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Eni avvia l’iter per la nuova bioraffineria di Priolo: la Sicilia al centro della strategia energetica sostenibile italiana

Eni ha ufficialmente avviato l’iter autorizzativo per la realizzazione della nuova bioraffineria di Priolo, in provincia di Siracusa, un progetto di rilievo strategico destinato a rafforzare il ruolo dell’Italia nella produzione di biocarburanti e combustibili a basse emissioni. L’iniziativa, che prevede un investimento complessivo di oltre 2,5 miliardi di euro, rappresenta uno dei punti cardine del piano di transizione energetica del gruppo e si inserisce in un percorso più ampio di riconversione industriale dell’area siciliana.


La futura bioraffineria sarà sviluppata attraverso Eni Sustainable Mobility, la nuova società del gruppo dedicata ai carburanti alternativi, alla mobilità decarbonizzata e alla produzione di biocarburanti di nuova generazione. Il progetto prevede la trasformazione dell’attuale sito industriale di Priolo, oggi dedicato alla raffinazione tradizionale, in un impianto all’avanguardia capace di produrre biocarburanti HVO (Hydrogenated Vegetable Oil), biojet fuel e bio-GPL, utilizzando esclusivamente materie prime di origine organica e scarti non alimentari.


La bioraffineria sarà una delle più grandi d’Europa e avrà una capacità produttiva di circa 750.000 tonnellate di biocarburanti l’anno, destinati in gran parte al settore dei trasporti terrestri, marittimi e aerei. La tecnologia impiegata si baserà sui processi Ecofining™, sviluppati da Eni in collaborazione con Honeywell UOP, che consentono di ottenere carburanti rinnovabili con un impatto ambientale nettamente inferiore rispetto ai combustibili fossili. Il processo di produzione permetterà di ridurre fino al 90% delle emissioni di CO₂ lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, a seconda delle materie prime utilizzate.


Il progetto assume particolare rilevanza anche sul piano occupazionale e territoriale. La riconversione del sito di Priolo garantirà la continuità produttiva e occupazionale per centinaia di lavoratori attualmente impiegati nella raffineria tradizionale, creando al contempo nuovi posti di lavoro legati alla filiera della logistica, della manutenzione e della ricerca tecnologica. Le attività di costruzione coinvolgeranno un ampio indotto di imprese locali, con un impatto economico significativo per l’intera area industriale siracusana.


La nuova bioraffineria di Priolo sarà progettata secondo criteri di economia circolare. L’impianto utilizzerà come materie prime oli vegetali esausti, grassi animali, residui agroindustriali e bioliquidi certificati, provenienti da catene di approvvigionamento tracciabili e sostenibili. Eni ha già avviato accordi con partner nazionali e internazionali per garantire forniture costanti di feedstock non in concorrenza con la filiera alimentare, con particolare attenzione alla valorizzazione degli scarti agricoli e dei rifiuti organici urbani.


Un elemento chiave del progetto è la produzione di idrogeno verde, necessario per il processo di idrogenazione degli oli vegetali. L’impianto integrerà una sezione dedicata all’elettrolisi dell’acqua, alimentata da energia rinnovabile prodotta localmente. Questa scelta consentirà di ridurre ulteriormente le emissioni e di rendere il ciclo produttivo autosufficiente dal punto di vista energetico. L’idrogeno generato potrà essere utilizzato non solo all’interno della bioraffineria, ma anche distribuito a livello regionale per lo sviluppo di nuove applicazioni nella mobilità pesante e nel trasporto marittimo.


L’intervento di Priolo rientra in una strategia più ampia che vede Eni impegnata nella trasformazione delle proprie raffinerie tradizionali in bioraffinerie di nuova generazione. Dopo gli impianti già attivi di Venezia e Gela, quello siciliano rappresenterà un ulteriore passo verso l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. La società intende sviluppare una rete integrata di poli produttivi in grado di garantire autonomia energetica, riduzione delle importazioni e incremento dell’uso di carburanti sostenibili.


La scelta di Priolo non è casuale. L’area industriale siracusana, una delle più importanti d’Italia per capacità di raffinazione, offre infrastrutture logistiche consolidate, accesso diretto al porto e collegamenti efficienti con il sistema energetico nazionale. Questi fattori permettono di ottimizzare la catena di approvvigionamento e di distribuire i prodotti bioenergetici in modo capillare. Inoltre, la presenza di professionalità altamente specializzate nel settore petrolchimico costituisce un vantaggio competitivo per la riconversione del sito.


Il nuovo impianto comprenderà anche un centro di ricerca e sviluppo dedicato alle biotecnologie e ai processi di raffinazione sostenibile. Saranno avviati progetti di sperimentazione su feedstock di seconda e terza generazione, tra cui alghe, microcolture e residui lignocellulosici, con l’obiettivo di incrementare l’efficienza dei processi e ridurre ulteriormente l’impatto ambientale. Le attività di ricerca saranno condotte in collaborazione con università siciliane e centri tecnologici internazionali, in un’ottica di scambio di competenze e trasferimento tecnologico.


Il progetto di Priolo ha ottenuto il sostegno delle istituzioni regionali e nazionali, che lo considerano un tassello fondamentale per la decarbonizzazione del sistema energetico italiano. La Regione Siciliana ha sottolineato come la nuova bioraffineria rappresenti un’occasione unica per rilanciare l’industria locale e trasformare un polo tradizionalmente legato ai combustibili fossili in un centro di innovazione sostenibile. Le procedure autorizzative, avviate formalmente con la presentazione del progetto al Ministero dell’Ambiente, dovrebbero concludersi entro la fine del 2025, permettendo l’avvio dei lavori di costruzione nel 2026 e l’entrata in esercizio entro il 2028.


La nascita della bioraffineria di Priolo conferma la volontà di Eni di guidare la transizione ecologica del Paese attraverso un modello industriale integrato e sostenibile. L’impianto siciliano diventerà un punto di riferimento europeo per la produzione di biocarburanti avanzati, destinati a settori chiave come trasporti, aviazione e logistica, e contribuirà in modo determinante alla riduzione delle emissioni del sistema energetico nazionale, rafforzando al contempo la filiera industriale e tecnologica del Mezzogiorno.

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