Foggia e il grano che non cresce: siccità, crollo dei prezzi e rischio di desertificazione agricola
La Capitanata, uno dei cuori agricoli d’Italia, affronta una crisi profonda nel settore cerealicolo. La siccità prolungata — accentuata da scarsità di pioggia, caldo estremo e riduzione della risorsa idrica — ha compromesso lo sviluppo del grano nei campi foggiani. I raccolti hanno visto rese drasticamente ridotte, le piante arrancare tra carenza di nutrimento e suoli aridi, e i semi faticare a maturare come richiesto. Il risultato è che il grano “non cresce” come un tempo, e il prezzo, già sottoposto a tensioni di mercato, ha subito una caduta che mette a rischio la sostenibilità economica delle aziende cerealicole.
Negli ultimi tre anni le imprese agricole hanno affrontato un doppio shock: da un lato, l’aumento vertiginoso dei costi di produzione — concimi, carburante, sementi —; dall’altro, un prezzo di vendita che non copre più i costi. A Foggia e in Puglia le quotazioni del grano duro sono calate fino a valori “anomali”: segnali di mercato, denunciano gli agricoltori locali, che riflettono uno squilibrio nella filiera in cui l’unico soggetto che perde è chi produce. Nel 2024, la media di prezzo rilevata nelle Borse merci locali è tra le più basse degli ultimi anni, nonostante le condizioni climatiche avverse esigessero un premio per il rischio d’impresa.
La confederazione agricoltori e le associazioni di categoria definiscono la situazione “disastrosa”. Secondo CIA Puglia, il crollo delle quotazioni del grano duro in territori come Foggia ha riportato i valori al livello più basso degli ultimi quattro anni, annullando i guadagni potenziali e comprimendo i margini produttivi. Si stima che in alcuni casi le aziende stiano vendendo al di sotto del break-even: ciò significa che per ogni quintale prodotto i costi superano il ricavo, una condizione insostenibile nel medio termine.
Il danno non è solo economico. La riduzione della resa per ettaro significa perdita di lavoro, abbandono di terreni marginali, erosione del capitale agronomico e franesimo della conoscenza agricola locale. Se le aziende cessano di curare i propri campi, se i seminativi vengono lasciati all’abbandono, il paesaggio rurale rischia di desertificarsi — letteralmente e figurativamente — e il capitale sociale delle comunità agricole si dissolve.
In Puglia, la crisi del grano si somma ad altri segnali agricoli allarmanti: la siccità colpisce anche il pomodoro, le colture orticole e la frutta, e in molti casi gli agricoltori denunciano che non basta più irrigare nei momenti critici: le falde acquifere sono in calo, gli invasi subiscono perdite d’acqua e molti sistemi irrigui sono obsoleti o mal seguiti. L’aumento della concorrenza internazionale, con grani provenienti da Paesi che possono contare su costi più bassi o su standard diversi, rende ancora più difficile per i produttori locali competere.
Alla radice del problema c’è anche un tema strutturale: la gestione delle risorse idriche e la capacità di investimento in infrastrutture. Molti distretti agricoli mancano di bacini di raccolta efficaci, reti di adduzione moderne e sistemi di irrigazione a basso consumo. Le policy regionali e nazionali appaiono lente a muoversi e spesso frammentate, senza una visione integrata che colleghi agricoltura, ambiente e sviluppo territoriale.
La proposta che emerge dal mondo agricolo è che servano interventi straordinari: contratti di filiera che garantiscano prezzi minimi, incentivi per sistemi irrigui efficienti, sostegno per le polizze contro il rischio climatico, fondi per la ricerca varietale resistente alla siccità e una politica commerciale che limiti il dumping da importazione. Ci si attende che le istituzioni locali convocano le associazioni per costruire soluzioni condivise. In parallelo, i consumatori sono chiamati a sostenere la “pasta da grano 100 % italiano” per valorizzare il prodotto nazionale e dare respiro alle aziende.
Il momento è critico: le semine future dipenderanno dalle risposte che verranno adottate oggi per sostenere chi resta nei campi, per proteggere il grano che ha un valore simbolico forte per la Puglia, per evitare che il granaio d’Italia si rattrappisca e perda peso nel sistema agricolo nazionale.





Commenti