top of page

Ilva di Genova, via libera al forno elettrico: una svolta per la siderurgia e per la transizione industriale italiana

La decisione presa a Genova segna un passaggio storico per il futuro dell’Ilva e, più in generale, per la siderurgia italiana. L’assemblea ha dato il via libera all’installazione di un forno elettrico nello stabilimento ligure, aprendo la strada a un processo di riconversione che punta a coniugare produzione, sostenibilità ambientale e rilancio occupazionale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha salutato il via libera come “la strada giusta”, sottolineando come l’Italia debba cogliere l’opportunità della transizione energetica per modernizzare il proprio tessuto produttivo senza perdere competitività sui mercati internazionali.


La scelta del forno elettrico è un punto di rottura rispetto al passato. Storicamente la produzione siderurgica italiana si è basata su impianti alimentati da altoforni tradizionali, energivori e altamente inquinanti, che utilizzano carbone e coke come combustibili principali. Con l’introduzione dei forni elettrici, alimentati da energia rinnovabile o da fonti meno impattanti, si riducono drasticamente le emissioni di CO₂ e le polveri sottili, portando lo stabilimento genovese in linea con le direttive europee che puntano alla decarbonizzazione entro il 2050. Il progetto prevede un forno ad arco elettrico capace di produrre acciaio con minori emissioni e con una maggiore efficienza energetica, consentendo di ridurre del 70% circa l’impronta di carbonio rispetto agli impianti tradizionali.


Per Genova si tratta di una svolta industriale e sociale. Lo stabilimento rappresenta da decenni una delle principali realtà produttive della città, con migliaia di addetti diretti e un indotto che coinvolge trasporti, logistica e servizi. La crisi degli anni scorsi aveva messo in discussione la stessa sopravvivenza del sito, minacciando occupazione e competitività. Con l’approvazione del forno elettrico, si apre invece un percorso di rilancio che guarda al futuro, inserendo la fabbrica in una catena produttiva moderna e sostenibile. I sindacati hanno accolto la notizia con cauto ottimismo, sottolineando l’importanza di garantire investimenti reali, tempi certi e tutela dei livelli occupazionali.


Il ministro Urso ha ricordato come il progetto di Genova si inserisca in un piano più ampio per la siderurgia italiana, che prevede la graduale sostituzione degli altoforni inquinanti con tecnologie a minore impatto. L’Italia, secondo produttore europeo di acciaio dopo la Germania, non può permettersi di restare indietro nella corsa alla decarbonizzazione. La Commissione Europea ha già indicato la transizione green come priorità assoluta e ha predisposto fondi ingenti attraverso il Green Deal e il programma RePowerEU. In questo contesto, la decisione genovese assume un valore strategico non solo per la città e per la Liguria, ma per l’intero Paese.


Il forno elettrico non rappresenta soltanto un investimento ambientale, ma anche un’opportunità tecnologica. I nuovi impianti consentono infatti una maggiore flessibilità nella produzione, permettendo di fondere rottame metallico e riducendo la dipendenza da minerali importati. Questo significa rafforzare la circolarità industriale e valorizzare le filiere del riciclo, creando sinergie con altri comparti produttivi. In un momento storico in cui i prezzi delle materie prime sono volatili e la geopolitica condiziona l’approvvigionamento, la possibilità di ridurre le importazioni e di sfruttare le risorse interne rappresenta un vantaggio competitivo rilevante.


L’iter che ha portato alla decisione non è stato semplice. Negli ultimi anni l’Ilva è stata al centro di un complesso percorso di commissariamento, controversie giudiziarie, passaggi di proprietà e difficoltà finanziarie. La questione ambientale ha sempre rappresentato un nodo irrisolto, con la popolazione locale esposta a livelli di inquinamento non più sostenibili. A Genova, rispetto ad altri siti del gruppo, la situazione è stata meno drammatica, ma le pressioni per una riconversione non sono mai mancate. La scelta del forno elettrico, maturata anche grazie al confronto con istituzioni locali e organizzazioni sindacali, dimostra che una via d’uscita dalle crisi industriali è possibile se si investe in innovazione.


Il progetto genovese ha anche una forte valenza simbolica. Genova è stata per decenni uno dei poli industriali più importanti d’Italia, capace di attrarre investimenti e competenze. Negli ultimi anni, però, la deindustrializzazione ha impoverito il tessuto produttivo, lasciando ampie aree dismesse e riducendo le prospettive di lavoro. Il nuovo forno elettrico è quindi anche un segnale di fiducia, un modo per dire che la città può ancora essere protagonista in settori strategici come la siderurgia, purché si sappia innovare e guardare al futuro.


Dal punto di vista economico, il forno elettrico richiederà un investimento significativo, stimato in centinaia di milioni di euro. Parte delle risorse arriveranno da fondi pubblici e parte da capitali privati, in un’ottica di partenariato. Il governo intende utilizzare anche strumenti europei, rafforzando la sinergia tra politiche industriali nazionali e linee di finanziamento comunitarie. L’obiettivo è garantire che la sostenibilità non sia solo un costo aggiuntivo, ma diventi motore di sviluppo, occupazione e competitività.


Il via libera al forno elettrico a Genova non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso complesso. Saranno necessari anni per completare i lavori, adeguare le infrastrutture, formare il personale e assicurare che la produzione possa avvenire secondo i più elevati standard di sicurezza e qualità. Tuttavia, l’approvazione rappresenta un passaggio fondamentale che offre una prospettiva concreta a un comparto industriale che negli ultimi anni ha conosciuto più crisi che rilanci.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page