Il premio Nobel per l’Economia a Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt: l’innovazione come motore della crescita e della prosperità moderna
- piscitellidaniel
- 13 ott
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Il Premio Nobel per l’Economia 2024 è stato assegnato a Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt, tre studiosi che hanno rivoluzionato il modo in cui comprendiamo i processi di crescita economica e innovazione tecnologica. La motivazione ufficiale del Comitato di Stoccolma riconosce ai tre economisti “l’aver spiegato in modo sistematico come il progresso scientifico e l’innovazione costituiscano il principale motore dello sviluppo economico e del benessere sociale, trasformando la conoscenza in produttività e prosperità di lungo periodo”.
Il premio rappresenta un tributo a una visione dell’economia in cui la crescita non è un fenomeno meccanico, ma il risultato di una dinamica continua tra invenzione, conoscenza e istituzioni. Le teorie dei tre economisti hanno profondamente influenzato il dibattito internazionale, ridefinendo le politiche pubbliche in materia di ricerca, istruzione e competitività industriale.
Joel Mokyr, professore alla Northwestern University, è considerato uno dei massimi storici dell’economia moderna. Le sue ricerche hanno dimostrato che il progresso tecnologico non nasce solo da scoperte casuali o dall’accumulo di capitale, ma da un contesto culturale e istituzionale che favorisce la circolazione delle idee. Nei suoi lavori più celebri, come The Lever of Riches e A Culture of Growth, Mokyr ha analizzato la rivoluzione industriale non come un evento improvviso, ma come il prodotto di un lungo processo di interazione tra scienza, artigianato e cultura dell’innovazione. Secondo la sua prospettiva, la crescita economica dell’Occidente è stata possibile grazie a una “ecologia delle conoscenze” che ha reso le scoperte replicabili e applicabili su scala industriale.
Philippe Aghion, docente al Collège de France e alla London School of Economics, ha elaborato insieme a Howitt la teoria della “crescita schumpeteriana”, ispirata all’idea di Joseph Schumpeter della “distruzione creatrice”. Secondo questa visione, l’economia progredisce attraverso cicli in cui le nuove tecnologie e le imprese innovative soppiantano quelle obsolete, generando un continuo rinnovamento produttivo. Aghion ha introdotto nel modello la dimensione istituzionale e politica, dimostrando che la crescita più sostenuta si realizza nei contesti in cui le regole incentivano la concorrenza, la ricerca e l’adattamento tecnologico. Le sue ricerche più recenti si sono concentrate sui legami tra innovazione, uguaglianza e sostenibilità, evidenziando come una crescita equilibrata richieda politiche capaci di ridistribuire i benefici del progresso.
Peter Howitt, professore emerito alla Brown University, è l’altro pilastro del modello schumpeteriano moderno. Le sue analisi hanno chiarito i meccanismi con cui la ricerca e lo sviluppo (R&S) influenzano la produttività e la struttura industriale. Nei lavori congiunti con Aghion, ha mostrato che l’innovazione non è un fenomeno spontaneo, ma una decisione economica legata agli incentivi e alla capacità di assorbire nuove conoscenze. Il modello Aghion-Howitt ha permesso di integrare il progresso tecnologico endogeno nella teoria economica, superando la visione statica dei modelli neoclassici e spiegando perché le economie che investono in innovazione crescono più rapidamente e resistono meglio alle crisi cicliche.
L’impatto delle loro ricerche va ben oltre l’accademia. I modelli di crescita schumpeteriana sono oggi alla base di molte politiche economiche adottate da governi e istituzioni internazionali. Dalla Commissione Europea alla Banca Mondiale, le teorie di Aghion, Howitt e Mokyr hanno ispirato strategie di investimento in ricerca e sviluppo, riforme del mercato del lavoro e programmi di innovazione industriale. Il loro contributo ha ridefinito la concezione stessa del progresso, ponendo l’innovazione al centro delle politiche di sviluppo sostenibile.
Uno degli aspetti più innovativi del loro approccio è l’aver collegato la crescita economica alla dinamica della conoscenza. Mentre i modelli classici consideravano la tecnologia un fattore esogeno, cioè indipendente dal comportamento economico, i tre studiosi hanno dimostrato che la conoscenza è un bene accumulabile, soggetto a rendimenti crescenti e influenzato dalle scelte di investimento, dalle istituzioni e dai valori sociali. Questo ha cambiato la prospettiva dei decisori politici, spostando l’attenzione dalla quantità di capitale fisico alla qualità del capitale umano e delle idee.
Mokyr, Aghion e Howitt hanno inoltre posto l’accento sul ruolo dell’educazione e delle università come catalizzatori dell’innovazione. La loro teoria suggerisce che la crescita sostenibile richiede un sistema educativo capace di formare competenze flessibili e creative, in grado di adattarsi ai mutamenti tecnologici. L’istruzione, in questo senso, diventa parte integrante della produttività di un Paese, non solo come investimento sociale ma come motore diretto della competitività economica.
Un altro elemento fondamentale delle loro ricerche riguarda il rapporto tra innovazione e disuguaglianza. Aghion e Howitt hanno analizzato come il progresso tecnologico possa generare squilibri nei redditi, ma anche come politiche mirate – come la redistribuzione dei profitti dell’innovazione o il sostegno alle start-up – possano trasformare l’innovazione in una forza inclusiva. L’equilibrio tra concorrenza e protezione sociale è al centro di questo approccio, che vede nell’economia dinamica un sistema in continua evoluzione, dove le regole devono adattarsi ai mutamenti scientifici e tecnologici.
Il riconoscimento del Nobel a questi tre studiosi rappresenta anche un segnale politico e culturale: in un’epoca di transizione digitale e crisi ambientale, il progresso tecnologico non può essere separato dalla responsabilità sociale e dal disegno istituzionale. Le loro ricerche indicano che la prosperità di lungo periodo non si costruisce solo attraverso la crescita quantitativa, ma attraverso un processo di innovazione regolata, che sappia bilanciare creatività e stabilità, mercato e istituzioni, rischio e opportunità.
La scelta del Comitato di Stoccolma mette dunque al centro del dibattito economico globale il ruolo della conoscenza come risorsa strategica. Le teorie di Mokyr, Aghion e Howitt hanno dimostrato che l’economia moderna è un sistema di apprendimento continuo, dove la ricchezza nasce non solo dalla produzione di beni, ma dalla capacità collettiva di generare, diffondere e applicare idee nuove. In questo senso, il loro contributo rappresenta un richiamo alla necessità di politiche che favoriscano l’innovazione aperta, la cooperazione scientifica e la formazione di una cultura economica orientata al futuro.

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