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L’AI, grande occasione per le Pmi e il sistema Italia: produttività e competenze al centro della sfida

16 set
Tempo di lettura: 3 min










L’intelligenza artificiale può diventare una delle principali leve di crescita per il sistema produttivo italiano, soprattutto per quel tessuto di piccole e medie imprese che costituisce una componente essenziale dell’economia nazionale. La diffusione dell’AI non riguarda più soltanto le grandi aziende tecnologiche: strumenti generativi, analisi automatizzata dei dati, assistenti digitali e sistemi capaci di ottimizzare i processi stanno diventando progressivamente accessibili anche alle realtà di dimensioni contenute. Per l’Italia si apre quindi una finestra importante, nella quale la tecnologia può contribuire a recuperare produttività, accelerare l’innovazione e permettere alle imprese di competere sui mercati internazionali senza dover necessariamente disporre delle risorse finanziarie e organizzative dei grandi gruppi.


La trasformazione è già iniziata. Nel 2025 la quota delle imprese italiane con almeno dieci addetti che utilizzano almeno una tecnologia di AI è salita al 16,4%, raddoppiando rispetto all’8,2% dell’anno precedente e più che triplicando rispetto al 5% del 2023. Tra le Pmi l’utilizzo è passato dal 7,7% al 15,7%, mentre nelle grandi aziende ha raggiunto il 53,1%. Il dato mostra contemporaneamente la velocità del cambiamento e l’ampiezza del divario ancora esistente. La questione strategica diventa quindi portare l’intelligenza artificiale fuori dalle sperimentazioni isolate, integrandola concretamente nei processi produttivi, amministrativi e commerciali delle imprese.


Per una Pmi, infatti, il valore dell’AI non risiede necessariamente nella realizzazione di modelli proprietari estremamente complessi. Il vantaggio può derivare dall’utilizzo di soluzioni già disponibili per automatizzare attività ripetitive, elaborare documenti, migliorare il servizio ai clienti, analizzare dati commerciali, programmare la manutenzione degli impianti o rendere più efficiente la gestione delle scorte. Marketing, vendite, amministrazione, ricerca e sviluppo e processi produttivi sono già tra gli ambiti nei quali queste tecnologie trovano applicazione. La riduzione dei costi di accesso può inoltre consentire anche alle aziende più piccole di utilizzare capacità di calcolo e strumenti che fino a pochi anni fa sarebbero stati economicamente irraggiungibili.


Il principale ostacolo resta però quello delle competenze. Quasi il 60% delle imprese che hanno valutato l’adozione dell’intelligenza artificiale senza procedere all’investimento indica proprio la carenza di professionalità adeguate come uno dei principali fattori frenanti. Seguono l’incertezza normativa, la disponibilità o qualità insufficiente dei dati, le preoccupazioni sulla protezione delle informazioni e i costi. La capacità di adottare l’AI risulta inoltre strettamente collegata alla qualità del capitale umano: nelle Pmi la presenza di lavoratori con livelli di istruzione più elevati e di professionisti qualificati aumenta significativamente la probabilità di utilizzare queste tecnologie.


Per il sistema Italia la partita si gioca quindi su un terreno più ampio della semplice introduzione di nuovi software. Servono formazione, infrastrutture digitali, cloud, cybersecurity, disponibilità di dati e capacità manageriale di ripensare l’organizzazione aziendale. Le imprese che hanno già sviluppato una maggiore maturità digitale partono con un vantaggio, perché l’intelligenza artificiale tende a produrre risultati migliori quando può appoggiarsi a sistemi gestionali integrati, piattaforme cloud e processi strutturati di analisi dei dati. L’AI diventa così un acceleratore della trasformazione digitale, ma rischia anche di ampliare la distanza tra aziende tecnologicamente mature e imprese rimaste indietro.


Un ruolo decisivo può essere svolto dalla collaborazione tra imprese, università, centri di ricerca, fornitori tecnologici e istituzioni. Il modello produttivo italiano, caratterizzato da distretti e filiere specializzate, può favorire la diffusione condivisa delle competenze, evitando che ogni piccola azienda debba affrontare autonomamente costi e complessità. Soluzioni sviluppate per specifiche filiere possono essere applicate alla manifattura, alla meccanica, all’agroalimentare, alla moda, al turismo e ai servizi professionali, valorizzando quella specializzazione produttiva che rappresenta uno dei principali punti di forza del Paese. La possibilità di combinare competenze industriali consolidate e nuove tecnologie può diventare un vantaggio competitivo particolarmente rilevante.


L’accelerazione dell’AI generativa rende questa trasformazione ancora più rapida. Più della metà delle imprese italiane che già utilizzano intelligenza artificiale sperimenta strumenti generativi, soprattutto per elaborare testi, informazioni, immagini e altri contenuti. La diffusione resta però ancora limitata rispetto al potenziale complessivo e richiede una gestione consapevole dei rischi legati a sicurezza, affidabilità delle informazioni, proprietà intellettuale e protezione dei dati. Per le Pmi italiane la grande opportunità non consiste quindi nell’adottare l’intelligenza artificiale per seguire una tendenza, ma nel collegarla a problemi aziendali concreti, trasformando la tecnologia in produttività, innovazione e competitività.

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