Leonardo esclusa dal Festival della Scienza di Genova: la divulgazione scientifica diventa terreno di contrasti istituzionali
- piscitellidaniel
- 29 set
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Un passo inatteso scuote la scena della divulgazione: Leonardo, il colosso della difesa e dell’aerospazio, non parteciperà al Festival della Scienza di Genova. La decisione, ufficializzata nei giorni scorsi, ha sollevato polemiche e interrogativi sul rapporto tra istituzioni culturali, politiche industriali e autonomia dei festival scientifici. L’evento — che ogni anno richiama decine di migliaia di visitatori tra conferenze, laboratori, mostre e spettacoli — perde così un attore importante, e da questa esclusione emergono tensioni che vanno ben oltre l’aspetto formale.
Il Festival della Scienza di Genova è da tempo uno degli appuntamenti più significativi in Italia per la divulgazione scientifica: ogni edizione ruota attorno a un tema conduttore, aggrega istituzioni di ricerca, università, aziende tecnologiche e attori culturali per costruire un dialogo tra scienza e società. Nelle edizioni recenti Leonardo aveva sempre avuto una presenza attiva, mettendo in campo laboratori, installazioni e iniziative che connettevano i suoi saperi tecnologici con la fruizione pubblica. Da quella collaborazione nasceva un segnale chiaro: la scienza non è solo ricerca accademica, ma dialogo pubblico con le imprese high tech. L’esclusione rompe quella prassi consolidata.
Dietro la scelta di non includere Leonardo nel cartellone ci sono motivazioni che spaziano dalla linea editoriale del festival alle pressioni politiche e culturali. Alcuni organizzatori avrebbero giudicato incompatibili determinate politiche industriali del gruppo con l’immagine “neutra” del festival; altri sostengono che la decisione sia dettata da una volontà di diversificare i protagonisti e ridurre le presenze corporate per lasciare spazio a realtà emergenti o più piccole. Alcuni commentatori vedono nell’esclusione un segnale politico: Leonardo è un’azienda strategica, in settori sensibili, e il suo stretto coinvolgimento con apparati statali la rende sempre più un bersaglio di contestazioni legate al ruolo della scienza nella difesa e nelle tecnologie duali.
La notizia ha suscitato reazioni immediate nel mondo scientifico, accademico e culturale. Alcuni hanno lamentato che privare il festival di uno dei suoi “ponti industriali” significa indebolire la capacità divulgativa verso tematiche complesse di tecnologia e innovazione; altri manifestano preoccupazione per la tendenza di considerare certi soggetti “incompatibili” con ambiti culturali solo per la natura della loro attività. Diversi ricercatori temono che l’esclusione di soggetti impegnati nel settore militare e della difesa possa condurre a una divulgazione “monocorde”, priva di prospettive critiche su applicazioni tecnologiche.
Il Festival, da parte sua, ha ribadito che la scelta non è un atto contro un soggetto specifico, ma rientra nella propria autonomia decisionale e nella volontà di preservare equilibrio nei contributi esterni. È stato sostenuto che l’inserimento delle aziende avviene con criteri editoriali e non puramente sponsorizzativi, e che l’associazione che organizza il festival mantiene la prerogativa di definire chi possa comporre il programma. Tuttavia, l’assenza di Leonardo apre una riflessione sulle condizioni limite del coinvolgimento industriale nelle manifestazioni culturali e sulla trasparenza nei criteri di selezione.
Per Leonardo, l’esclusione è una perdita di visibilità pubblica in un contesto che gli permetteva di mostrare in modo accessibile le proprie tecnologie, i progetti scientifici e le sfide ingegneristiche. L’azienda aveva costruito negli anni una capacità narrativa che collegava i suoi laboratori, gli spin-off, le competenze avanzate con il pubblico giovane, le scuole e la cittadinanza. Non partecipare al festival significa rinunciare a quel dialogo, almeno in quella sede virtuosa di scambio.
L’incidente mette in luce un nodo istituzionale: quanto può o deve essere il ruolo delle grandi imprese tecnologiche nei festival di scienza? E con quali limiti rispetto al loro carattere istituzionale? I festival non sono vetrine commerciali, ma spazi di confronto culturale; tuttavia, prive dell’apporto delle aziende dotate di infrastrutture tecnologiche e progetti all’avanguardia, rischiano di perdere parte della loro forza attrattiva e capacità di mostrare la scienza “in azione”.
L’episodio di Genova richiama una tensione che attraversa il dibattito contemporaneo: quando la divulgazione incontra la tecnologia avanzata, quando la scienza ha applicazioni militari o duali, quale spazio resta alla neutralità culturale? Se un festival decide unilateralmente di escludere un soggetto pur legittimo, dove si traccia il confine della libertà di partecipazione? E quale messaggio si manda ai giovani che guardano a quel palco come modello di futuro interdisciplinare?
Intanto il Festival di Genova si prepara all’edizione successiva continuando a lavorare sul tema, sulle sedi e sugli ospiti, cercando nuovi partner e garantendo una promessa di qualità scientifica e indipendenza. Molti sguardi guarderanno a come si riempirà quel buco lasciato dall’assenza di Leonardo: con altre aziende, con università, con start-up o con spazi interamente dedicati a laboratori e istituzioni pubbliche.
Questa vicenda segna un punto problematico nel rapporto tra scienza, industria e cultura: non si tratta solo di un’exclusion breve, ma dell’anticipazione di scenari in cui la dimensione industriale e la divulgativa si guardano con diffidenza, dove la politica culturale dovrà decidere se mediare tra visibilità e principio, tra partecipazione tecnica e vincoli etici, e se preservare o meno il dialogo con chi sviluppa tecnologie complesse.

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