Italia e Ucraina protagoniste dell’innovazione: il decimo numero di “Infosfera” disegna ponti tecnologici e rischi geopolitici
- piscitellidaniel
- 3 ott
- Tempo di lettura: 3 min
Con la pubblicazione del decimo numero di Infosfera, il periodico dedicato all’innovazione e alle trasformazioni digitali del Sole 24 Ore, si accende il faro sull’asse Italia-Ucraina: un’alleanza tecnologica che assume significati profondi in un contesto geopolitico instabile e in uno scenario di guerra. In questo numero, il filo rosso che lega i contributi è il ruolo dell’innovazione come ponte fra culture, economie e resistenze civili, con storie, progetti e osservazioni che mostrano come l’innovazione non passi soltanto attraverso le start-up o le grandi aziende, ma anche nelle infrastrutture digitali, nell’educazione tecnologica, nella resilienza ambientale e nella tecnologia militare duale.
Il numero dedica spazio alle seguenti direttrici tematiche. Innanzitutto, la cooperazione scientifica e tecnologica con l’Ucraina: dall’adozione di modelli tecnologici di governance digitale per il pubblico basati su sistemi open source, all’uso della blockchain per tracciare aiuti e ricostruzioni, all’implementazione di piattaforme per l’adaptive learning nelle scuole colpite dal conflitto. Alcuni articoli evidenziano iniziative già avviate, promosse da enti italiani e università ucraine, che mirano a ricostruire la resilienza digitale e a trasferire competenze utili anche durante lo stato di emergenza.
Altro filone di riflessione riguarda il capitale umano e la diaspora tecnologica: centinaia di operatori ICT ucraini hanno trovato rifugio in Italia, riciclandosi presso imprese italiane e stimolando collaborazioni cross-nazionali. Questo «flusso di cervelli digitali» diventa occasione per le aziende italiane di accedere a competenze rare (sicurezza informatica in condizioni di stress, sviluppo software in condizioni di limitata connettività, tecnologie per scenari di crisi). Ma, allo stesso tempo, emerge una sfida etica: come integrare queste competenze, garantire diritti e valorizzare le storie individuali senza crearne dipendenze o forme di precarietà “importata”.
Accanto a queste tematiche, Infosfera riserva attenzione alle spinte infrastrutturali. Si discute di progetti di rete 5G resilienti, di connessioni satellitari di backup, di reti meshed per uso civile e militare. In un paese come l’Italia, con territori interni e montani, l’idea che alcune dorsali tecnologiche possano essere co-progettate con operatori ucraini — magari per creare un asse di comunicazione est-occidentale alternativo — appare come un’ipotesi audace ma non estranea. In queste riflessioni emerge anche il tema della cyber-resistenza: sistemi di difesa digitale, protezione delle infrastrutture critiche e interoperabilità fra archivi nazionali e transnazionali incluse le reti ucraine sono al centro dei contributi.
Un capitolo è dedicato poi al rischio geopolitico insito nell’innovazione. L’innovazione non è neutra, e in scenari di conflitto tecnologico diventa vettore di potere. Gli articoli esplorano come le tecnologie ucraine, già in uso per il monitoraggio dei fronti, droni civili adattati per uso difensivo, sistemi di comunicazione resilienti e algoritmi di analisi geospaziale possano integrarsi con ecosistemi italiani per migliorare la prontezza tecnologica. Tuttavia, occorre equilibrio: collaborazioni tecnologiche in contesti bellici implicano vincoli legali, rischi di esportazione di tecnologie duali e pressioni regolatorie internazionali.
All’interno del numero c’è spazio anche per il tema dell’istruzione tecnologica e dell’inclusione digitale. In alcune regioni ucraine devastate dalla guerra, progetti di “scuole digitali mobili” e “classi resilienti” stanno sperimentando l’uso di energie rinnovabili, device a basso consumo e software offline per mantenere l’attività educativa. Le organizzazioni italiane attive nel settore si propongono come partner per sperimentare modelli di “scuola ibrida resistente”, che possano essere applicati anche in zone logistico isolate della nostra Italia (aree montane, isole). In questo spazio, il numero invita a ripensare il ruolo sociale dell’impresa tech: non solo mercato e profitto, ma infrastruttura civile e capacità di risposta alle emergenze.
Nel dibattito spicca anche la critica alla “digitalizzazione formale”: innovare non significa solo dotare enti o imprese di apparecchiature, ma ridisegnare processi, governance, modelli partecipativi e accountability. Alcuni contributi analizzano casi italiani in cui le tecnologie introdotte per la pubblica amministrazione hanno incontrato resistenze culturali o ostacoli burocratici, avvertendo che l’adozione veloce durante il sostegno all’Ucraina dovrebbe essere accompagnata da attenzione ai contesti locali, alle infrastrutture esistenti e alla formazione degli utenti.
Un’ultima sezione del decimo numero riflette sul “futuro dopo-guerra” e sulla ricostruzione tecnologica. Molti interventi suggeriscono che l’Italia può essere partner nella fase di ricostruzione digitale dell’Ucraina, offrendo competenze nella banda ultra larga, nell’economia circolare applicata ai cantieri, nei sistemi energetici smart e nelle piattaforme di governance locale digitale. In questo scenario, la cooperazione tecnologica diventa anche leva di influenza geopolitica sobria: non solo assistenza, ma partnership che modellano la prossimità strategica europea.
Il decimo numero di Infosfera offre dunque uno sguardo ricco e stratificato sull’innovazione che non ha frontiere: mette in luce le opportunità della cooperazione Italia-Ucraina nel digitale, ma anche le criticità che derivano dalla conflittualità geopolitica, dalle normative tecnologiche internazionali e dal peso culturale dell’innovazione nei territori. In un tempo in cui la tecnologia è ingrediente strutturale della sovranità e della resilienza, queste storie mostrano che l’innovazione è anche dialogo, rischio e progetto politico. Continuare a guardare con attenzione alle traiettorie che nascono tra l’Italia e l’Ucraina significa coltivare una visione d’Europa digitale attiva e solidale.

Commenti