top of page

Eli Lilly spiazza Novo Nordisk: la pillola anti-diabete che cambia il gioco

Nel giro di una mattinata, Novo Nordisk ha perso quasi l’8% del suo valore in Borsa. A scatenare il tonfo è stato l’annuncio di Eli Lilly, che ha diffuso i dati sull’efficacia della sua nuova molecola orale per il trattamento del diabete di tipo 2. Si chiama orforglipron, ed è un agonista del recettore GLP-1, la stessa classe di farmaci a cui appartengono i blockbuster Ozempic e Wegovy. Ma la differenza sostanziale è che il farmaco di Lilly si assume per bocca, un vantaggio potenziale enorme rispetto alle iniezioni sottocutanee settimanali richieste dai prodotti concorrenti.


Nel dettaglio, i dati clinici pubblicati da Eli Lilly mostrano che orforglipron è in grado di ridurre il peso corporeo di una media del 7,9% in 40 settimane, a seconda del dosaggio. Il calo dell’emoglobina glicata, indicatore chiave del controllo glicemico nei pazienti diabetici, varia tra l’1,3% e l’1,6%. Queste cifre avvicinano la nuova molecola ai livelli di efficacia dei farmaci di punta della rivale danese, con il vantaggio però di un’assunzione quotidiana semplice, senza aghi.


La reazione dei mercati è stata immediata. Gli investitori hanno interpretato i risultati come un segnale chiaro che Eli Lilly non solo intende contendere la leadership a Novo Nordisk, ma ha anche gli strumenti per riuscirci. A Copenhagen, le azioni Novo hanno chiuso in calo del 7,9%, segnando una delle peggiori performance giornaliere degli ultimi anni. Il titolo Lilly, invece, ha guadagnato in apertura, beneficiando delle aspettative sul potenziale commerciale del nuovo farmaco.


L’industria farmaceutica sta attraversando una fase di profonda trasformazione, con la ricerca di nuovi approcci per il trattamento del diabete e dell’obesità che si fa sempre più frenetica. La competizione tra le due big pharma ha raggiunto livelli altissimi proprio grazie al boom di farmaci come semaglutide (Ozempic) e tirzepatide (Mounjaro), che combinano efficacia nel controllo della glicemia con effetti dimagranti significativi. Il mercato globale del diabete e della gestione del peso ha superato i 100 miliardi di dollari nel 2024, e le proiezioni indicano una crescita annua a doppia cifra almeno fino al 2030.


In questo contesto, la possibilità di offrire un’alternativa orale credibile rappresenta un elemento di rottura. I farmaci iniettabili, sebbene efficaci, restano ostici per una parte dei pazienti, soprattutto nella fascia degli anziani o in contesti dove la gestione domiciliare è complicata. La pillola anti-diabete di Lilly potrebbe quindi espandere il bacino d’utenza, attirando nuovi pazienti e migliorando l’aderenza alla terapia nei casi già diagnosticati.


Un altro aspetto che ha pesato sulla fiducia degli investitori è legato alla pipeline di Eli Lilly, che si sta dimostrando solida anche sul versante cardiovascolare e metabolico. Oltre a orforglipron, l’azienda sta sviluppando combinazioni con altri agonisti recettoriali e sta esplorando impieghi anche nei soggetti non diabetici ma obesi, un segmento di popolazione in fortissima espansione.


Novo Nordisk, dal canto suo, continua a puntare su semaglutide e sul lancio di nuove versioni a rilascio modificato. Ha già annunciato lo sviluppo di una propria formulazione orale avanzata, ma i tempi di sperimentazione sembrano più lunghi rispetto a quelli di Lilly. Inoltre, il mercato ha dimostrato di scontare subito qualsiasi segnale di indebolimento del suo vantaggio competitivo, rendendo più fragile la posizione del gruppo danese.


L’ascesa di Lilly in questo campo non è un fulmine a ciel sereno. Da anni l’azienda americana ha investito miliardi in ricerca metabolica, spinta anche dall’enorme successo commerciale di Mounjaro, già approvato in molti paesi per il diabete e in fase di estensione per il trattamento dell’obesità. La svolta con orforglipron è stata possibile anche grazie a un’alleanza strategica con startup biotech e istituti di ricerca focalizzati sulla farmacologia recettoriale.


L’impatto dell’annuncio è destinato a farsi sentire anche sul piano delle politiche sanitarie. Se il farmaco orale si dimostrerà efficace anche nella popolazione generale e manterrà un buon profilo di sicurezza, potrebbe essere inserito con maggiore rapidità nei protocolli terapeutici pubblici, facilitando l’accesso alle cure nei sistemi sanitari nazionali. In questo scenario, i volumi di vendita potrebbero moltiplicarsi molto più rapidamente rispetto ai farmaci iniettabili.


La Food and Drug Administration statunitense dovrebbe ricevere a breve la richiesta di autorizzazione per orforglipron, mentre l’Agenzia europea per i medicinali attende i dati definitivi della fase III per avviare la procedura. Se i tempi saranno rispettati, il farmaco potrebbe arrivare sul mercato tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, precedendo l’eventuale arrivo di rivali analoghi in forma orale.


Anche altri gruppi stanno osservando da vicino l’evoluzione di questo segmento. Pfizer, Sanofi e AstraZeneca hanno tutti in pipeline farmaci GLP-1 o simili, ma nessuno sembra al momento vicino alla commercializzazione di un’alternativa orale così avanzata. Lilly si trova dunque in una posizione favorevole per consolidare la sua leadership e imporsi in un mercato che è ormai il nuovo epicentro dell’industria farmaceutica mondiale.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page