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Pirelli archiviato per Golden Power: sinergie cinesi sollevate, autonomia strategica riconfermata

Il gruppo Pirelli ha ufficialmente comunicato che la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha deciso di archiviare il procedimento amministrativo avviato contro gli azionisti cinesi, China National Tire and Rubber (Cnrc) e Sinochem, per presunta violazione delle prescrizioni imposte dal golden power. Il procedimento, nato il 31 ottobre 2024, riguardava il sospetto che alcune decisioni e relazioni nel periodo oggetto di indagine avessero leduto l’autonomia gestionale di Pirelli, favorendo collegamenti funzionali tra il gruppo cinese e l’azienda italiana. L’archiviazione arriva con la motivazione che non sono emersi elementi idonei a confermare tali condotte, ponendo fine a mesi di tensioni societarie e politiche.


Nel dettaglio, il procedimento contestava che alcuni componenti del consiglio di amministrazione nominati da Cnrc avessero svolto ruoli tali da compromettere la separazione fra le direzioni operative del gruppo Pirelli e le strutture cinesi. In particolare, si avrebbe indagato se fossero stati posti in essere atti o decisioni che sfidavano le prescrizioni imposte dal decreto golden power del giugno 2023, che obbliga che le decisioni strategiche del gruppo richiedano maggioranze qualificate e vieta influenze dirette del socio cinese sulle scelte industriali del gruppo italiano. Secondo quanto comunicato, però, il governo ha concluso che i consigli attuati dai componenti designati da Cnrc non hanno prodotto atti tali da compromettere l’autonomia decisionale del gruppo Pirelli, ritenendo infondata la contestazione di collegamenti funzionali idonei a violare la normativa.


L’esito dell’archiviazione è accolto come un sospiro di sollievo per il management e per gli azionisti, perché ridimensiona rischi di interventi correttivi obbligatori imposti dallo Stato nel controllo della governance aziendale. Pirelli ha fatto sapere che Marco Polo International, società che opera per conto di Cnrc, ha ricevuto il decreto del 26 settembre 2025 notificato alla stessa Cnrc. Con questo atto viene sciolto il vincolo dell’istruttoria e le ombre sollevate sul rapporto operativo tra il socio cinese e il gruppo italiano perdono forza legale e ministeriale.


Il contesto in cui è maturata la decisione merita attenzione. Sin dalla sua acquisizione della partecipazione del 37 % nel capitale di Pirelli, Sinochem ha incontrato resistenze da parte del governo italiano, che ha imposto condizioni stringenti per tutelare l’autonomia industriale del gruppo nella gestione delle tecnologie ritenute strategiche — in particolare i sensori e le tecnologie di data collection integrate nei pneumatici. Il golden power si è applicato per garantire che le decisioni strategiche non potessero essere prese unilateralmente dal socio straniero.


Nel corso del procedimento, Pirelli ha rinviato l’assemblea del bilancio, rinviando le decisioni in attesa dell’esito dell’indagine, consapevole che la normativa richiedeva verifiche approfondite su collegamenti operativi e funzioni congiunte. Le contestazioni erano circondate da forti implicazioni politiche e industriali: il richiamo al golden power è stato visto come una modalità dello Stato per intervenire nei casi in cui la sovranità industriale è messa in discussione da investitori esteri con legami statuali. Allo stesso tempo, il gruppo cinese ha sempre difeso la correttezza delle nomine e degli assetti, sottolineando che la governance non è mai stata controllata dall’esterno.


Un elemento cruciale che ha influito sull’archiviazione è stato il criterio della “prescrizione di atti idonei a compromettere l’autonomia”, che il governo ha giudicato non verificato nei fatti accertati. Ossia, i consigli di amministrazione prescelti da Cnrc pur esistendo non avrebbero esercitato un’influenza concreta e dimostrabile sulla gestione ordinaria o strategica. È stato quindi ritenuto che non si potesse configurare una violazione effettiva delle prescrizioni golden power, anche se la presenza cinese restava capillare nella governance societaria.


L’archiviazione non modifica i poteri di vigilanza già esercitati dallo Stato italiano nei confronti delle imprese strategiche, né il carattere preventivo del golden power nel caso di investimenti stranieri in settori sensibili. Ma segna una fase nuova per Pirelli: la dialettica sui confini del controllo societario e sulle condizioni di influenza estera si sposta su un piano più esplicito, dove trasparenza, governance e peso azionario diventano leve essenziali per resistere a tentazioni di iniezione esterna.


Per Pirelli, l’effetto sul mercato può essere duplice: da un lato rassicura gli investitori sulla stabilità del quadro normativo e sulla legittimità del modello di governance mista con capitale straniero; dall’altro solleva una domanda di continuità di controlli, rigore nei rapporti con il socio cinese e mantenimento dell’equilibrio fra internazionalizzazione e autonomia italiana. In prospettiva, la società dovrà dimostrare che la cooperazione strategica con Sinochem può proseguire senza oltrepassare il perimetro dell’indipendenza decisionale e del presidio italiano sui nodi cruciali.


La decisione del governo italiano, dunque, solleva la questione del confine tra protezione dello Stato nei settori strategici e apertura al capitale internazionale. L’archiviazione rappresenta un punto di equilibrio che tende a premiare la fiducia nel mercato regolamentato, ma sottopone a esame costante i ruoli di ogni attore nella compagine azionaria. In tale scenario, Pirelli emerge come caso esemplare: simbologia industriale italiana, innovazione tecnologica e sfida globale si incontrano e si misurano, in una partita in cui l’autonomia strategica è la posta più alta.

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