L’Unione europea mette sotto sorveglianza Temu: oggetti contraffatti, rischi per i consumatori e obblighi digitali
- piscitellidaniel
- 28 lug
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L’Unione europea ha formalmente avviato un’azione di vigilanza nei confronti di Temu, la popolare piattaforma di e-commerce cinese di proprietà del gruppo Pinduoduo, accusata di non rispettare pienamente gli obblighi del Digital Services Act (DSA) e di essere un canale di distribuzione di beni contraffatti o potenzialmente pericolosi. La decisione arriva in un contesto di crescente attenzione da parte delle istituzioni europee verso le grandi piattaforme online, soprattutto quelle non europee, che operano in modo massivo nel mercato comunitario e che presentano rischi per la sicurezza dei consumatori e per la concorrenza leale.
Temu è stata formalmente designata come “Very Large Online Platform” (VLOP) dalla Commissione europea, avendo superato la soglia dei 45 milioni di utenti attivi mensili nell’UE. Questo status comporta obblighi specifici e stringenti, tra cui la necessità di monitorare e prevenire la diffusione di contenuti e prodotti illegali, migliorare la trasparenza degli algoritmi e adottare misure efficaci contro i rischi sistemici che derivano dalla propria attività. Secondo Bruxelles, la piattaforma non ha finora dimostrato di essere pienamente conforme a tali doveri.
Le autorità europee, sulla base di una valutazione condotta anche attraverso ispezioni e test a campione, ritengono che su Temu circolino in larga misura prodotti non conformi agli standard di sicurezza europei, compresi giocattoli, cosmetici, dispositivi elettronici e accessori per bambini. Alcuni di questi prodotti sarebbero non solo contraffatti ma anche privi delle certificazioni obbligatorie, come il marchio CE, o recanti indicazioni fuorvianti sul paese di produzione e sull’affidabilità del produttore. I rischi principali, evidenziati anche dalle associazioni dei consumatori, riguardano sostanze chimiche pericolose, componenti elettrici difettosi e indicazioni d’uso errate che possono mettere a repentaglio la salute degli acquirenti.
Tra i punti critici contestati a Temu figura l’assenza di un sistema affidabile di tracciabilità dei venditori terzi che operano sulla piattaforma, spesso situati in Paesi extra UE e non identificabili con chiarezza. Questo ostacola le autorità nell’individuare responsabilità dirette in caso di vendita di prodotti pericolosi o falsificati, e rende inefficace l’azione di richiamo o rimozione dei prodotti già venduti. Il Digital Services Act impone invece alle piattaforme di garantire la possibilità di risalire ai fornitori e ai produttori, in modo da assicurare che le merci immesse sul mercato europeo siano sottoposte ai medesimi standard previsti per gli operatori interni.
Temu si è difesa dichiarando che sta collaborando attivamente con la Commissione europea per adeguare le proprie procedure interne, rimuovere tempestivamente i prodotti segnalati come non sicuri e rafforzare i meccanismi di controllo preventivo. L’azienda ha comunicato di aver investito in sistemi automatici di intelligenza artificiale per monitorare le inserzioni e di aver incrementato i controlli manuali. Tuttavia, la Commissione sottolinea che queste misure sono ancora insufficienti e non hanno finora prodotto risultati concreti nella tutela dei consumatori.
L’iniziativa contro Temu si inserisce in una strategia più ampia dell’Unione europea per assicurare un livello elevato di protezione agli utenti del mercato digitale. Altri colossi come Amazon, AliExpress, TikTok, eBay e Zalando sono già stati richiamati all’ordine o sottoposti a indagini per violazioni del DSA o per pratiche commerciali scorrette. La novità nel caso Temu è rappresentata dalla rapidità con cui la piattaforma è riuscita ad acquisire milioni di utenti, anche grazie a una politica di prezzi ultra competitivi, offerte a tempo e campagne promozionali aggressive, spesso veicolate attraverso social network e influencer marketing.
In Italia, Temu ha registrato un’impennata nelle vendite nel 2024, superando i volumi di altre piattaforme ben più consolidate, come Wish e Shein. La facilità di accesso all’app, la vasta gamma di prodotti a prezzi bassissimi e la spedizione gratuita hanno attratto una fetta significativa di consumatori, soprattutto tra i giovani. Tuttavia, numerose segnalazioni da parte di associazioni dei consumatori, come Altroconsumo, hanno denunciato la ricezione di prodotti difformi da quanto ordinato, scarsa trasparenza nelle condizioni di vendita e difficoltà nel rimborso in caso di reso o malfunzionamento. La questione ha anche implicazioni sul piano della concorrenza: le imprese europee lamentano una forma di dumping digitale che altera il mercato e penalizza chi opera nel rispetto delle regole comunitarie.
La Commissione europea ha concesso a Temu un termine perentorio per fornire spiegazioni e adeguarsi ai requisiti richiesti. In caso contrario, si riserva la possibilità di avviare un procedimento formale che potrebbe sfociare in sanzioni fino al 6% del fatturato mondiale del gruppo, in base a quanto previsto dallo stesso Digital Services Act. Inoltre, potrebbe essere imposta la sospensione temporanea di alcune funzionalità della piattaforma nel territorio dell’Unione, qualora emergessero rischi gravi e persistenti per la sicurezza dei cittadini.
L’azione dell’Unione europea contro Temu rappresenta uno spartiacque nella regolazione del commercio elettronico globale. Con l’entrata in vigore del Digital Services Act, Bruxelles intende affermare un modello di internet più sicuro, trasparente e rispettoso dei diritti degli utenti, e segnare un cambio di passo rispetto al passato, in cui molte piattaforme riuscivano a operare in deroga alle normative locali grazie alla loro natura extraeuropea. Il messaggio è chiaro: chi vende in Europa deve rispettare le regole europee, indipendentemente dalla sede legale dell’azienda o dai canali di distribuzione utilizzati.

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