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Hotiday, la formula che trasforma le camere invendute in ricavo garantito negli hotel

Nel panorama dell’ospitalità, una delle sfide più pressanti per gli albergatori è quella di gestire l’invenduto: le camere che restano vuote non producono ricavo ma continuano ad assorbire costi fissi. È su questa criticità che si innesta la proposta di Hotiday, startup “instant buyer” che acquista anticipatamente camere invendute da strutture alberghiere, offrendo un pagamento garantito, e poi le rilancia online come parte di una catena digitale decentralizzata. Con approccio innovativo e tecnologico, Hotiday punta a trasformare ciò che oggi è “spazio inutilizzato” in fatturato incrementale, senza compromettere il controllo tariffario dell’hotel.


L’idea è semplice ma potente: l’hotel concede a Hotiday una quota limitata del proprio inventario residuo (spesso pari al 3-7 % delle camere), che viene acquistata in blocco a una tariffa stabilita. In cambio di questo prepagamento, Hotiday si assume il rischio commerciale e gestisce la rivendita delle camere agli utenti finali. Se il mercato risponde bene, l’hotel ottiene un guadagno addizionale rispetto a una situazione in cui quelle camere sarebbero rimaste vuote; se invece la domanda è debole, l’onere della mancata vendita grava su Hotiday e non sulla struttura. È un modello che, operando su quelle stanze marginali, mira a generare margini positivi in regime di rischio controllato.


Uno dei vantaggi principali del modello è che Hotiday opera “dietro le quinte” rispetto all’immagine dell’hotel: la rivendita delle camere avviene in modalità opaca, ossia senza rivelare immediatamente il nome della struttura, salvaguardando la percezione del brand e evitandone il conflitto con altri canali di vendita diretta. L’hotel continua a gestire le sue politiche tariffarie sul grosso delle camere, mantenendo pieno controllo su prezzo, distribuzione e strategia di vendita.


I numeri finora ottenuti raccontano risultati concreti: nel caso del Gruppo ABC – cliente che ha aderito al modello – Hotiday ha portato oltre 500.000 € di fatturato incrementale in due anni, pur mantenendo le tariffe elevate e senza “svendere” le camere. Il processo ha consentito di cogliere valore sull’invenduto fisiologico, migliorando occupazione e ricavi senza sacrificare margini. Questo risultato è stato ottenuto calibrando il preacquisto su una quota ristretta di camere, ottimizzando le previsioni tariffarie e utilizzando algoritmi che affinano continuamente le stime di domanda e prezzo.


Dal punto di vista operativo, Hotiday si propone come partner completo: offre agli hotel strumenti di Revenue Management System (RMS) per ottimizzare le tariffe e coordinare le strategie commerciali, assistenza tecnologica, visibilità nel canale della catena digitale e supporto nella gestione delle prenotazioni. L’hotel guadagna non solo un utile certo su una parte dell’inventario, ma anche una maggiore efficienza nelle operazioni commerciali e un ampliamento della clientela, senza dover affrontare direttamente i rischi delle oscillazioni della domanda residua.


Sul fronte finanziario, la startup ha recentemente chiuso un round da 5,5 milioni di euro guidato da P101 sgr e altri investitori, segnale della fiducia da parte del mercato verso questo modello di “instant buyer” applicato all’hospitality. La capitalizzazione permetterà di espandere il network di hotel partner, rafforzare le capacità tecnologiche e consolidare il modello su scala nazionale.


Il modello Hotiday può essere visto come una forma complementare al revenue management tradizionale. Mentre le tecniche dinamiche cercano di massimizzare il rendimento tariffario in funzione della domanda, lasciando una parte dell’inventario come “margine flessibile”, Hotiday interviene in quella fascia marginale, offrendo una copertura anticipata. In molte strutture alberghiere l’occupazione media ottimale è tra l’85 % e il 95 %, perché spingere al 100 % significa spesso vendere camere a prezzo molto basso e tagliare margini. Hotiday consente di trarre profitto dagli ultimi punti percentuali di invenduto senza abbassare le tariffe sulle camere principali.


L’adozione del modello non è però esente da aspetti da valutare con attenzione. La proporzione di camere cedute a Hotiday deve essere calibrata con cura, per non intaccare l’autorità tariffaria e non ridurre la legittima aspirazione del gestore a vendere direttamente. Serve fiducia nel partner, accuratezza nelle previsioni e trasparenza nella condivisione dei dati per garantire che l’operazione aggiunga valore e non crei conflitti. Inoltre, la modalità opaca può comportare qualche vincolo in termini di branding, poiché l’utente finale non sempre percepisce l’identità reale dell’hotel fino al completamento della prenotazione.


Nel complesso, Hotiday replica in ambito alberghiero l’idea di “vendita garantita dell’invenduto”, che in altri settori – come l’aviazione – ha dato vita a pratiche consolidate. È una proposta di disintermediazione del rischio residuo: l’hotel cede parte dell’incertezza a Hotiday e riceve un flusso certo, mentre la startup assume il rischio di mercato residuo. Se ben implementato, questo meccanismo può trasformare una criticità strutturale (l’invenduto) in leva strategica di redditività incrementale.


Con la diffusione del modello, la sfida sarà ampliare la rete di hotel aderenti, rafforzare l’efficienza degli algoritmi di previsione, integrare sempre meglio Hotiday nei sistemi di gestione alberghiera e dimostrare che questa formula può reggere anche su volumi più elevati. Se lo dovesse fare con rigore e trasparenza, Hotiday potrebbe diventare uno degli strumenti chiave per le strutture che vogliono massimizzare il rendimento di ogni camera disponibile.

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