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La Coldiretti scende in piazza contro chi specula sul grano: mobilitazione nazionale per difendere redditi e produzioni

Agricoltori di ogni regione, dalle campagne del Nord fino ai territori del Sud più esposti, hanno preso le piazze per manifestare contro fenomeni che definiscono “attacchi speculativi” al prezzo del grano. Coldiretti, con la sua struttura nazionale e le proprie organizzazioni territoriali, guida la protesta, accusando traffici sospetti, importazioni “sleali” e logiche di mercato che comprimono i redditi agricoli al di sotto dei costi di produzione. L’obiettivo dichiarato è costruire consapevolezza politica, far emergere le responsabilità e chiedere tutele concrete per i produttori italiani.


Il grido che sale dalle campagne è forte: negli ultimi mesi i prezzi offerti per il grano italiano sono crollati, in molti casi di decine di euro a tonnellata, mentre il costo degli input — fertilizzanti, fitofarmaci, energia e trasporti — continua a salire. In Molise, ad esempio, produttori raccontano che il raccolto è stato pagato in media 20 euro in meno per tonnellata rispetto alle attese, nonostante la qualità fosse adeguata. A Varese e nelle province lombarde agricoltori protestano contro l’uso delle importazioni straniere per destabilizzare le quotazioni: secondo le denunce locali, trafficanti spingerebbero il prezzo verso il basso per favorire acquisti a basso costo, in competizione sleale con la produzione nazionale, mettendo in crisi i bilanci delle aziende cerealicole.


Il fenomeno non è circoscritto a una singola zona: in Calabria la protesta coinvolge cooperative e contadini che parlano di un rischio di desertificazione agricola se non si ferma l’erosione dei margini. In Puglia, cuore del grano duro italiano, Coldiretti chiede che venga riconosciuto un “prezzo minimo garantito” che copra almeno i costi vivi di raccolta, essiccazione e trasporto, più una quota per il reddito agricolo. L’associazione contadina insiste sul fatto che la speculazione globale, attraverso importazioni a basso costo e cambi favorevoli, scalza la forza contrattuale dei produttori italiani obbligandoli a vendere in perdita.


A Bari, migliaia di agricoltori con bandiere e striscioni hanno manifestato per chiedere che il governo intervenga con misure straordinarie: da dazi su prodotti esteri privi di certificazioni, a sostegni diretti alle aziende colpite, fino a vincoli sulla tracciabilità obbligatoria del grano importato. In molte piazze si legge uno slogan ricorrente: “Non speculare sul pane degli italiani”. La mobilitazione è accompagnata da richieste precise alla politica: trasparenza nei meccanismi delle borse merci, controlli alle filiere d’importazione, lotta al “grano fantasma” che entra sul mercato senza certificazioni né oneri, e un rafforzamento dei consorzi di tutela per garantire qualità e origine.


Il momento non è casuale: molte regioni stanno per avviare la semina, e se il prezzo corrente dovesse consolidarsi al di sotto della soglia di convenienza, alcune aziende potrebbero scegliere di non seminare, riducendo superfici e produttività complessiva nazionale. Coldiretti afferma che le speculazioni non attaccano solo il reddito agricolo, ma la sicurezza alimentare, la sovranità territoriale e la sostenibilità ambientale, perché spingono verso coltivazioni alternative meno idonee al territorio o abbandono delle terre marginali.


La protesta parte anche da un punto tecnico: il meccanismo dei listini nazionali e dei contratti tra agricoltori e trasformatori viene considerato troppo opaco. In molti contratti di acquisto non viene garantito un prezzo minimo vincolante, né clausole di revisione in caso di variazione significativa dei costi di input. Coldiretti richiede che ogni contratto abbia obbligatoriamente clausole di garanzia per i produttori, in modo che non possano essere costretti a consegnare in perdita.


Parallelamente la campagna contadina intende mettere in tensione il dibattito pubblico sulle politiche agricole europee e sui trattati commerciali. Alcuni agricoltori guardano con sospetto agli accordi di libero scambio che consentirebbero l’ingresso di cereali da paesi con normative meno stringenti su pesticidi, lavoro e ambiente. In Puglia e Sicilia si parla di “invasione di grano estero” che non paga i costi reali di produzione e distribuzione. È una chiamata alla politica nazionale ed europea affinché intervenga nel costruire condizioni di reciprocità nei rapporti commerciali.


Nei prossimi giorni si attende la convocazione di tavoli regionali con rappresentanti agricoli, istituzioni locali e governo centrale, per tradurre le mobilitazioni in atti concreti. Coldiretti ha dichiarato che se non verranno accolte richieste essenziali – come l’introduzione di un prezzo minimo e controlli severi sulle importazioni – la protesta continuerà e potrà assumere forme più incisive.


Il caso del grano è centrale non solo per i numeri, ma per il suo valore simbolico: il pane è alimento primario, componente essenziale della dieta mediterranea e simbolo stesso della sovranità nazionale nel campo agricolo. La mobilitazione lanciata da Coldiretti chiede che il prezzo non venga deciso dai mercati globali né dalle logiche speculative, ma riconosca il valore del lavoro agricolo italiano, delle regole ambientali stringenti e dell’identità produttiva dei territori.

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