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Orcel guida UniCredit verso un nuovo record: 3,3 miliardi di utili nel secondo trimestre e operazione su BPM ritirata per ostacoli regolatori

Nel secondo trimestre del 2025 UniCredit ha registrato un risultato eccezionale che consolida la traiettoria intrapresa dal gruppo sotto la guida dell’amministratore delegato Andrea Orcel. La banca ha annunciato un utile netto di 3,3 miliardi di euro, superando ampiamente le aspettative del mercato e ponendosi in netto vantaggio rispetto ai principali concorrenti italiani. A titolo di confronto, lo stesso Orcel ha sottolineato come questo risultato trimestrale superi l’intero utile annuale di Banco BPM, segnalando la distanza crescente tra i due istituti anche alla luce delle recenti tensioni legate alla tentata fusione poi ritirata.


Il margine d’interesse si è mantenuto stabile a 3,5 miliardi di euro, mentre le commissioni nette sono cresciute fino a raggiungere 2,3 miliardi, segnando un aumento dell’8,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il rapporto costi/ricavi si è attestato al 35,4%, segno di una gestione operativa efficiente che ha saputo mantenere sotto controllo la spesa pur in un contesto di forte crescita dei ricavi. Il ritorno sul capitale tangibile (RoTE) ha raggiunto il 22,1%, un livello che si conferma tra i più alti del settore bancario europeo. Il patrimonio di vigilanza si è ulteriormente rafforzato, con un CET1 ratio salito al 16,1%, grazie anche alla generazione organica di capitale e alla bassa incidenza del rischio di credito, rimasto su livelli contenuti.


A fronte di questi risultati, il gruppo ha rivisto al rialzo la guidance per l’intero esercizio 2025. L’utile netto atteso è stato portato sopra i 9,3 miliardi di euro, con una previsione di distribuzione agli azionisti superiore ai 10 miliardi tramite dividendi e buyback. Tra il 2021 e il 2024 UniCredit ha già restituito circa 30 miliardi di capitale agli azionisti, e la nuova previsione si inserisce in un percorso di valorizzazione costante della remunerazione degli investitori. Orcel ha ribadito l’obiettivo strategico di portare il RoTE oltre il 17% già nel 2025, con una proiezione di 10 miliardi di utile netto entro il 2027.


Parallelamente alla pubblicazione dei risultati, UniCredit ha annunciato ufficialmente il ritiro dell’offerta pubblica di acquisto e scambio su Banco BPM. L’operazione, avviata nei mesi precedenti, era giunta a uno stallo per via dell’intervento del governo attraverso l’applicazione della normativa sul golden power. Le condizioni imposte dai poteri speciali dello Stato in materia di operazioni su soggetti strategici avevano di fatto bloccato l’iter autorizzativo, costringendo il consiglio di amministrazione di UniCredit a fare marcia indietro. Orcel ha spiegato che la situazione si era resa insostenibile dal punto di vista dei tempi e delle incertezze giuridiche, e che proseguire su quella strada avrebbe comportato un danno per gli azionisti.


Il dietrofront sull’operazione BPM non è stato interpretato come un fallimento, ma piuttosto come un segnale della disciplina che UniCredit intende mantenere nelle operazioni straordinarie. Orcel ha ribadito che ogni acquisizione futura dovrà rispettare criteri rigorosi di creazione di valore, sostenibilità e compatibilità con la strategia di lungo termine del gruppo. Il ritiro dell’offerta è stato quindi accompagnato da una rassicurazione al mercato: UniCredit continuerà a valutare operazioni di crescita esterna, ma solo in presenza di condizioni favorevoli, trasparenza regolatoria e beneficio netto per gli azionisti.


Tra le alternative già allo studio, UniCredit guarda con crescente interesse al mercato tedesco, dove detiene una partecipazione significativa in Commerzbank. Sebbene non siano state avanzate proposte formali, l’ipotesi di una futura aggregazione con l’istituto tedesco rimane sul tavolo, così come la possibilità di rafforzare ulteriormente il ruolo in Generali, di cui UniCredit è già uno dei principali azionisti bancari. Orcel ha confermato che l’intenzione del gruppo è quella di consolidare la propria posizione in Europa continentale, evitando però operazioni forzate o imposte dalla pressione competitiva.


I risultati del trimestre confermano l’efficacia del piano strategico impostato da Orcel, che ha puntato su una riduzione strutturale dei costi, una semplificazione dell’organizzazione e una focalizzazione sul ritorno per gli azionisti. Dal 2021 a oggi, UniCredit ha registrato un costante miglioramento della redditività, passando da utili netti annui inferiori ai 5 miliardi a una proiezione attuale ben superiore ai 9 miliardi. L’assetto patrimoniale è stato rafforzato, la qualità del credito migliorata e la capacità di autofinanziamento potenziata grazie anche all’ottimizzazione del bilancio.


La reazione dei mercati alla pubblicazione dei risultati è stata immediatamente positiva. Il titolo UniCredit ha guadagnato oltre il 3,5% in apertura, superando la soglia psicologica dei 39 euro ad azione e portando la capitalizzazione di Borsa ai massimi da oltre un decennio. Di segno opposto la reazione di Banco BPM, che ha perso oltre il 4% nella stessa seduta, scontando l’abbandono dell’operazione che aveva alimentato forti aspettative speculative nei mesi precedenti.


Il contesto di riferimento resta comunque caratterizzato da un elevato grado di incertezza macroeconomica. Le banche centrali, e in particolare la Banca Centrale Europea, mantengono una linea prudente sui tassi di interesse. L’effetto degli aumenti precedenti si sta progressivamente attenuando, e l’attenzione degli operatori si concentra ora su una possibile svolta verso politiche più accomodanti nel 2026. In questo scenario, la tenuta della redditività bancaria dipenderà sempre più dalla capacità di generare ricavi da commissioni, servizi e attività di consulenza, oltre che da una gestione del credito ancora più selettiva.


UniCredit sembra preparata ad affrontare questa nuova fase, forte di un portafoglio diversificato, una presenza geografica bilanciata tra Italia, Germania e Paesi dell’Est, e una struttura dei costi tra le più efficienti del settore. L’uscita dal dossier BPM, seppure inattesa da alcuni osservatori, consente ora di concentrare le risorse su opportunità con maggiore visibilità e meno interferenze regolatorie. Il management ha confermato che tutte le leve di crescita, inclusa la possibilità di operazioni cross-border, restano attive e soggette a valutazioni continue.


La direzione tracciata da Orcel appare dunque coerente con una visione di banca europea integrata, con una governance forte, capitali ben gestiti e un orientamento al valore di lungo periodo. Le prossime trimestrali confermeranno se questo modello potrà mantenere la propria traiettoria ascendente anche in uno scenario meno favorevole dal punto di vista dei tassi e della crescita economica. Intanto, la trimestrale appena presentata segna un punto di svolta per l’istituto e, potenzialmente, per l’intero settore bancario italiano.

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