Giorgetti sul DPFP: prudenza nei conti e scostamento per energia e difesa

Alla Camera il ministro difende il consolidamento e motiva la richiesta di deficit aggiuntivo dello 0,3% del PIL.
Il governo intende confermare il percorso di consolidamento e sostenibilità della finanza pubblica, pur chiedendo margini aggiuntivi per energia e difesa. È la posizione governativa illustrata il 13 ottobre da Giancarlo Giorgetti nell’aula della Camera durante il confronto sul Documento programmatico di economia e finanza pubblica. Il ministro ha richiamato l’incertezza internazionale che rende più difficile programmare i conti su un orizzonte triennale.
La richiesta di scostamento vale lo 0,3% del PIL in deficit aggiuntivo. Giorgetti l’ha presentata come una deviazione consapevole rispetto alla linea di prudenza, collegata all’attivazione della clausola per le spese indicate. Il ministro sostiene che tale spazio sia compatibile con la sostenibilità del debito e riconosciuto in questa cornice dalla Commissione europea e dai mercati.
Le dichiarazioni precedono l’esito parlamentare della richiesta: descrivono la posizione dell’esecutivo e le motivazioni rivolte alla Camera. Nel quadro disponibile entro la tarda mattinata non si considera già acquisita un’approvazione successiva. Il passaggio è rilevante perché una richiesta di maggior deficit e la sua autorizzazione sono momenti diversi del procedimento di bilancio.
Il titolare dell’Economia ha anche indicato l’obiettivo di rispettare i parametri della governance europea. L’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo nella prossima primavera resta però subordinata al verificarsi delle condizioni necessarie. È una possibilità prospettata dal ministro, non una decisione già presa dalle istituzioni europee.
Un vincolo centrale rimane il costo del servizio del debito. Giorgetti ha avvertito che l’onere degli interessi tende ad aumentare e restringe gli spazi disponibili per le altre voci di spesa. Ha inoltre osservato che una politica monetaria restrittiva pesa sia sulla finanza pubblica sia sull’economia reale, pur riconoscendo che la risposta delle banche centrali segue le esigenze poste dal quadro dei prezzi.






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