Il Veneto sperimenta la partecipazione dei lavoratori alla governance d’impresa: oltre 300 aziende coinvolte nel nuovo modello economico
- piscitellidaniel
- 25 lug
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Il Veneto diventa laboratorio nazionale della partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. Secondo i dati raccolti dalla Fondazione Capitale & Lavoro, con il supporto di Unioncamere Veneto, Camera di Commercio di Treviso-Belluno e Infocamere, sono 316 le aziende venete che hanno già inserito all’interno del proprio statuto forme di partecipazione attiva dei dipendenti alla governance e al capitale sociale dell’impresa. L’iniziativa si inserisce nel quadro della nuova legge nazionale approvata nel maggio 2025 dal Parlamento, che offre finalmente un quadro giuridico strutturato per promuovere modelli di partecipazione economica, gestionale e informativa dei lavoratori.
Il numero emerso dal monitoraggio rappresenta una prima fotografia del fenomeno, che coinvolge imprese di ogni dimensione e settore. Tra le aziende analizzate, il 43% ha oltre 100 dipendenti, con una media di circa 400 addetti, segno evidente che anche le realtà più strutturate hanno scelto di aprirsi a modelli di democrazia industriale. Ma la sperimentazione coinvolge anche le piccole imprese: circa il 33% delle aziende partecipative ha meno di 50 dipendenti. Dal punto di vista settoriale, è il comparto manifatturiero a rappresentare il fulcro dell’esperimento, con il 64% delle imprese aderenti e un totale di circa 40.000 lavoratori coinvolti. Seguono, a distanza, il settore dei servizi avanzati, quello agroalimentare e la logistica.
La nuova legge nazionale, approvata con largo consenso parlamentare, prevede tre forme principali di partecipazione dei lavoratori: economica, attraverso l’acquisizione di quote societarie o azioni; gestionale, con la presenza di rappresentanti dei lavoratori in organi collegiali aziendali; e informativa, tramite l’accesso a informazioni strategiche sui piani industriali, gli investimenti e le scelte aziendali. Per facilitare l’adozione di questi modelli, la legge prevede incentivi fiscali, agevolazioni contributive e strumenti di tutela per i lavoratori partecipanti.
In questo contesto, la Fondazione Capitale & Lavoro ha promosso una prima analisi qualitativa su un campione di oltre 2.200 aziende manifatturiere venete. I dati indicano che il 31% delle società a responsabilità limitata e il 28% delle società per azioni si dichiarano disponibili a valutare l’introduzione della partecipazione nei propri statuti. Più del 4% delle srl e il 5% delle spa si dicono già pronte ad avviare il processo. Il giudizio complessivo è positivo: il 27% delle srl e il 34,5% delle spa valuta favorevolmente il nuovo modello, mentre le resistenze maggiori si concentrano tra le microimprese e nelle realtà imprenditoriali a gestione familiare.
Il contesto veneto si presta particolarmente alla sperimentazione grazie a una lunga tradizione di relazioni industriali improntate alla cooperazione tra impresa e forza lavoro. Non è un caso che la Regione sia stata tra le prime a recepire la legge nazionale, promuovendo iniziative istituzionali per accompagnare le imprese nel percorso di adozione. Il Consiglio regionale ha già previsto la costituzione di un Osservatorio regionale sulla partecipazione, che avrà il compito di monitorare l’attuazione delle norme, valutare gli impatti economici e sociali, e formulare proposte migliorative. Anche le parti sociali sono attivamente coinvolte: la CISL Veneto ha promosso convegni e workshop per spiegare ai lavoratori le opportunità offerte dalla nuova normativa, mentre Confindustria Veneto ha avviato un tavolo tecnico per supportare le imprese interessate.
L’interesse crescente per il modello partecipativo è legato a diversi fattori. In primo luogo, la possibilità di rafforzare la stabilità aziendale in un periodo segnato da transizioni industriali complesse e da un’elevata incertezza globale. La partecipazione è vista da molti imprenditori come uno strumento per fidelizzare i dipendenti, migliorare il clima interno e attrarre talenti in un mercato del lavoro sempre più competitivo. In secondo luogo, il coinvolgimento diretto dei lavoratori nella gestione aziendale può favorire una maggiore efficienza organizzativa, stimolare l’innovazione e accrescere il senso di responsabilità condivisa.
Un ulteriore elemento di forza del modello partecipativo è rappresentato dalla sua capacità di offrire una risposta strutturale al problema del passaggio generazionale, particolarmente sentito in Veneto. Molte PMI a conduzione familiare faticano a trovare continuità imprenditoriale, e la partecipazione dei lavoratori al capitale può rappresentare un’opportunità concreta per garantire la sopravvivenza dell’impresa nel medio periodo, attraverso formule di worker buyout o co-gestione.
Le modalità operative della partecipazione variano in base alla forma giuridica dell’impresa e al tipo di coinvolgimento previsto. Nelle spa, è prevista la possibilità di riservare un posto nel consiglio di amministrazione ai rappresentanti dei dipendenti, in modo da influenzare le decisioni strategiche. Nelle srl, invece, si tende a favorire la partecipazione economica, con l’assegnazione di quote ai lavoratori più anziani o meritevoli, eventualmente attraverso la costituzione di fondi comuni o trust fiduciari.
Molte delle aziende che hanno già adottato questi modelli in Veneto riportano risultati positivi. In alcune realtà del settore meccanico e della logistica, la riduzione del turnover e l’aumento della produttività sono stati evidenti nel giro di pochi mesi. Altri imprenditori sottolineano come la partecipazione abbia favorito una gestione più trasparente e una migliore capacità di affrontare momenti di crisi o riorganizzazione interna. Anche sul piano sindacale, l’esperienza è vista come una possibile evoluzione delle relazioni industriali, capace di superare la contrapposizione tra capitale e lavoro a favore di un modello basato sulla corresponsabilità.
Il modello veneto si presenta dunque come una delle esperienze più avanzate in Italia nell’applicazione concreta della partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale. La sinergia tra imprese, istituzioni e parti sociali, unita a un contesto normativo favorevole e a una cultura imprenditoriale radicata nella coesione territoriale, rappresenta un fattore chiave per la riuscita del progetto. L’adozione su larga scala di questo modello potrebbe contribuire a ridefinire le dinamiche del capitalismo italiano, introducendo nuovi elementi di equità, efficienza e resilienza nei sistemi di produzione.

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