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Inflazione, ad agosto il dato definitivo sale al 3,3%: energia ancora protagonista

5 giorni fa
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L’inflazione italiana torna ad accelerare e ad agosto raggiunge il 3,3% su base annua, confermando integralmente la stima preliminare diffusa all’inizio del mese. Secondo i dati definitivi dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,5% rispetto a luglio, mentre la crescita tendenziale passa dal 2,9% di luglio al 3,3%. A imprimere la spinta principale sono ancora una volta i beni energetici, la cui dinamica risente delle tensioni che hanno interessato i mercati internazionali. Il dato generale evidenzia quindi un’accelerazione significativa, ma la composizione dell’aumento mostra un quadro meno uniforme: depurando l’indice dalle componenti più volatili, infatti, le pressioni sui prezzi risultano più contenute.


Il contributo dell’energia emerge con particolare evidenza. Complessivamente i prezzi dei beni energetici aumentano del 17,1% su base annua, contro l’11,6% registrato a luglio. Gli energetici regolamentati accelerano dal 14,8% al 18,6%, mentre quelli non regolamentati passano dall’11,4% al 17%. È proprio questa componente a spiegare gran parte dell’aumento dell’indice generale. Su base mensile, gli energetici regolamentati crescono del 3% e quelli non regolamentati del 2,9%. Accelerano anche i beni durevoli, il cui tasso tendenziale passa dallo 0,7% all’1,3%, mentre gli alimentari non lavorati registrano una crescita del 3,8%, leggermente superiore al 3,6% di luglio.


L’andamento dell’inflazione di fondo restituisce però un’immagine differente. L’indice calcolato al netto degli energetici e degli alimentari freschi rallenta dall’1,6% all’1,5%, mentre quello depurato soltanto dai prodotti energetici scende dall’1,8% all’1,7%. Il dato segnala che l’accelerazione dell’inflazione complessiva non è accompagnata, almeno per il momento, da un analogo rafforzamento generalizzato delle pressioni sui prezzi. Anche il confronto tra beni e servizi evidenzia dinamiche divergenti: i prezzi dei beni accelerano dal 3,2% al 4,1%, mentre quelli dei servizi rallentano dal 2,7% al 2,4%. Si amplia così il differenziale tra le due componenti, che passa da mezzo punto a 1,7 punti percentuali a favore della crescita dei beni.


Un segnale relativamente favorevole arriva dal cosiddetto carrello della spesa, cioè dai beni alimentari, per la cura della casa e della persona. La crescita annua di questa componente rallenta dall’1% allo 0,9%, indicando una pressione più moderata sui prodotti che incidono direttamente sulle spese quotidiane delle famiglie. Diversa è invece la dinamica dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, il cui incremento accelera dal 3,4% al 4,3%. Tra i servizi, quelli ricreativi, culturali e destinati alla cura della persona rallentano dal 3% al 2,6%, mentre i servizi relativi ai trasporti registrano una frenata ancora più evidente, passando dall’1,6% allo 0,8% su base annua.


I dati definitivi permettono anche di aggiornare il quadro per l’intero 2026. L’inflazione acquisita, cioè quella che si registrerebbe nell’anno nell’ipotesi che l’indice restasse invariato nei mesi successivi, raggiunge il 2,9% per l’indice generale e l’1,9% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo, utilizzato per i confronti a livello europeo, cresce invece del 3,2% su base annua, rispetto al 2,9% di luglio. Su base mensile l’aumento è limitato allo 0,1%, anche per effetto della diversa metodologia con cui vengono considerati i saldi stagionali rispetto all’indice nazionale.


Per le famiglie e le imprese, il ritorno dell’inflazione sopra il 3% rende nuovamente centrale il comportamento dei prezzi energetici. La moderazione dell’inflazione di fondo e del carrello della spesa indica che, al di fuori dell’energia, non si osserva un’accelerazione della stessa intensità. Rimane però rilevante l’impatto che elettricità, gas e carburanti possono esercitare indirettamente sui costi di produzione, sulla logistica e successivamente sui prezzi finali. L’evoluzione dei mercati energetici internazionali diventa quindi determinante per capire se l’aumento registrato ad agosto resterà concentrato in alcune componenti oppure finirà per trasmettersi progressivamente ad altri comparti dell’economia italiana.

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