La Cina accelera sull’export: a settembre l’interscambio commerciale cresce oltre le attese con un balzo dell’8,3% nelle esportazioni e del 7,4% nelle importazioni
- piscitellidaniel
- 13 ott
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Il commercio estero cinese torna a crescere in modo deciso, segnando un’inversione di tendenza che conferma la ripresa dell’attività industriale e l’attenuarsi delle tensioni logistiche globali. Secondo i dati diffusi dalle autorità doganali di Pechino, nel mese di settembre le esportazioni sono aumentate dell’8,3% su base annua, mentre le importazioni sono salite del 7,4%, battendo le stime degli analisti e indicando una dinamica economica più solida del previsto. Si tratta del tasso di crescita più alto registrato nel 2024, un segnale incoraggiante per un’economia che, negli ultimi due anni, ha dovuto fronteggiare rallentamenti produttivi, calo della domanda interna e pressioni internazionali.
L’aumento dell’export è stato trainato da più fattori: la stabilizzazione dei prezzi delle materie prime, la riapertura di numerosi mercati asiatici e l’incremento della domanda di prodotti manifatturieri, in particolare nei settori elettronico, automobilistico e dei macchinari industriali. La Cina continua a beneficiare della propria posizione dominante nelle catene globali di fornitura, nonostante il processo di diversificazione produttiva che sta portando molte multinazionali a spostare parte della produzione verso Paesi del Sud-Est asiatico come Vietnam, Indonesia e Malesia.
Tra i mercati di destinazione, l’Asia si conferma la principale area di sbocco per le esportazioni cinesi, seguita dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Le vendite verso il mercato americano hanno registrato un lieve calo rispetto al mese precedente, a causa delle tensioni commerciali e delle nuove tariffe imposte da Washington su alcuni prodotti strategici. In compenso, gli scambi con l’Europa sono aumentati sensibilmente, grazie alla ripresa della domanda di beni tecnologici, componentistica e apparecchiature per la transizione energetica. In forte crescita anche l’export verso l’Africa e l’America Latina, dove la Cina continua a rafforzare la propria presenza attraverso accordi bilaterali e investimenti infrastrutturali.
Sul fronte delle importazioni, la crescita del 7,4% riflette il rafforzamento della domanda interna di materie prime e prodotti energetici. Il Paese ha aumentato l’acquisto di petrolio, gas naturale e minerali di ferro, anche in previsione di una ripartenza della produzione industriale nei mesi invernali. I dati indicano anche un incremento nelle importazioni di semiconduttori e macchinari per l’automazione, segno che le imprese cinesi stanno investendo in nuove tecnologie per sostenere la produttività e ridurre la dipendenza da fornitori esteri in settori strategici.
L’avanzo commerciale complessivo della Cina per settembre si è attestato a oltre 82 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 78 miliardi del mese precedente, confermando la solidità della bilancia dei pagamenti. Questo risultato rafforza la posizione dello yuan sui mercati valutari, anche se la Banca Popolare Cinese continua a mantenere un atteggiamento prudente, evitando eccessive oscillazioni del tasso di cambio per non penalizzare la competitività delle esportazioni.
Gli analisti internazionali leggono questi dati come un segnale positivo per l’economia globale, che beneficia del rilancio della domanda cinese. Tuttavia, permangono alcune incertezze strutturali: la crescita resta fortemente dipendente dal commercio estero e la ripresa dei consumi interni rimane inferiore alle attese. Il settore immobiliare, storicamente un pilastro della crescita cinese, continua a mostrare segni di debolezza, mentre la fiducia dei consumatori non ha ancora raggiunto i livelli pre-pandemia. Pechino sembra quindi orientata a puntare nuovamente sull’export come principale motore di espansione economica, sostenendo le imprese con incentivi fiscali, politiche di credito agevolato e semplificazioni doganali.
La politica industriale lanciata dal governo cinese mira a rafforzare l’autosufficienza tecnologica e a consolidare la leadership nei settori ad alta intensità di innovazione, come i veicoli elettrici, le energie rinnovabili e l’intelligenza artificiale. Le esportazioni di automobili, in particolare, hanno registrato un incremento superiore al 20% rispetto all’anno precedente, trainate dal successo dei produttori locali di auto elettriche e ibride, che stanno progressivamente guadagnando quote di mercato a livello globale. Anche l’export di apparecchiature per l’energia solare e turbine eoliche ha registrato un aumento significativo, riflettendo la domanda crescente di soluzioni sostenibili in Europa e in America Latina.
L’andamento positivo dell’interscambio commerciale offre a Pechino un margine di manovra più ampio per gestire le politiche economiche nei prossimi mesi. Le autorità cinesi potrebbero tuttavia mantenere un approccio prudente, evitando misure eccessivamente espansive per non alimentare squilibri finanziari. Il governo intende proseguire con un piano di stimolo mirato, volto a sostenere la crescita industriale e la domanda interna, mantenendo al contempo un controllo rigoroso sul debito delle amministrazioni locali e delle imprese pubbliche.
L’aumento simultaneo di export e import suggerisce che la Cina sta uscendo da una fase di stagnazione ciclica, pur restando inserita in un contesto economico globale caratterizzato da forte concorrenza e rischi geopolitici. La dinamica del commercio estero, più che una semplice ripresa quantitativa, indica una transizione qualitativa verso settori tecnologicamente avanzati, coerente con la strategia di lungo termine delineata da Pechino per trasformare il Paese da fabbrica del mondo a potenza industriale di nuova generazione.
Il dato di settembre segna dunque un momento di svolta: l’interscambio commerciale cinese cresce più delle attese, offrendo un segnale di fiducia ai mercati globali e consolidando il ruolo della Cina come motore trainante dell’economia mondiale. La sfida ora sarà mantenere questo ritmo di crescita in un contesto internazionale sempre più competitivo, senza rinunciare alla transizione verso un modello economico più sostenibile, innovativo e orientato al valore aggiunto.

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