Pecorino Romano, corsa contro il tempo per difendersi dai dazi di Trump
- piscitellidaniel
- 9 set
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Il Pecorino Romano, uno dei simboli più antichi e prestigiosi della tradizione casearia italiana, si trova al centro di una sfida commerciale che rischia di comprometterne la presenza in uno dei mercati più importanti al mondo: gli Stati Uniti. L’amministrazione guidata da Donald Trump ha infatti annunciato l’intenzione di introdurre nuovi dazi su una serie di prodotti europei, e tra questi rientrano anche alcune eccellenze agroalimentari italiane, tra cui appunto il Pecorino Romano.
La misura, inserita in un contesto di tensioni commerciali tra Washington e Bruxelles, mira a riequilibrare i rapporti economici bilaterali ma ha generato immediata preoccupazione nei settori colpiti. Per il Pecorino Romano l’impatto potrebbe essere devastante: circa il 70% della produzione viene esportata, e di questa quota la maggior parte è destinata proprio agli Stati Uniti. Si tratta quindi di un mercato strategico, capace di assorbire volumi enormi e di garantire margini significativi ai produttori.
Il timore è che i dazi, stimati intorno al 25%, possano ridurre drasticamente la competitività del prodotto italiano rispetto alle alternative locali o ad altri formaggi europei che potrebbero risultare meno colpiti dalle misure. Il rischio concreto è quello di un crollo delle esportazioni, con conseguenze pesantissime per l’intera filiera: allevatori, caseifici, distributori e territori che da secoli vivono di questa produzione.
I consorzi di tutela e le istituzioni italiane si sono immediatamente mobilitati. È stata avviata una fitta attività diplomatica per sensibilizzare sia l’Unione Europea che gli Stati Uniti sui rischi di una misura che colpirebbe non solo i produttori italiani, ma anche i consumatori americani, da sempre grandi estimatori del Pecorino Romano. Negli Usa, infatti, il formaggio è utilizzato non solo nella cucina di alta gamma, ma anche in moltissime preparazioni quotidiane, rappresentando un ingrediente ormai radicato nelle abitudini alimentari.
Sul piano politico, la questione si inserisce nel quadro più ampio delle dispute commerciali tra Usa ed Europa, legate soprattutto al settore aeronautico e alle politiche di sussidio. Il Pecorino Romano, insieme ad altri prodotti di eccellenza come vini e liquori, rischia di diventare una vittima collaterale di una guerra tariffaria che nulla ha a che vedere con il comparto agroalimentare. Questa dinamica alimenta la frustrazione dei produttori, che si vedono esposti a una battaglia non loro senza avere strumenti diretti per difendersi.
Le ripercussioni economiche sarebbero rilevanti. Il comparto del Pecorino Romano vale centinaia di milioni di euro e rappresenta un pilastro per l’economia di regioni come Lazio, Sardegna e Toscana. Un calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti avrebbe effetti a catena, mettendo in difficoltà migliaia di aziende agricole e trasformando un’eccellenza del made in Italy in un settore a rischio. Alcuni produttori hanno già avviato riflessioni su strategie alternative, puntando a diversificare i mercati di sbocco in Europa e in Asia, ma la sostituzione del mercato americano appare difficile nel breve termine.
Il Pecorino Romano non è un formaggio qualsiasi: la sua storia affonda le radici nell’antica Roma, dove veniva utilizzato come alimento base dei legionari. La produzione, regolata da un disciplinare rigido, prevede l’utilizzo esclusivo di latte ovino proveniente dalle aree autorizzate e segue metodi tradizionali che ne garantiscono l’unicità. Questo legame con la storia e con il territorio rende ancora più delicata la prospettiva di una crisi commerciale, che rischierebbe di minare non solo l’economia ma anche il patrimonio culturale di un prodotto identitario.
Le associazioni di categoria chiedono un intervento deciso del governo e dell’Unione Europea per tutelare il settore. Tra le proposte, quella di prevedere fondi straordinari a sostegno dei produttori colpiti e di rafforzare le campagne di promozione sui mercati alternativi. Al tempo stesso, cresce la richiesta di un’azione diplomatica incisiva per escludere il Pecorino Romano e le altre eccellenze agroalimentari italiane dalla lista dei prodotti soggetti a dazi.
Gli esperti sottolineano che la crisi potrebbe trasformarsi anche in un’opportunità per ripensare le strategie di internazionalizzazione. La dipendenza quasi totale dal mercato statunitense rappresenta infatti un punto debole strutturale del settore. L’espansione verso Asia, Medio Oriente e mercati emergenti potrebbe ridurre i rischi e aprire nuove possibilità di crescita. Tuttavia, questo processo richiede tempo, investimenti e un coordinamento efficace tra consorzi, istituzioni e imprese.
Il mondo politico italiano si muove su più fronti. Da un lato si cerca di fare pressione su Bruxelles affinché nelle trattative con Washington vengano difesi gli interessi del comparto agroalimentare. Dall’altro si lavora per garantire sostegni immediati ai produttori, che temono di non riuscire a reggere l’impatto di un’imposizione tariffaria così pesante. La partita è complessa e dipenderà molto dall’evoluzione delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea.
In questo scenario incerto, il Pecorino Romano diventa un simbolo delle sfide che il made in Italy deve affrontare in un mondo globalizzato e segnato da tensioni protezionistiche. La corsa contro il tempo per difenderlo dai dazi non riguarda solo un formaggio, ma l’intero modello di eccellenza agroalimentare italiano, che deve trovare nuovi strumenti per proteggersi dalle turbolenze dei mercati internazionali senza rinunciare alla propria identità.

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