Orcel su Banco Bpm: «Operazione possibile solo se crea valore». UniCredit punta alla crescita ma non cambia linea
- piscitellidaniel
- 27 mar
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Durante l’assemblea degli azionisti tenutasi il 27 marzo a Milano, Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, ha chiarito con fermezza la posizione del gruppo bancario riguardo alla possibile operazione di aggregazione con Banco Bpm. L’intervento, molto atteso dagli analisti e dal mercato, ha confermato un approccio estremamente prudente: nessuna fusione o acquisizione sarà realizzata se non porterà un valore concreto e misurabile agli azionisti. “Se non ha senso industriale e finanziario, non la faremo”, ha dichiarato Orcel, chiudendo la porta a qualsiasi avventura non allineata alla strategia di crescita organica perseguita fino ad oggi.
Il numero uno di UniCredit ha rimarcato che, pur essendo Banco Bpm una realtà di rilievo, in grado di rafforzare la presenza nazionale del gruppo e renderlo il secondo attore bancario in Italia per dimensioni, l’operazione sarà considerata solo se coerente con i criteri di creazione di valore già fissati dal board. L’aggregazione dovrà dunque migliorare la base già “molto attraente” di UniCredit, ma soprattutto dovrà essere realizzata “alle giuste condizioni” e con “rendimenti significativi”. Ogni decisione in merito, ha precisato Orcel, sarà presa senza pressioni esterne e rispettando il principio guida dell’interesse per gli azionisti.
In questo contesto, pesa anche l’attuale offerta pubblica di acquisto lanciata da Banco Bpm su Anima Holding. UniCredit osserva con attenzione la manovra, sottolineando che essa potrebbe modificare i fondamentali della banca milanese, aumentando o diminuendo il suo valore. “Avevamo ragione a considerare un’offerta escludendo Anima – ha affermato Orcel – visti i dubbi che questo tipo di operazione poteva sollevare. E oggi quei dubbi si stanno rivelando fondati”.
Il riferimento è alla complessità dell’operazione con Anima, società attiva nel risparmio gestito, sulla quale Banco Bpm ha lanciato un’Opa superando la soglia del 50% e puntando a rafforzare il controllo nel comparto del wealth management. Tuttavia, l’acquisizione non convince pienamente UniCredit, che teme una possibile diluizione della redditività futura o un cambiamento nella valutazione complessiva dell’istituto target.
Sul piano strategico, Orcel ha ribadito che UniCredit continuerà a privilegiare la crescita organica, definita il pilastro del piano industriale del gruppo. L’obiettivo resta quello di aumentare la redditività senza compromettere la solidità patrimoniale. I risultati finanziari degli ultimi trimestri, considerati tra i migliori del settore, dimostrano – secondo Orcel – che la banca ha la forza di competere anche senza operazioni straordinarie. Tuttavia, non esclude opportunità di consolidamento se coerenti con la linea strategica già tracciata.
L’assemblea ha inoltre fornito aggiornamenti sulla struttura dell’azionariato di UniCredit: BlackRock detiene il 7,377% del capitale, Capital Research and Management il 5,163% e Fmr LLC il 3,090%. Il 67,4% degli aventi diritto ha partecipato alla riunione, confermando un forte coinvolgimento degli azionisti sulle decisioni chiave del gruppo.
Nel frattempo, il contesto bancario italiano continua a essere attraversato da movimenti di concentrazione. Dopo la fusione tra BPER e Carige e le manovre in corso tra MPS e altri soggetti, l’ipotesi di una fusione tra UniCredit e Banco Bpm è vista dagli osservatori come uno degli scenari più probabili per la creazione di un secondo polo bancario nazionale, alternativo a Intesa Sanpaolo. Ma proprio per questo, ogni passo viene analizzato con estrema cautela.
In questo scenario, UniCredit vuole evitare qualsiasi forzatura, ribadendo che non c’è urgenza né pressione politica per concludere un’operazione che non sia perfettamente aderente ai criteri di rischio-rendimento definiti internamente. Il messaggio agli azionisti è chiaro: non c’è alcuna fretta di crescere a tutti i costi e ogni mossa sarà ponderata, con il solo obiettivo di generare valore sostenibile nel lungo periodo.
I mercati hanno accolto le dichiarazioni di Orcel con una reazione cauta. Il titolo UniCredit ha mantenuto la stabilità durante la seduta, mentre Banco Bpm ha registrato una leggera flessione, interpretata dagli analisti come segnale di una minore probabilità di un’offerta a breve. In ogni caso, la partita resta aperta e gli sviluppi nei prossimi mesi dipenderanno non solo dalle scelte dei board ma anche dal contesto macroeconomico e dall’andamento dei tassi d’interesse. Un contesto in cui le aggregazioni bancarie potrebbero tornare centrali, ma solo se capaci di garantire ritorni tangibili e sinergie reali.

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