Il giudice federale degli Stati Uniti autorizza la ripresa dei lavori di Revolution Wind
- piscitellidaniel
- 23 set
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Il progetto eolico offshore Revolution Wind, sviluppato dalla danese Ørsted insieme ai partner locali, torna in marcia dopo settimane di stallo. Un giudice federale ha infatti sospeso l’ordine di stop imposto dall’amministrazione, consentendo la ripresa dei lavori in mare aperto. La decisione è arrivata dopo un duro confronto giudiziario, che ha visto contrapporsi la società eolico-energetica, gli stati del Rhode Island e del Connecticut e il governo federale, che aveva giustificato lo stop con generiche preoccupazioni di sicurezza nazionale.
Revolution Wind rappresenta uno dei più ambiziosi progetti di energia rinnovabile in corso negli Stati Uniti. Con una capacità complessiva prevista di 704 megawatt, il parco eolico è destinato a fornire elettricità a oltre 350.000 abitazioni tra Rhode Island e Connecticut. Gli stati coinvolti hanno sottoscritto contratti di acquisto dell’energia a lungo termine, assicurandosi rispettivamente 400 megawatt e 304 megawatt della produzione prevista. Al momento della sospensione, l’avanzamento dei lavori era già molto significativo: l’80% delle operazioni era stato completato, con tutte le fondazioni installate e circa 45 turbine già posizionate.
La sospensione, emessa il 22 agosto dal Bureau of Ocean Energy Management, aveva avuto un impatto immediato non solo sulla compagnia, ma anche sull’intero settore. Secondo stime interne, lo stop costava a Ørsted oltre due milioni di dollari al giorno tra spese vive e penali contrattuali. Le perdite potenziali avrebbero potuto superare il miliardo se il progetto fosse stato annullato definitivamente. La società aveva parlato di un danno economico e reputazionale gravissimo, sottolineando come la decisione fosse arrivata in assenza di prove concrete che potessero giustificare rischi per la sicurezza nazionale.
Il giudice Royce Lamberth, nell’emettere l’ordinanza che consente di riprendere le attività, ha evidenziato più punti critici. Innanzitutto, l’assenza di motivazioni solide a sostegno dello stop. Poi il rischio di danni irreparabili per la società e gli stati coinvolti, visto l’elevato livello di investimento già sostenuto. Infine, la valutazione che Ørsted abbia buone probabilità di vincere anche nel giudizio di merito. La decisione giudiziaria ha avuto un impatto immediato sui mercati: il titolo Ørsted ha guadagnato oltre il dieci per cento nelle ore successive, segnale che gli investitori hanno interpretato la sentenza come un passo avanti non solo per il singolo progetto, ma per l’intero settore eolico offshore negli Stati Uniti.
La vicenda si inserisce in un contesto politico e normativo complesso. L’amministrazione Trump aveva già mostrato in più occasioni scetticismo nei confronti dell’eolico marino, ritenuto in conflitto con priorità di sicurezza energetica e strategica. Diversi progetti, anche in fasi avanzate di sviluppo, sono stati rallentati da revisioni burocratiche, contenziosi o sospensioni. La scelta di bloccare Revolution Wind era apparsa a molti osservatori come un segnale politico, più che come un atto basato su analisi tecniche concrete. Il fatto che il giudice abbia sospeso l’ordine federale rappresenta ora un precedente importante: stabilisce che anche ragioni invocate come la sicurezza nazionale debbano poggiare su basi fattuali e trasparenti, pena l’invalidazione.
Per gli stati del New England, Revolution Wind è un tassello cruciale delle strategie energetiche future. Rhode Island e Connecticut hanno fissato obiettivi ambiziosi di decarbonizzazione e puntano sull’eolico marino come fonte primaria per ridurre le emissioni e aumentare l’indipendenza energetica. Il rischio di vedere sfumare un progetto già quasi completato avrebbe significato ritardi importanti nelle roadmap ambientali e una perdita di credibilità nelle politiche di transizione verde.
Dal punto di vista industriale, la ripartenza dei lavori consente di salvaguardare migliaia di posti nella filiera legata alla logistica, alla costruzione delle turbine e alla gestione dei porti. Molte imprese locali avevano già contratti attivi e il blocco stava creando incertezze sui tempi e sulle prospettive economiche. Per il settore delle rinnovabili, la vicenda resta comunque un campanello d’allarme: se un progetto all’80% può essere messo in discussione in modo così repentino, resta il timore che gli investimenti futuri possano essere frenati dal rischio politico e regolatorio.
La battaglia legale non è conclusa. Il governo può ancora presentare ricorso, e resta da chiarire quale sarà la posizione definitiva della magistratura sul merito della sospensione. Tuttavia, la decisione del giudice Lamberth offre a Ørsted la possibilità di rispettare i tempi previsti per l’entrata in funzione dell’impianto, con l’obiettivo di completare la messa in esercizio entro la metà del 2026. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se il progetto riuscirà a procedere senza ulteriori interruzioni e se la vicenda aprirà un nuovo capitolo nelle relazioni tra autorità federali, stati e investitori del settore energetico.

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