La maxi diga di Webuild in Etiopia produce energia come tre centrali nucleari
- piscitellidaniel
- 10 set
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La Grand Ethiopian Renaissance Dam, la grande diga realizzata da Webuild sul Nilo Azzurro, è entrata in una fase operativa che ne conferma la straordinaria portata: la capacità di generare energia elettrica pari a quella prodotta da tre centrali nucleari di media grandezza. Con una potenza installata complessiva di oltre 6.000 megawatt, l’impianto idroelettrico etiope si colloca tra i più grandi al mondo e rappresenta un punto di svolta non solo per l’Etiopia, ma per l’intero continente africano.
La diga, lunga circa 1,8 chilometri e alta oltre 145 metri, è frutto di un progetto iniziato oltre dieci anni fa e che ha coinvolto migliaia di lavoratori, ingegneri e tecnici. Webuild, colosso italiano delle costruzioni, ha guidato le operazioni in un contesto di grande complessità, sia dal punto di vista tecnico sia da quello geopolitico. Il cantiere ha richiesto soluzioni innovative per affrontare condizioni ambientali estreme e garantire la sicurezza dell’opera, considerata una delle più ambiziose infrastrutture idroelettriche mai realizzate in Africa.
La Grand Ethiopian Renaissance Dam non è solo un’opera ingegneristica imponente, ma anche un pilastro strategico per lo sviluppo etiope. Con la sua piena operatività, il Paese punta a coprire la quasi totalità del proprio fabbisogno elettrico, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e aprendo la strada a un nuovo modello di crescita sostenibile. Secondo le autorità locali, l’energia prodotta consentirà di garantire l’elettrificazione a milioni di persone che ancora oggi non hanno accesso stabile alla rete, trasformando radicalmente il tessuto economico e sociale del Paese.
Un altro aspetto fondamentale riguarda l’impatto regionale. L’Etiopia intende diventare un hub energetico per l’Africa orientale, esportando parte dell’elettricità prodotta ai Paesi vicini, tra cui Sudan, Kenya, Gibuti e potenzialmente anche Egitto. Questa prospettiva apre a nuove dinamiche economiche, con ricadute positive in termini di integrazione e cooperazione. Al tempo stesso, però, ha alimentato tensioni geopolitiche, soprattutto con l’Egitto, che teme conseguenze negative sul flusso del Nilo e quindi sulla propria sicurezza idrica.
Le controversie diplomatiche non hanno fermato la realizzazione del progetto, che oggi rappresenta una bandiera dell’orgoglio nazionale etiope. La diga è considerata un simbolo di emancipazione economica e di capacità di affrontare sfide globali con risorse e competenze locali, sebbene con il contributo decisivo di un partner internazionale come Webuild. L’azienda italiana, grazie a questa impresa, consolida il proprio ruolo di leader mondiale nel settore delle grandi infrastrutture idroelettriche, confermando una tradizione che l’ha vista protagonista in numerosi progetti analoghi in Asia, Sud America e Medio Oriente.
Dal punto di vista tecnico, la diga è dotata di 13 turbine colossali, ciascuna in grado di generare centinaia di megawatt, e di un bacino con una capacità di invaso di oltre 70 miliardi di metri cubi d’acqua. L’opera è stata realizzata con materiali innovativi e tecniche costruttive all’avanguardia, in grado di resistere a sollecitazioni enormi e di garantire una durata operativa di decenni. La produzione di energia è già iniziata, ma il completamento finale delle infrastrutture accessorie continuerà nei prossimi anni, con l’obiettivo di ottimizzare al massimo la resa e la distribuzione.
Le ricadute ambientali sono state al centro di un intenso dibattito. I sostenitori della diga sottolineano che l’idroelettrico è una fonte pulita e rinnovabile, in grado di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e di favorire la transizione energetica. I critici, invece, mettono in evidenza i rischi legati all’impatto sugli ecosistemi fluviali e sulle comunità locali che hanno dovuto affrontare lo spostamento forzato per far posto al bacino artificiale. Le autorità etiopi hanno promesso misure di mitigazione e programmi di compensazione, ma le ONG continuano a monitorare la situazione per verificare l’effettiva sostenibilità del progetto.
Il completamento della Grand Ethiopian Renaissance Dam segna comunque una tappa fondamentale nella storia dello sviluppo africano. L’accesso all’energia è infatti uno dei principali ostacoli alla crescita del continente: secondo stime internazionali, oltre 600 milioni di africani non hanno ancora accesso stabile alla corrente elettrica. Un’infrastruttura di queste dimensioni può contribuire a ridurre drasticamente questo divario, stimolando investimenti, industrializzazione e nuove opportunità di lavoro.
Per l’Italia, la realizzazione della diga rappresenta anche un successo industriale e politico. Webuild si conferma come ambasciatore di un know-how che unisce capacità ingegneristica e affidabilità operativa, rafforzando l’immagine del Paese nel settore delle grandi opere internazionali. Il progetto ha inoltre favorito rapporti più stretti tra Roma e Addis Abeba, aprendo spazi di cooperazione economica e commerciale in altri comparti strategici, dalle infrastrutture ai trasporti, fino alla gestione delle risorse naturali.
Il futuro della Grand Ethiopian Renaissance Dam sarà determinato non solo dalla sua capacità di produrre energia, ma anche dalla gestione delle relazioni regionali. La diga, infatti, non è solo un’opera idraulica: è un fattore di geopolitica che ridefinisce gli equilibri tra Paesi legati indissolubilmente dal Nilo. L’Etiopia punta a presentarsi come fornitore di energia pulita e affidabile, ma dovrà dimostrare di saper gestire anche le delicate dinamiche diplomatiche con i vicini.

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