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Fuga di talenti: il costo nascosto del turnover nelle PMI italiane

Nel panorama aziendale italiano, trattenere i talenti è diventato un imperativo strategico, soprattutto per le piccole e medie imprese (PMI). Secondo recenti analisi, una PMI con circa 100 dipendenti può affrontare costi annuali fino a 200.000 euro a causa del turnover del personale. Questa cifra non si limita alle spese dirette di selezione e formazione, ma include anche perdite in termini di produttività, know-how e morale aziendale.​


Le PMI italiane, che rappresentano il 76% dell'occupazione nel paese, si trovano spesso in difficoltà nell'attrarre e mantenere personale qualificato. Un'indagine di Adecco ha evidenziato che il 32,4% delle PMI fatica ad attrarre talenti a causa di percorsi di carriera meno accattivanti rispetto alle grandi aziende, il 21,4% per la minore riconoscibilità del brand e il 18,8% per politiche di welfare meno strutturate.​


Per contrastare queste sfide, molte PMI stanno adottando strategie mirate. Circa il 33,3% offre percorsi di formazione interni ed esterni, mentre il 25,1% implementa bonus economici legati a obiettivi aziendali e personali. Tuttavia, un preoccupante 15% delle aziende non adotta alcuna attività di fidelizzazione, evidenziando un'area critica che necessita di attenzione.​


Il welfare aziendale emerge come uno strumento chiave per migliorare l'engagement e la retention dei dipendenti. Le tendenze del 2023 indicano un'attenzione crescente verso fringe benefits, volontariato aziendale, supporto alla salute mentale e fisica, formazione continua e responsabilità sociale d'impresa. Queste iniziative non solo migliorano il clima aziendale, ma rafforzano anche il legame tra dipendenti e organizzazione.


Un altro aspetto cruciale è l'onboarding dei nuovi assunti. L'insoddisfazione nei primi mesi può portare a dimissioni anticipate, aumentando i costi di turnover. L'adozione di tecnologie come l'AI-boarding, che utilizza l'intelligenza artificiale per personalizzare l'accoglienza e la formazione dei nuovi dipendenti, sta guadagnando terreno, offrendo esperienze più coinvolgenti e riducendo il rischio di abbandono precoce.​


Inoltre, il burnout tra i leader aziendali rappresenta una minaccia crescente. Una ricerca di LHH ICEO ha rilevato che il 56% dei dirigenti ha vissuto momenti di burnout, con effetti negativi sulla stabilità e sulla cultura aziendale. Implementare programmi di mentoring e supporto può aiutare a prevenire il burnout, migliorando la resilienza e la capacità decisionale dei leader.​


Infine, la valorizzazione del capitale relazionale attraverso programmi di employee referral si sta dimostrando efficace. Incentivare i dipendenti a segnalare candidati qualificati non solo accelera il processo di assunzione, ma rafforza anche la cultura aziendale e la fiducia interna.​


In un mercato del lavoro sempre più competitivo, le PMI italiane devono adottare un approccio proattivo e integrato per attrarre, accogliere e trattenere i talenti, trasformando le sfide del turnover in opportunità di crescita e innovazione.

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