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Milano Cortina, dai Giochi un patrimonio di competenze: l’eredità dei 20mila volontari

17 set
Tempo di lettura: 3 min










Non soltanto impianti, infrastrutture e ricadute economiche. L’eredità dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 passa anche dalle competenze acquisite dalle oltre 20mila persone che hanno partecipato come volontari alla macchina organizzativa. Problem solving, capacità di lavorare in squadra, comunicazione interculturale e gestione dello stress rappresentano alcune delle principali soft skill sviluppate durante l’esperienza. A evidenziarlo è il secondo Rapporto dell’Osservatorio Randstad Research dedicato a Milano Cortina 2026, che considera il volontariato olimpico e paralimpico come un vero percorso di apprendimento sul campo, capace di produrre effetti destinati a proseguire anche dopo la conclusione delle competizioni.


I numeri mostrano la dimensione dell’esperienza: sono stati 13.708 i volontari impegnati nei Giochi Olimpici e 6.316 quelli coinvolti nelle Paralimpiadi. Una popolazione particolarmente giovane, con oltre la metà dei partecipanti sotto i 35 anni. Nelle Olimpiadi la fascia tra 18 e 25 anni ha rappresentato il 35,5% del totale, mentre tra i volontari paralimpici la composizione anagrafica è risultata più distribuita, con una presenza significativa anche delle fasce senior. Le donne sono state la maggioranza in entrambi gli appuntamenti, raggiungendo il 55,3% tra i volontari olimpici e il 53,3% tra quelli paralimpici. Una componente importante era inoltre costituita da persone già inserite nel mercato del lavoro, elemento che ha favorito lo scambio di conoscenze tra generazioni ed esperienze professionali differenti.


Il valore dell’esperienza emerge soprattutto osservando le condizioni nelle quali i volontari hanno operato. Organizzare un evento internazionale distribuito su territori diversi significa affrontare contemporaneamente problemi logistici, scadenze ravvicinate, esigenze del pubblico, necessità degli atleti e coordinamento tra strutture differenti. In questo contesto la gestione dello stress non rappresenta una competenza astratta, ma una capacità esercitata quotidianamente. Lo stesso vale per il lavoro di squadra, il problem solving e la comunicazione in ambienti internazionali e multilingue. Competenze che le imprese ricercano sempre più frequentemente e che, in un’esperienza di questa intensità, possono essere sviluppate in tempi molto più rapidi rispetto a percorsi professionali ordinari.


La composizione internazionale del gruppo ha aggiunto un ulteriore elemento formativo. Tra coloro che hanno completato l’iter per il volontariato olimpico, il 78,9% era italiano, mentre il 21,1% proveniva dall’estero, con Francia, Stati Uniti e Germania tra i Paesi maggiormente rappresentati. Nelle Paralimpiadi la quota dei residenti in Italia ha raggiunto l’85,1%. Lavorare quotidianamente con persone provenienti da culture differenti ha rafforzato le capacità linguistiche e di comunicazione interculturale, particolarmente importanti in settori come turismo, ospitalità, organizzazione di eventi e servizi alle imprese.


Le competenze acquisite cambiano inoltre in funzione delle attività svolte. Nei trasporti e nella logistica, i volontari hanno sperimentato la gestione di sistemi complessi e situazioni operative critiche; nei servizi turistici hanno lavorato sull’accoglienza e sulla mediazione linguistico-culturale. Nei servizi digitali l’esperienza ha favorito la formazione di profili capaci di combinare capacità tecniche e gestione della continuità operativa, mentre nelle attività sportive sono state sviluppate conoscenze relative alla preparazione delle aree di gara e all’applicazione dei regolamenti. Nel settore medicale l’organizzazione ha richiesto attenzione alle procedure e all’etica professionale, mentre nelle risorse umane sono entrate in gioco competenze legate alla gestione di grandi gruppi, al welfare aziendale, alla diversità e all’inclusione.


La legacy di Milano Cortina assume così una dimensione che va oltre il volontariato. Le competenze maturate possono essere trasferite al mercato del lavoro, alle associazioni, alle imprese e alle comunità territoriali. Il fenomeno si inserisce in un impatto occupazionale più ampio: le analisi elaborate in vista dei Giochi avevano stimato circa 36mila posti di lavoro complessivamente attivati, considerando anche l’indotto nei settori dell’edilizia, dell’organizzazione e del turismo. Per i volontari più giovani l’esperienza può diventare un elemento distintivo all’ingresso nel mondo professionale; per chi possedeva già una carriera alle spalle, invece, i Giochi hanno rappresentato un’occasione per trasferire conoscenze e acquisirne di nuove.


Il patrimonio lasciato dai volontari assume particolare valore anche per la futura organizzazione di grandi eventi internazionali in Italia. La capacità di coordinare persone, gestire emergenze, comunicare con pubblici differenti e operare sotto pressione costituisce infatti una risorsa utilizzabile nel turismo, nello sport, nella logistica, nella cultura e nell’industria degli eventi. Milano Cortina 2026 ha così funzionato come un grande laboratorio di formazione pratica, nel quale persone con età, provenienze e professionalità differenti hanno trasformato l’esperienza olimpica e paralimpica in un capitale di competenze destinato a rimanere nei territori e nelle organizzazioni anche dopo lo spegnimento dei riflettori.

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