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Germania: produzione industriale in calo dell’1,3% a febbraio e -4% su base annua

La Germania ha registrato a febbraio 2025 un nuovo segnale di debolezza nella sua economia industriale. I dati pubblicati dal Destatis, l’Ufficio federale di statistica tedesco, evidenziano un calo dell’1,3% della produzione industriale rispetto al mese precedente, un risultato peggiore rispetto alle attese degli analisti, che si aspettavano una flessione contenuta allo 0,5%-0,8%. Su base annua, la diminuzione della produzione è pari al 4%, confermando la difficoltà strutturale dell’apparato manifatturiero tedesco, aggravata dalle tensioni geopolitiche e dai cambiamenti nei mercati internazionali.


Discesa generalizzata nei settori chiave

Il calo della produzione non è stato isolato, ma ha coinvolto diversi comparti. In particolare, si è registrata una riduzione significativa nella produzione di beni strumentali, che ha perso il 2,1% su base mensile. Questo è un segnale preoccupante, poiché tale categoria comprende i macchinari e le attrezzature che riflettono gli investimenti futuri delle imprese. Anche i beni di consumo durevoli sono diminuiti, con un -1,7%, mentre i beni intermedi hanno registrato un decremento dell’1,1%.


L’unico dato positivo è arrivato dal settore delle costruzioni, che ha mostrato una crescita dell’1,5%, dopo mesi di contrazione. Tuttavia, questo miglioramento non è stato sufficiente a bilanciare il calo generalizzato della produzione industriale, che continua a essere trainata al ribasso dalla debolezza della domanda sia interna che estera.


Esportazioni in aumento, ma bilancia commerciale in contrazione

In controtendenza rispetto ai dati sulla produzione, le esportazioni tedesche hanno mostrato un incremento dell’1,8% nel mese di febbraio. Questo aumento è stato favorito, secondo diversi osservatori, da un’accelerazione delle spedizioni verso gli Stati Uniti, in previsione dell’entrata in vigore dei dazi annunciati dall’amministrazione Trump. La crescita dell’export verso Washington è stata pari all’8,5%, a fronte di una stabilità nei flussi commerciali con il resto dell’Unione Europea.


Nonostante ciò, la bilancia commerciale ha registrato un avanzo di 17,7 miliardi di euro, in calo rispetto ai 22,6 miliardi registrati nel febbraio 2024. Le importazioni sono cresciute dello 0,7%, segnalando un lieve recupero della domanda interna, ma il saldo resta significativamente ridotto.


Ordini industriali stagnanti: mancano prospettive di crescita

Uno dei dati più allarmanti riguarda gli ordini industriali, che nel mese di febbraio sono rimasti fermi, contro attese di crescita del 3,5%. Sebbene il dato di gennaio sia stato rivisto leggermente al rialzo (da -7% a -5,5%), il blocco degli ordini nel mese successivo rafforza il timore di una stagnazione più profonda del previsto. Questo è particolarmente vero nel comparto dei beni di investimento, dove la propensione a investire risulta indebolita dall’incertezza sui costi dell’energia, la transizione verde e i nuovi equilibri del commercio globale.


Le sfide strutturali dell’industria tedesca

Il rallentamento della produzione industriale tedesca non è un evento isolato, ma il riflesso di tendenze profonde. Le industrie tedesche stanno affrontando un’evoluzione strutturale, dovuta a fattori interni ed esterni. Tra i primi, pesano l’invecchiamento della forza lavoro, la scarsità di manodopera specializzata e l’elevato costo dell’energia, aggravato dalla progressiva uscita dal carbone e dal nucleare. Sul piano esterno, la Germania sconta il calo della domanda cinese, il rallentamento globale e le tensioni geopolitiche legate a Ucraina, Russia e Medio Oriente.


Inoltre, la transizione verso un’industria più verde, basata su digitalizzazione e sostenibilità ambientale, comporta enormi costi iniziali di trasformazione che molte piccole e medie imprese, spina dorsale del modello tedesco, faticano a sostenere.


Risposta politica e iniziative del governo

Il governo federale ha riconosciuto la portata della crisi industriale e ha annunciato una serie di misure per sostenerne il rilancio. Tra queste figurano incentivi fiscali agli investimenti in tecnologia e digitalizzazione, programmi di formazione per giovani e lavoratori in transizione e un piano per contenere il costo dell’energia per le imprese strategiche. Berlino punta anche a rafforzare il legame tra industria e università, con l’obiettivo di accelerare l’innovazione nei settori ad alta tecnologia come l’intelligenza artificiale, le batterie e l’idrogeno.


Il ministro dell’Economia Robert Habeck ha definito il 2025 un “anno decisivo” per la trasformazione industriale del Paese, sottolineando la necessità di un sostegno congiunto da parte di governo, Länder e UE. Bruxelles, dal canto suo, ha ribadito la disponibilità a favorire interventi attraverso i fondi del piano Next Generation EU, ma ha anche sollecitato la Germania a rivedere le proprie politiche fiscali per rilanciare la crescita.


Scenario internazionale e implicazioni per l’Europa

L’andamento della produzione industriale tedesca ha un impatto diretto sull’economia europea. La Germania rappresenta il primo motore industriale dell’UE, e il suo rallentamento incide sulla domanda intraeuropea, sui flussi commerciali e sulla stabilità della moneta unica. La BCE ha già evidenziato nelle sue previsioni che la debolezza del settore manifatturiero tedesco costituisce uno dei principali rischi al ribasso per la crescita dell’area euro nel 2025.


In questo scenario, un rilancio della produzione tedesca non è solo un interesse nazionale, ma una priorità per l’intera Unione, che punta a rafforzare la propria autonomia strategica e competitività nel nuovo ordine economico globale.

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