Giuseppe Biazzo alla guida della “cabina regia” delle infrastrutture strategiche nel Lazio: visione, sfide e nodi decisivi
- piscitellidaniel
- 7 ott
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L’elezione di Giuseppe Biazzo a presidente di Unindustria Lazio non è solo un cambio ai vertici dell’associazione industriale regionale: assume da subito valenza politica e strategica, perché Biazzo intende giocare un ruolo di primo piano nella definizione delle infrastrutture strategiche del territorio. Con la comunicazione che mette in risalto la sua partecipazione alla “cabina regia” infrastrutturale, emergono obiettivi ambiziosi, nodi da sciogliere e un quadro complessivo di rapporti tra imprese, istituzioni e investimento pubblico che dovrà resistere alla pressione delle aspettative.
Nel programma presentato per il mandato 2024-2028, Biazzo ha delineato una chiara priorità: mettere l’impresa al centro dell’agenda regionale ed imprimere un’accelerazione agli investimenti su infrastrutture fondamentali. L’adozione di una “cabina regia” a livello regionale, con poteri di coordinamento e governance sui grandi interventi infrastrutturali, appare la cornice scelta per creare una visione unitaria che superi i frammenti e le lentezze dei singoli progetti. In questo disegno, l’attenzione è rivolta ai grandi collegamenti — stradali, ferroviari, portuali e aeroportuali — che dovranno servire non solo Roma, ma l’intero sistema produttivo e territoriale del Lazio.
Biazzo richiama la necessità di integrare investimenti infrastrutturali nella cornice del Piano Industriale del Lazio, concepito come piattaforma coerente per attrarre capitali, sostenere la manifattura e supportare la ripresa dell’economia regionale dopo gli shock recenti. Il Lazio, pur essendo la seconda regione per PIL nazionale, è caratterizzato da divari territoriali interni, un tessuto imprenditoriale disomogeneo e criticità infrastrutturali che rallentano il potenziale di sviluppo. La “cabina regia” diventa così strumento strategico per superare la frammentazione, accelerare le decisioni e garantire la realizzazione dei progetti infrastrutturali con maggiore efficacia e tempi certi.
Tra i dossier di maggiore impatto vi sono la chiusura dell’anello ferroviario di Roma, l’ampliamento e modernizzazione dell’aeroporto di Fiumicino, lo sviluppo portuale, i collegamenti stradali cruciali — come l’asse Roma-Latina, Cisterna-Valmontone, Orte-Civitavecchia, la valorizzazione della Salaria in direzione Rieti — e la promozione del sistema della logistica integrata a supporto delle filiere produttive. Questi interventi non sono meri “cantieri in corso”, ma assi strategici per collegare le imprese, ridurre i costi di trasporto, stimolare l’attrattività del territorio e consolidare il ruolo del Lazio nel sistema nazionale e continentale.
La “cabina regia” che Biazzo propone dovrà essere governata da un mix di competenze tecniche, rappresentanza imprenditoriale e interlocuzione istituzionale. Un coordinamento che unisca Regione, enti locali, soggetti del territorio e imprese porterà con sé questioni di potere, di ripartizione delle risorse, di priorità e di governance. La nomina degli assessori responsabili, la trasparenza nei criteri di selezione dei progetti, la partecipazione dal basso e il bilanciamento delle pressioni locali saranno elementi critici per il successo dell’operazione. Dovrà evitare l’effetto “cabina di cartone” e trasformarsi in organismo operativo, capace non solo di definire la roadmap, ma di seguirne l’attuazione e correggerne le disfunzioni.
Il ruolo del mondo industriale, in questa visione, non è marginale, ma centrale. Le imprese non sono spettatori, ma interlocutori attivi che dovranno partecipare alla definizione dei progetti infrastrutturali: suggerire priorità sulle direttrici produttive, segnalare colli di bottiglia logistici, contribuire con partenariati pubblico-privati e garantire che gli interventi siano compatibili con le esigenze reali delle filiere industriali. Biazzo promuove un modello in cui l’associazione degli industriali diventa soggetto propositivo e mediatore tra istanze territoriali e visione strategica regionale.
Tuttavia, le sfide sono molteplici. In primis, la capacità di reperire risorse finanziarie — nazionali, europee, private — adeguate a un piano infrastrutturale ambizioso. Il finanziamento dovrà essere non solo stanziato, ma dotato di meccanismi di attivazione rapida, procedure semplificate e vincoli di rendicontazione chiari. In secondo luogo, la capacità tecnica e amministrativa: progettazioni, appalti, valutazioni ambientali, autorizzazioni, espropri, coordinamento tra soggetti pubblici razionali e competenti richiederanno rafforzamento delle strutture regionali e locali. Senza un potenziamento della macchina burocratica, la “cabina regia” rischia di rimanere surrogato espositivo.
La gestione dei tempi e delle priorità sarà un altro elemento decisivo. Non tutti i progetti possono partire contemporaneamente: serve una gerarchia che distingua quelli a maggiore impatto economico e sociale da quelli complementari. La “cabina regia” dovrà saper modulare risorse, anticipare fasi di cantierizzazione e garantire che le infrastrutture non restino “scheletri” incompleti.
Infine, il tema dell’equilibrio territoriale è fondamentale: la politica infrastrutturale non deve premiare solo le aree già centrali; al contrario, per ridurre i divari nel Lazio, i territori periferici (province, aree interne) dovranno beneficiare di collegamenti strategici che li colleghino ai nodi principali. Se la cabina regia si concentri solo su Roma e l’area metropolitana, rischia di replicare vecchie disuguaglianze territoriali.
La nomina di Biazzo appare dunque non solo come passaggio simbolico, ma come un segnale forte nel panorama politico, imprenditoriale e istituzionale: la definizione di una “cabina regia” per le infrastrutture strategiche nel Lazio indica che l’associazione degli industriali intende esercitare un ruolo attivo nella direzione dello sviluppo regionale, affiancarsi alle istituzioni e stimolare una governance infrastrutturale che sappia trasformare visione in opere, obiettivi in cantieri.

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