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Il mercato auto in ripresa: +4 % a settembre ma restano segnali misti per il settore italiano

Settembre 2025 si chiude con una nota positiva nel mercato automobilistico italiano: le immatricolazioni registrano un incremento di circa il 4,1 % rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dopo mesi di cali consecutivi. Questo segno di ripresa acquista rilievo proprio perché arriva in un momento in cui molte variabili — dal costo dei materiali all’inflazione, passando per l’incertezza economica globale — pesano sul settore. Il dato, sebbene incoraggiante, va interpretato con cautela, considerandone le componenti strutturali, le oscillazioni stagionali, e il quadro complessivo dei primi nove mesi che resta in terreno negativo.


In tutto il mese sono state vendute circa 126.679 nuove vetture, un balzo rispetto ai mesi precedenti e un segno che la domanda — pur debole — ha trovato un punto di appoggio di ripartenza. Le vendite erano in calo da quattro mesi consecutivi, e questo recupero interrompe quella tendenza negativa. Tuttavia, guardando il cumulato dei primi nove mesi dell’anno, il bilancio resta sotto la parità: le vendite totali sono state intorno a 1,17 milioni di unità, con una flessione rispetto all’anno precedente di quasi il 3 %. Questo significa che il mercato non è ancora riuscito a invertire completamente la tendenza negativa del 2025.


Uno degli aspetti più interessanti riguarda la performance dei vari marchi e gruppi: Stellantis, che agrupa brand come Fiat, Jeep, Peugeot, si distingue per una crescita robusta, con un +15,3 % su base annua e una quota di mercato salita al 26,9 % nel mese. Fiat in particolare conferma la sua leadership per marca, con una crescita percentuale significativa — superiore al 35 % — che indica sia un buon riscontro della domanda residua, sia una capacità di resistenza rispetto ai concorrenti.


Il miglioramento di settembre non è uniforme e non cancella le fragilità del contesto. Prima di tutto, si tratta di un mese singolo, che può essere influenzato da fattori stagionali o da strategie promozionali temporanee. In secondo luogo, non tutti i canali registrano lo stesso slancio: mentre i clienti privati mostrano qualche segnale di fiducia, i segmenti dell’auto-immatricolazione, del noleggio a lungo termine e del noleggio breve continuano a faticare, in molti casi rimanendo sotto le performance registrate un anno fa. Le società e i canali corporate, che fino a oggi avevano sostenuto parte della domanda, fanno fronte a richieste più contenute, politiche di sostegno meno aggressive e margini compressi.


Sul fronte delle alimentazioni, la transizione energetica resta un driver centrale ma anche fonte di tensioni. Le auto ad alimentazione alternativa — full electric, ibride, ricaricabili — conservano un peso crescente nel mix di mercato. A settembre, in particolare, le elettrificate coprivano circa il 52,4 % delle vendite nell’ambito delle alimentazioni alternative, che a loro volta rappresentano oltre il 60 % del mercato del mese. Tuttavia, nel confronto con l’anno precedente, alcune motorizzazioni alternative registrano contrazioni su base mensile: per esempio le ibride plug-in, che soffrono un calo importante. Nello scenario cumulato, invece, le elettrificate continuano a espandersi, segno che la transizione non si arresta, ma presenta momenti di rallentamento locale.


Il mercato dell’usato si mostra anch’esso in leggera ripresa: settembre chiude con un +0,6 % nei trasferimenti rispetto allo stesso mese del 2023, riportando a 441.187 le transazioni registrate. Pur con valori ancora lontani dai livelli pre-pandemici, questo segnale suggerisce che la domanda complessiva di mobilità non si è completamente spenta, e che esiste una pressione residua sul parco circolante. Tuttavia, l’usato resta strettamente dipendente da condizioni macroeconomiche, costi del finanziamento, pressione inflattiva e disponibilità di offerta.


Per le imprese del settore — costruttori, concessionarie, società finanziarie — il recupero di settembre offre respiro, ma non certo certezze. Le aspettative restano caute. Molti operatori osservano che l’eccessivo costo delle materie prime, la volatilità dei cambi, il costo crescente del credito e le incertezze regolatorie (in particolare legate agli standard di emissione e incentivi per le vetture a basse emissioni) continuano ad accrescere i rischi operativi. Le infrastrutture di ricarica, la copertura della rete elettrica e la capacità di supporto locale restano elementi critici nelle località meno densamente popolate.


Una chiave che può influenzare il prosieguo è la politica degli incentivi. Dopo mesi in cui gli incentivi statali si erano ridotti oppure erano stati gestiti con risorse limitate, un nuovo slancio o un rifinanziamento mirato potrebbe amplificare la spinta alla domanda, specialmente per modelli BEV o con emissioni particolarmente basse. In assenza di misure di sostegno incisive, però, l’elasticità della domanda rimane compressa, e la ripresa può rimanere fragile e soggetta a inversioni.


In questo contesto, la strategia dei gruppi automobilistici e dei distributori riveste un ruolo determinante: flessibilità nella pianificazione del mix prodotto, modelli ibridi di vendita, pacchetti finanziari competitivi e promozioni mirate possono essere leve utili per attrarre domanda residua. Non è escluso che le aziende possano puntare su mercati di nicchia, personalizzazioni, versioni “green” premium o modelli con servizio completo (contratti di mobilità, abbonamenti, manutenzione inclusa) per aggiungere valore e differenziarsi in un mercato ancora incerto.

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