Podcast in Italia, boom da 18 milioni di ascoltatori con una crescita del 75 per cento dal 2018
- piscitellidaniel
- 30 set
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Il fenomeno dei podcast in Italia ha raggiunto dimensioni che nessuno avrebbe immaginato solo pochi anni fa. I dati più recenti confermano che sono ormai 18 milioni gli italiani che hanno ascoltato almeno un podcast nell’ultimo anno, con un incremento del 75 per cento rispetto al 2018, quando gli ascoltatori erano poco più di dieci milioni. Un’espansione così significativa colloca l’Italia tra i paesi europei con la maggiore crescita in questo settore e testimonia come l’audio on demand sia diventato parte integrante delle abitudini quotidiane di un pubblico sempre più ampio e trasversale.
Il tempo dedicato all’ascolto è in costante aumento. La durata media delle sessioni ha superato i ventotto minuti, quattro in più rispetto all’anno precedente, un dato che indica un rapporto di fruizione stabile e non occasionale. Non si tratta quindi di un consumo superficiale o legato alla curiosità, ma di un’abitudine consolidata che si integra nella routine di milioni di persone. In media un ascoltatore segue nove episodi al mese, segnale evidente che i contenuti vengono cercati e seguiti con regolarità, spesso completando l’intera serie o stagione. La fidelizzazione emerge anche dal fatto che oltre la metà del pubblico ascolta i podcast fino alla fine, dimostrando un livello di attenzione che altre forme di intrattenimento digitale faticano a mantenere.
La fascia d’età più coinvolta è quella tra i venticinque e i trentaquattro anni, con una leggera prevalenza maschile, ma il fenomeno è ormai diffuso anche tra i più giovani e tra gli adulti sopra i quaranta. Lo smartphone resta il dispositivo privilegiato per l’ascolto, seguito a distanza da pc e smart speaker. La modalità prevalente è quella domestica, ma il podcast accompagna sempre più spesso spostamenti in auto, tragitti sui mezzi pubblici, attività sportive e persino momenti di pausa lavorativa. La caratteristica principale che gli utenti riconoscono a questo mezzo è la possibilità di integrarsi con altre attività, rendendo il multitasking un alleato naturale della fruizione audio.
Le preferenze del pubblico italiano delineano un panorama variegato. Il true crime è il genere più seguito, apprezzato dal 41 per cento degli ascoltatori, seguito dai podcast di storia e politica con il 39 per cento e da quelli sul benessere con il 33 per cento. I podcast di fiction e quelli narrativi stanno crescendo, raggiungendo il 24 per cento del pubblico. Sul fronte dei format dominano gli approfondimenti e le inchieste, che insieme raccolgono quasi la metà degli ascolti complessivi. La scelta di un podcast dipende principalmente dall’argomento trattato, indicato come criterio prioritario dall’80 per cento degli utenti, mentre il 69 per cento si orienta in base al genere e il 58 per cento alla voce narrante. La capacità di creare empatia e coinvolgimento attraverso la voce si conferma dunque un elemento decisivo per il successo di un contenuto.
L’espansione dell’offerta accompagna la crescita del pubblico. Sempre più editori, piattaforme e case di produzione investono in podcast originali, con produzioni curate nei dettagli, collaborazioni con giornalisti, scrittori e attori professionisti. Parallelamente si è affermato il modello dei branded podcast, che unisce storytelling e marketing e consente alle aziende di comunicare valori e progetti attraverso un linguaggio meno invasivo rispetto alla pubblicità tradizionale. La pubblicità audio legata ai podcast, pur non avendo ancora raggiunto la maturità del mercato radiofonico, è in rapida crescita e gli studi indicano che gli ascoltatori ricordano con chiarezza gli spot inseriti negli episodi, con una propensione all’acquisto superiore rispetto ad altri canali.
Non mancano le sfide, prima fra tutte quella della monetizzazione. Molti creatori indipendenti faticano a sostenere la produzione con la sola pubblicità e si orientano verso modelli alternativi come abbonamenti, donazioni e contenuti premium. Alcune piattaforme hanno avviato sezioni dedicate a episodi esclusivi, disponibili solo per gli utenti paganti, mentre altre sperimentano modelli freemium che combinano contenuti gratuiti e a pagamento. Il pubblico italiano, tuttavia, non sembra ancora pronto a un’adozione di massa dei modelli a sottoscrizione, preferendo l’accesso libero anche a costo di ascoltare messaggi pubblicitari.
L’impatto culturale del podcast va oltre i numeri. Sempre più istituzioni educative e culturali lo utilizzano come strumento didattico e divulgativo. Scuole e università sperimentano corsi e lezioni in formato podcast, mentre musei e biblioteche sviluppano contenuti audio per accompagnare mostre e progetti. Il podcast si è affermato anche come strumento di approfondimento giornalistico, con redazioni che realizzano format quotidiani o settimanali per offrire chiavi di lettura più articolate rispetto agli articoli tradizionali. Questo rende l’audio on demand non solo un fenomeno di intrattenimento, ma un medium capace di veicolare conoscenza e stimolare la formazione di comunità di ascolto legate a specifici temi.
La crescita degli ascoltatori, la durata degli ascolti e la varietà dei generi confermano che il podcast ha conquistato un ruolo stabile nel panorama mediatico italiano. In soli sette anni il pubblico è quasi raddoppiato, l’offerta si è diversificata e i modelli economici sono in continua evoluzione. Il prossimo passo sarà capire se questo boom potrà tradursi in una struttura industriale solida e sostenibile, in grado di supportare creatori, piattaforme e inserzionisti nel lungo periodo, trasformando il podcast da fenomeno emergente a pilastro maturo dell’ecosistema mediatico nazionale.

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