Energia, serve una legge quadro per garantire stabilità e certezza normativa nel settore strategico del Paese
- piscitellidaniel
- 8 ott
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L’urgenza di una legge quadro sull’energia si impone oggi come una necessità strutturale per l’Italia, in un momento in cui la transizione ecologica, la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività industriale richiedono coerenza normativa e visione di lungo periodo. Il sistema energetico nazionale è attraversato da una molteplicità di norme, decreti e competenze frammentate che rallentano gli investimenti, complicano i processi autorizzativi e generano incertezza tra operatori e istituzioni. Senza un quadro organico di riferimento, il rischio è quello di una transizione incompleta, disomogenea e incapace di garantire sicurezza e sostenibilità economica.
Una legge quadro permetterebbe di definire in modo unitario gli obiettivi strategici nazionali, le priorità tecnologiche, i tempi e le modalità di attuazione delle politiche energetiche. L’attuale scenario internazionale, segnato dalle crisi geopolitiche e dalla volatilità dei mercati, impone un cambio di passo: l’Italia non può più affidarsi a interventi emergenziali o frammentari. Serve una pianificazione stabile, capace di orientare investimenti pubblici e privati in maniera coordinata, e di offrire alle imprese un contesto regolatorio prevedibile.
Il principio della neutralità tecnologica dovrà essere uno dei cardini del nuovo impianto legislativo. La transizione energetica non può essere guidata da logiche ideologiche o da scelte imposte dall’alto, ma deve consentire la coesistenza di tutte le fonti che rispettino criteri di sostenibilità, efficienza e sicurezza. Solare, eolico, idrogeno, biometano, nucleare di nuova generazione e sistemi di accumulo dovranno poter concorrere, ognuno con il proprio ruolo, alla costruzione di un mix equilibrato e resiliente. La certezza normativa sarà fondamentale anche per attrarre investimenti internazionali in ricerca e sviluppo, oggi frenati dall’instabilità del quadro regolatorio.
Altro elemento centrale riguarda la semplificazione amministrativa. I tempi medi per ottenere autorizzazioni e permessi nel settore energetico superano spesso i mille giorni, scoraggiando le imprese e compromettendo la possibilità di rispettare gli obiettivi europei di decarbonizzazione. La legge quadro dovrebbe introdurre procedure più snelle, tempi certi e responsabilità definite per le amministrazioni coinvolte. L’idea è quella di costruire un sistema trasparente, in cui la regola non sia l’eccezione ma la normalità, e dove il diritto di realizzare infrastrutture conformi alle norme non venga ostacolato da ritardi o conflitti di competenza.
La governance del settore rappresenta un altro nodo da sciogliere. La dispersione delle competenze tra Stato, regioni e autorità indipendenti ha spesso generato sovrapposizioni e conflitti decisionali. Una cabina di regia unitaria, con poteri di indirizzo e coordinamento, consentirebbe di allineare le politiche industriali, ambientali e territoriali. La legge dovrebbe inoltre prevedere un piano energetico nazionale di lungo periodo, aggiornato periodicamente, che indichi obiettivi misurabili e vincolanti, capaci di orientare il sistema economico e produttivo verso la sostenibilità senza comprometterne la competitività.
La sicurezza energetica deve essere affrontata come questione strategica nazionale. Gli eventi degli ultimi anni hanno mostrato la vulnerabilità di un sistema eccessivamente dipendente dalle importazioni di gas e petrolio. La diversificazione delle fonti, lo sviluppo di infrastrutture di stoccaggio e rigassificazione, la produzione locale di energia rinnovabile e il rilancio della ricerca nel campo nucleare di nuova generazione sono strumenti indispensabili per garantire stabilità e indipendenza. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da paesi terzi e assicurare continuità di approvvigionamento anche in situazioni di crisi internazionale.
Il capitale umano e la formazione tecnica rappresentano componenti essenziali della trasformazione energetica. La collaborazione tra università, enti di ricerca e imprese dovrà essere incentivata attraverso programmi mirati di formazione, aggiornamento e specializzazione. La transizione richiede nuove competenze, professionisti capaci di gestire tecnologie avanzate e figure in grado di interpretare i dati energetici e ambientali. La creazione di percorsi formativi dedicati potrà contribuire alla crescita di una nuova generazione di esperti, indispensabili per garantire che il sistema produttivo sia all’altezza delle sfide tecnologiche e normative che il settore richiede.
La dimensione sociale della transizione dovrà essere regolata con equilibrio. Il passaggio a un nuovo modello energetico comporta costi che non possono essere scaricati sulle fasce più deboli della popolazione o sulle piccole imprese. La legge quadro dovrà prevedere meccanismi di compensazione e strumenti di tutela per evitare l’aumento della povertà energetica e sostenere i consumatori vulnerabili. Il principio della sostenibilità dovrà essere interpretato non solo in chiave ambientale, ma anche come garanzia di equità e inclusione, attraverso politiche di sostegno mirate e un sistema di tariffe che non penalizzi chi è più esposto alle variazioni dei mercati internazionali.

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