top of page

Madagascar precipita nell’instabilità: i militari si uniscono alle proteste della Gen Z e deponno il presidente Rajoelina

14 ott 2025
Tempo di lettura: 4 min

La capitale malgascia, Antananarivo, è teatro di una crisi politica che ha cambiato il volto del potere nazionale: dopo settimane di manifestazioni di piazza guidate dai giovani del movimento “Gen Z Madagascar”, settori chiave dei militari — in particolare l’unità d’élite CAPSAT — si sono dissociati dal governo e hanno preso il controllo delle strutture statali, con l’effetto di costringere il presidente Andry Rajoelina alla fuga e al momento alla deposizione. Un colpo di scena drammatico, che intreccia protesta generazionale, crisi dei servizi essenziali e fragilità istituzionale in un Paese già segnato da difficoltà storiche.


Le proteste sono scoppiate il 25 settembre a causa delle frequenti interruzioni dell’energia elettrica e del servizio idrico, con un malcontento che nei quartieri urbani di Antananarivo si è trasformato in rabbia diffusa contro le disfunzioni governative, la corruzione e l’assenza di risposte concrete. Il movimento Gen Z ha raccolto rapidamente adesioni e visibilità sui social, estendendo le manifestazioni ad altre città dell’isola. Il discorso è presto andato oltre i disagi materiali: i manifestanti hanno chiesto la rimozione di ministri, la dissoluzione del governo e la fine dell’era Rajoelina.


Il governo ha reagito con durezza. Le forze dell’ordine hanno impiegato gas lacrimogeni, proiettili in gomma e cariche per disperdere le piazze, con esiti tragici: secondo fonti internazionali, almeno 22 persone sono morte nei disordini, decine sono rimaste ferite, mentre il coprifuoco è stato imposto nella capitale per tentare di arginare le notti di violenza. Il 29 settembre, sotto la pressione crescente, Rajoelina ha annunciato la dissoluzione del governo e promesso che non si ricandiderà per un terzo mandato, ma le proteste non si sono placate: molte delle rivendicazioni, infatti, riguardavano il sistema strutturale del potere e il malessere profondo della popolazione.


Il momento decisivo è arrivato nel fine settimana del 11–12 ottobre: alcuni membri dell’unità CAPSAT, che già in passato era stata decisiva nella presa del potere da parte di Rajoelina nel 2009, hanno rifiutato di eseguire ordini repressivi contro la folla e hanno preso posizione pubblica al fianco dei manifestanti. In una mossa suggestiva, i soldati erano visti camminare con i giovani verso le piazze entro Antananarivo, rompendo i cordoni delle forze governative. CAPSAT ha annunciato di aver assunto il comando delle forze armate e nominato un nuovo capo di Stato Maggiore, cambiando il quadro militare.


Il 13 ottobre, Rajoelina ha lasciato il paese — secondo alcune fonti in condizioni non chiare — citando motivi di sicurezza; poco dopo, il Parlamento ha proceduto con l’impeachment, dichiarandone la decadenza dall’incarico. Il giorno seguente, il colonello Michael Randrianirina, figura di spicco del CAPSAT, è entrato al palazzo presidenziale d’Ambohitsirohotra e ha annunciato che l’esercito avrebbe assunto il potere: ha sospeso la Costituzione, sciolto il Senato e la Corte costituzionale, mantenuto l’Assemblea nazionale attiva per rappresentanze transitorie e nominato un consiglio di governo militare.


Randrianirina ha parlato di “risposta alle istanze popolari”, respingendo il termine “colpo di Stato” e affermando che l’operazione era legittimata dall’“appello della nazione” tradita dalle istituzioni governative. Ha indicato che nella fase di transizione sarà nominato un Primo Ministro civile e che in circa due anni sarà indetto un referendum per restituire il governo ai civili.


Il clamoroso ribaltamento politico in Madagascar non è solo un cambio di guardia, ma un segnale che la protesta giovanile, oggi connessa e capace di mobilitare masse, può diventare fattore di delegittimazione anche per regimi consolidati. La generazione Z del Madagascar ha infatti dimostrato capacità organizzative e coraggio nel portare piazza e reti sociali nella stessa direzione, collegando disservizi quotidiani con domanda di rinnovamento politico.


Le implicazioni sono molte e critiche: il colpo militare, anche se presentato come “moderato” o “temporaneo”, mina il principio della separazione dei poteri e del primato costituzionale. La comunità internazionale e le autorità regionali saranno chiamate a reagire: il riconoscimento diplomatico del nuovo regime, le pressioni per un rapido ritorno all’ordine civile, le richieste di trasparenza e garanzie per diritti umani e detenzioni diventeranno nodi cruciali.


Inoltre, in Madagascar il potere ha sempre oscillato tra governi civili instabili e interventi militari: Rajoelina stesso era salito al potere nel 2009 con il sostegno delle forze armate. Oggi la sua caduta, avvenuta con modalità simili a quelle del passato, solleva una domanda: può un sistema politico instaurare stabilità durevole quando il ricorso alle armi rimane una variabile determinante nella transizione del potere?


La posta in gioco è alta anche sul piano sociale: il Madagascar è uno dei paesi più poveri al mondo, con infrastrutture deboli, corruzione radicata e fragilità istituzionali croniche. Le rivendicazioni della Gen Z sono il riflesso di un disagio profondo: mancanza di acqua, blackout frequenti, disoccupazione, diritti negati. Se il controllo militare non saprà tradursi in riforme reali, la protesta verrà alimentata da nuove fratture sociali.


Il nuovo regime dovrà affrontare la difficile prova della legittimità: potrà gestire la transizione senza scivolare nella repressione autoritaria? Riuscirà a placare le tensioni, ridare servizi essenziali e rivedere le istituzioni politiche con un approccio inclusivo? Il percorso verso il ritorno della sovranità civile è intriso di incognite e resistenze interne.


Il Madagascar si trova oggi a un bivio politico drammatico, dove la forza delle piazze, la spinta generazionale e il peso delle forze armate si confrontano con la sfida storica della costruzione di uno Stato democratico credibile. Il racconto che ha iniziato nei giorni della Gen Z potrebbe continuare come rigenerazione istituzionale o come consolidamento del controllo militare.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page