I 100 marchi di Interbrand valgono 3.400 miliardi di dollari: il 44 % in più rispetto all’anno precedente e le leve strategiche del valore di marca
- piscitellidaniel
- 15 ott
- Tempo di lettura: 3 min
Secondo la recente edizione della classifica “Best Global Brands” di Interbrand, il valore complessivo dei 100 marchi più preziosi al mondo ha raggiunto quota 3.400 miliardi di dollari, segnando un aumento notevole rispetto all’anno precedente. Dietro il dato aggregato si nascondono dinamiche interessanti: crescita sostenuta dei brand tecnologici, performance significative nel lusso, e il confronto con i decenni precedenti che mette in luce quanto il valore delle marche, considerato come asset strategico, sia spesso sottoutilizzato.
La classifica conferma Apple in vetta con un marchio valutato circa 488,9 miliardi, seguita da Microsoft e Amazon che mantengono il secondo e terzo posto rispettivamente con valori rispettivamente di 352,5 e 298,1 miliardi. Nonostante la prima posizione consolidata, Apple registra un calo percentuale del 3 %, dato che non si vedeva da oltre vent’anni. Microsoft, al contrario, registra una crescita dell’11 %. Google (291,3 miliardi) e Samsung (100,8 miliardi) completano il podio tecnologico, mentre in ambito automobilistico e beni di consumo spiccano marchi come Toyota (72,8 miliardi) e BMW, Mercedes e Coca-Cola con valori rispettivamente elevati ma cresciuti in misura variabile.
Il settore del lusso mostra dinamiche interessanti: marchi come Louis Vuitton (aumento del 9 %) e Hermès (15 %) confermano che la valorizzazione della marca nei segmenti premium è una leva forte. Tra i brand italiani, Ferrari si distingue come “Top rising brand” 2024 con una crescita del 21 % che la porta nella posizione n. 62 della classifica, mentre Prada segna un +14 % e si incentra anche su guadagni di posizionamento e percezione. Gucci, invece, registra una flessione legata al periodo di transizione gestionale.
Un dato che colpisce è che, nonostante la crescita, Interbrand stima che i 100 marchi più importanti del globo abbiano perso opportunità per 3,5 trilioni di dollari nel corso dei 25 anni del suo studio, perché guidati da scelte di breve termine anziché da strategie di lungo periodo. Se tutti questi brand fossero stati gestiti come asset strategici, il valore aggregato avrebbe potuto arrivare a quasi 6,9 trilioni invece che agli attuali 3,4.
Le ragioni del valore di un brand emergono in tre leve chiave:
Coerenza strategica e visione nel tempo. I marchi che mantengono una strategia coerente, investono in valori propri piuttosto che in promozioni effimere, tendono a conservare il capitale reputazionale. È nelle oscillazioni strategiche che si consumano perdite significative di valore.
Innovazione e adattamento. I brand tecnologici che innovano continuamente, che anticipano i bisogni dei consumatori e che integrano nuove tecnologie (AI, servizi digitali, ecosistemi) mostrano capacità di crescita più resiliente. Il salto qualitativo non è solo incrementale ma trasformativo.
Relazione emotiva e percezione del pubblico. Il valore del marchio non è solo una questione finanziaria, ma dipende dalla forza del legame con i consumatori — affidabilità, identità, narrazione, comunità intorno al brand. Chi riesce a far vivere esperienze memorabili conquista margini maggiori sul tempo.
Il report Interbrand evidenzia anche la “stagnazione incongrua”: se da una parte il valore aggregato dei brand è cresciuto di 3,4 volte rispetto alla prima edizione della classifica (dal 988 miliardi all’attuale 3.400 miliardi), dall’altra rimane una differenza fra valore potenziale e valore realizzato su cui insiste il recupero strategico.
Sul fronte competitivo, la classifica indica che il settore tecnologico rafforza il proprio peso assoluto nella graduatoria, facendo emergere la polarizzazione verso marchi “platform-centric”. Allo stesso tempo, la quota del lusso premium, se ben gestita, continua a tenere e ad avere margini di crescita. In Italia, la presenza di marchi come Ferrari, Prada, Gucci è testimonianza che anche aziende nazionali possono puntare sull’eccellenza di marca per competere globalmente.
Tuttavia, la sfida per molte imprese rimane trasformare il brand da costo promozionale a investimento strategico. Spesso le risorse dedicate al marketing sono relegate a operazioni tattiche piuttosto che a costruzione di identità durevoli e piani di posizionamento che superino trend di moda o pressioni competitive a breve termine.
I prossimi anni saranno determinanti: le aziende dovranno dimostrare che il loro marchio può continuare a generare valore anche in contesti mutevoli e competitivi, con attenzione al verde, alla sostenibilità, all’equità sociale e alla capacità di innovare relazioni più profonde con le comunità dei clienti. Le sfide regolamentari del digitale, la governance del capitale intangibile e la trasparenza nel valore di marca saranno fattori che distingueranno chi saprà valorizzare nei fatti il proprio brand da chi lo considererà un semplice strumento promozionale.

Commenti