MPS deposita la lista per il nuovo Cda di Mediobanca: Grilli presidente e Melzi d’Eril AD al centro della svolta
- piscitellidaniel
- 3 ott
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In un passaggio che segna la piena esecuzione del takeover, Monte dei Paschi di Siena (MPS) ha depositato la lista con cui proporrà il nuovo Consiglio di amministrazione di Mediobanca, di cui oggi controlla l’86,3 % del capitale. I nomi indicati per guidare l’istituto di Piazzetta Cuccia sono quelli di Vittorio Grilli come presidente e Alessandro Melzi d’Eril come amministratore delegato, un ticket che appare frutto di un compromesso tra ambizione strategica e mediazione tra le anime del nuovo assetto proprietario.
Il contesto in cui si colloca questa decisione è quello di un’operazione di consolidamento che ha suscitato notevoli attese e scetticismi: la lista depositata da MPS arriva a poche settimane dall’assemblea di Mediobanca, convocata per il 28 ottobre, e con l’obiettivo di far partire il nuovo ciclo di governance in tempo utile per l’approvazione del Cda. Il Cda uscente è già dimissionario, in vista della nuova composizione societaria. Con questo atto, MPS assume un ruolo decisivo non solo come azionista di fatto, ma come promotore dell’equilibrio politico e manageriale che dovrà governare il banco d’affari nel futuro.
Il nome di Vittorio Grilli, già ministro dell’Economia e figura nota nei circuiti finanziari, è stato indicato da MPS come candidato alla presidenza del nuovo consiglio. Il suo profilo, che coniuga esperienza istituzionale e legami con il mondo bancario (in particolare con JP Morgan, dove ricopre incarichi di rilievo), è ritenuto idoneo a fungere da garante della transizione tra il vecchio management e la nuova fase. Il soggetto indicato da MPS “raccomanda” Grilli per la presidenza, pur restando statutarie le prerogative del Consiglio di Mediobanca sulla nomina formale.
Per la poltrona di amministratore delegato, MPS propone alimentare il rinnovamento con Alessandro Melzi d’Eril, che rassegnerà le sue dimissioni da AD di Anima Holding per assumere il ruolo operativo a Mediobanca. Questa scelta segnala una linea chiara: voler mettere a dimora un manager con esperienza nell’asset management e nel risparmio gestito, ma che conosca il linguaggio finanziario e le relazioni fra grandi gruppi. Melzi d’Eril guadagna terreno in uno scenario in cui altri candidati – tra cui Riccardo Mulone (UBS Italia), Francesco Pascuzzi (Goldman Sachs Italia) – restano in corsa ma sembrano aver ceduto terreno nell’accordo prevalente.
Accanto ai due nomi chiave, la lista depositata da MPS include altri dieci candidati che formeranno il nuovo consiglio: tra questi figurano Sandro Panizza, Paolo Gallo, Massimo Lapucci, Tiziana Togna, Giuseppe Matteo Masoni, Federica Minozzi, Donatella Vernisi, Andrea Zappia, Ines Gandini e Silvia Fissi. Si tratta di figure che, pur meno esposte mediaticamente, integrano competenze industriali, finanziarie, istituzionali e manageriali che dovranno contribuire alla coesione della governance nel momento della fusione operativa con la capogruppo.
La lista è stata approvata durante il Cda di MPS conclusosi ieri sera, presieduto da Nicola Maione, e formalizza il controllo che Siena esercita su Piazzetta Cuccia in questa fase di transizione. Nella comunicazione, MPS ribadisce che la proposta rispetta lo statuto di Mediobanca, che assegna al Cda la competenza di nominare il presidente e l’AD, ma allo stesso tempo esercita la prerogativa di “raccomandazione” forte sulla scelta dei vertici, in virtù della quota di controllo acquisita.
Questo schema pone una questione cruciale: la maggiore autonomia nominale di Mediobanca rispetto alla capogruppo, e il delicato equilibrio tra governance centralizzata e indipendenza gestionale. Pur con l’azionista dominante, MPS deve dare spazio a forme di rappresentanza e può accogliere indicazioni da altri attori interni e istituzionali, se vuole evitare che la banca si percepisca come mera filiale di Siena. Il nuovo Cda dovrà costruire credibilità sia verso gli stakeholder esterni — clienti, mercati, autorità di vigilanza — sia verso i soci residuali, che oggi vedono ridotte le proprie possibilità di influenza.
Sul fronte del mercato, la mossa ha riflessi significativi. L’annuncio del ticket Grilli-Melzi ha segnato un balzo nelle attese sui titoli delle banche coinvolte, riflettendo che il mercato interpreta la transizione come cruciale per il consolidamento del nuovo polo bancario italiano. Contestualmente, le altre nomine del Cda saranno viste come elementi di equilibrio politico, capaci di rassicurare sul fatto che la successione non sarà l’occasione per esuberi o discontinuità dannose, ma per un rilancio misurato e coordinato.
Resta sullo sfondo il tema del delisting: Mediobanca, una volta consolidata e sotto il controllo quasi totale di MPS, potrebbe essere spinta fuori dal mercato — ma, secondo fonti informate, in questo momento esso è “in stand-by”. MPS sembra voler guardare prima alla stabilizzazione della governance e alla riuscita del passaggio istituzionale prima di affondare la scelta di uscita dal listino. La prudenza sembra prevalere su una strategia aggressiva, almeno per il breve periodo.
Il deposito della lista con Grilli e Melzi d’Eril segna dunque una tappa fondamentale. È la presentazione di un modello, un progetto di governance e un’indicazione forte sull’identità che MPS vuole imprimere a Mediobanca: non una fusione travolgente, ma un processo che combina riconoscimento del brand, competenze del management e direzione istituzionale proiettata verso il nuovo corso del sistema bancario italiano.

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