Orcel (UniCredit): “In Italia dobbiamo accelerare senza fusioni e acquisizioni” – strategia, rischi e opportunità di una crescita organica nella banca più grande del paese
- piscitellidaniel
- 17 set
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Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, ha delineato durante la Ceo Conference organizzata da Bank of America una visione chiara per il futuro del gruppo in Italia: una crescita forte, ma che non passi necessariamente da fusioni o acquisizioni. Orcel ha affermato che l’Italia rappresenta circa il 50% del fatturato di UniCredit e il 45% dell’utile netto, sottolineando che è proprio qui che la banca intende accelerare la trasformazione, puntando su sviluppo interno, efficienza operativa, innovazione e valorizzazione del legame con il tessuto economico nazionale.
Orcel ha spiegato che l’operazione proposta su Banco BPM non ha avuto successo a causa di “ragioni esterne”: non per difetti della transazione in sé, ma per interferenze politiche e di governo che hanno reso il percorso troppo complesso. Da questa esperienza UniCredit ha tratto lezioni importanti: che l’M&A non può essere un pilastro imprescindibile per crescere; che serve disciplina, chiarezza normativa e certezza di condizioni regolamentari affidabili.
Sul dossier Commerzbank, Orcel ha ribadito che UniCredit possiede già una partecipazione significativa (29%), definendola un investimento strategico. Tuttavia, ha messo in evidenza che non ci sarà fretta per operazioni più ampie: “rispettiamo il governo tedesco come interlocutore critico e fondamentale. Speriamo che col tempo possano rivedere la loro posizione”, ha detto, lasciando intendere che ogni sviluppo su quel fronte dovrà coniugarsi con le sensibilità del partner istituzionale tedesco.
La strategia che Orcel propone si basa dunque su una crescita organica, che privilegi risultati raggiunti con le proprie forze piuttosto che dipendere da fusioni o acquisizioni rischiose, costose o troppo vincolate a interventi esterni. UniCredit intende rafforzarsi attraverso l’efficienza del suo modello operativo, il miglioramento della qualità del servizio al cliente, il potenziamento della digitalizzazione, la riduzione dei costi, il miglioramento dell’offerta su prodotti fondamentali per famiglie e piccole e medie imprese, nonché il mantenimento e il rafforzamento del capitale e della posizione patrimoniale.
Orcel ha anche indicato che le condizioni poste dal governo italiano attraverso il Golden Power rappresentano un vincolo significativo per le operazioni di acquisizione. Ha detto che, se questi paletti fossero mantenuti in modo rigido, l’operazione su BPM non risulterebbe più “economica” e che potrebbe essere necessario ripensare o addirittura ritirarsi da alcune trattative. In tal senso, il governo italiano è considerato interlocutore chiave: la chiarezza normativa, le tempistiche, la stabilità regolamentare diventano fattori determinanti per capire se certe mosse saranno possibili o convenienti.
L’approccio prudente si riflette anche nella considerazione che l’operazione M&A più visibile, quella su Banco BPM, sia sospesa, non abbandonata: UniCredit continua a valutarla, ma solo se le condizioni consentono che il progetto crei valore, che sia sostenibile, che non comprometta la stabilità operativa e patrimoniale del gruppo. Orcel ha dichiarato che, se necessario, UniCredit si ritirerà da questa operazione se i vincoli imposti la rendessero svantaggiosa.
Anche la questione del rapporto con le autorità estere, specialmente tedesche, è importante. Sul fronte di Commerzbank, la banca italiana ha dichiarato che la partecipazione è vista come investimento, non come acquisizione immediata. L’espansione fuori dall’Italia è considerata utile ma subordinata al fatto che vi siano condizioni trasparenti e sostenibili.
Orcel ha ribadito che UniCredit ha ottenuto risultati finanziari solidi e in crescita, anche senza ricorrere a operazioni di fusione. Ha sottolineato il miglioramento dei ricavi, dell’efficienza, del ritorno sul capitale (ROTE), la disciplina amministrativa, la gestione del rischio. Ha affermato che il piano strategico lanciato dal 2021 resta alla base della trasformazione, con l’obiettivo di rendere il gruppo più competitivo, più internazionale, ma con un impegno forte verso l’Italia, verso l’economia domestica, verso le famiglie e le imprese che dipendono dal credito bancario.
Gli stakeholder interni ed esterni – dipendenti, piccoli azionisti, investitori istituzionali, autorità di regolamentazione – guardano con attenzione a come UniCredit riuscirà a coniugare ambizione e pragmatismo. Se da una parte c’è la pressione a crescere, a sfruttare opportunità in Europa, a non restare indietro rispetto ad altre banche paneuropee, dall’altra c’è la realtà normativa italiana, la concorrenza regolamentare, i costi operativi interni, i rischi reputazionali e quelli legati alla stabilità economica nazionale.

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