioni di lavoro disumane

Le indagini delle autorità hanno messo in luce condizioni di lavoro estremamente precarie all'interno di molte aziende cinesi. In alcuni casi, i lavoratori percepiscono compensi irrisori, come 13 centesimi per ogni capo confezionato, lavorando fino a 13 ore al giorno, sette giorni su sette, senza riposi né tutele sindacali. Le abitazioni-dormitorio, spesso situate all'interno dei capannoni stessi, presentano condizioni igienico-sanitarie carenti e sovraffollate. ​


Una delle tragedie più emblematiche si è verificata nel dicembre 2013, quando un incendio in una fabbrica tessile cinese causò la morte di sette operai. L'edificio, privo delle necessarie misure di sicurezza, ospitava lavoratori che vivevano e lavoravano nello stesso spazio, in condizioni al limite della sopravvivenza. 


Infiltrazioni criminali e riciclaggio

Il distretto parallelo ha attirato l'attenzione della criminalità organizzata, sia cinese che italiana. Le Triadi, storiche organizzazioni mafiose cinesi, hanno trovato terreno fertile a Prato, instaurando rapporti con la Camorra e altre mafie locali. Le attività illecite spaziano dal riciclaggio di denaro al traffico di droga, dalla contraffazione allo sfruttamento della prostituzione. ​


Un'inchiesta ha rivelato il trasferimento illecito in Cina di circa 2 miliardi di euro attraverso la filiale italiana della Bank of China, frutto di attività illegali nel distretto tessile pratese. La banca è stata sanzionata con una multa di 600.000 euro e ha versato 22 milioni di euro al Ministero dell'Economia a titolo di risarcimento. 


Reazioni istituzionali e sociali

Le istituzioni locali e le associazioni di categoria hanno espresso preoccupazione per l'impatto negativo di queste attività sulla reputazione di Prato. Confcommercio Pistoia-Prato ha sottolineato la necessità di rafforzare la presenza dello Stato e sostenere le imprese che operano nella legalità. Confindustria Toscana Nord ha denunciato un "linciaggio indiscriminato" nei confronti del distretto, pur ammettendo l'esistenza di "sacche marce" nell'imprenditoria locale. ​


Il Comune di Prato ha richiesto al Governo un aumento della presenza delle forze dell'ordine per contrastare la criminalità organizzata e tutelare la qualità della vita dei cittadini. ​


Il dilemma dell'integrazione

La presenza cinese a Prato rappresenta una sfida complessa per l'integrazione sociale ed economica. Mentre alcune imprese cinesi si sono integrate nel tessuto produttivo locale, rispettando le normative e contribuendo allo sviluppo economico, altre operano nell'illegalità, minando la coesione sociale e la competitività del distretto. La mancanza di controlli efficaci e la tolleranza verso pratiche illecite hanno favorito la proliferazione di un'economia sommersa che danneggia l'intera comunità.


La situazione di Prato evidenzia la necessità di un intervento coordinato tra istituzioni, forze dell'ordine e associazioni di categoria per promuovere la legalità, tutelare i diritti dei lavoratori e garantire una concorrenza leale nel settore tessile.

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