Eli Lilly lancia la sfida con orforglipron: la pillola anti-obesità che rimpiazza le iniezioni e fa volare il titolo in Borsa
- piscitellidaniel
- 17 apr
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La notizia arriva in una giornata di forte fermento a Wall Street: Eli Lilly ha diffuso i dati di fase 3 sul farmaco orforglipron, una compressa orale destinata a trattare obesità e diabete di tipo 2. I risultati ottenuti nello studio clinico hanno superato le aspettative e posizionato il nuovo farmaco come un potenziale sostituto delle attuali terapie iniettabili, tra cui il già celebre Mounjaro prodotto dalla stessa casa farmaceutica americana.
Orforglipron appartiene alla categoria degli agonisti del recettore GLP-1, meccanismo d’azione condiviso con farmaci di riferimento come Ozempic e Wegovy. La differenza sostanziale è nella somministrazione: non più iniezioni settimanali, ma una compressa da assumere quotidianamente. Un cambiamento che potrebbe semplificare radicalmente la vita di milioni di pazienti, migliorando l’aderenza terapeutica e riducendo costi e complessità logistiche nella distribuzione del farmaco.
I dati presentati da Lilly mostrano una riduzione media del peso corporeo pari al 7,9% dopo 40 settimane nei pazienti con diabete di tipo 2. Ancora più significativi sono i risultati sul fronte del controllo glicemico, con una riduzione dell’emoglobina glicata (HbA1c) compresa tra l’1,3% e l’1,6% rispetto al placebo. Nessun segnale di tossicità epatica è emerso durante lo studio, confermando un profilo di sicurezza solido e molto competitivo rispetto agli standard attuali.
La risposta del mercato è stata immediata: nel pre-market, il titolo Eli Lilly ha guadagnato oltre l’11%, trascinando al rialzo l’intero comparto farmaceutico. Gli analisti hanno rivisto al rialzo le stime di ricavi futuri per il gruppo, ipotizzando un potenziale mercato di riferimento da oltre 150 miliardi di dollari entro la fine del decennio. L’azienda ha già confermato che presenterà le richieste di autorizzazione alle autorità regolatorie entro la fine del 2025, in vista di una possibile commercializzazione a partire dal 2026.
A livello competitivo, Lilly punta a superare Novo Nordisk, leader attuale con i suoi prodotti iniettabili a base di semaglutide. Le due aziende si contendono da mesi la leadership nel trattamento dell’obesità e del diabete, settori che si sono rivelati strategici anche sul fronte della spesa pubblica sanitaria. Pfizer, che era in fase avanzata di sviluppo di un’alternativa orale, ha interrotto il programma a causa di risultati negativi sul piano della sicurezza epatica, liberando di fatto spazio per l’ascesa di orforglipron.
Il nuovo farmaco ha inoltre un potenziale impatto sul piano sociale. La sua formulazione orale lo rende particolarmente adatto anche a contesti sanitari a bassa infrastruttura, dove la somministrazione iniettabile comporta barriere d’accesso elevate. Questo potrebbe estendere l’accessibilità ai trattamenti per obesità e diabete in Paesi emergenti e in aree rurali nei sistemi sanitari più fragili.
In previsione del lancio, Lilly ha già avviato un piano di potenziamento industriale con l’obiettivo di aumentare la capacità produttiva. Sono in corso investimenti per circa 2 miliardi di dollari destinati alla costruzione di nuovi stabilimenti e all’automazione della catena distributiva, mentre è stata attivata una rete di accordi di fornitura per i principi attivi su scala globale.
L’impatto potenziale di orforglipron va ben oltre il mercato farmaceutico: secondo diversi analisti, il farmaco potrebbe modificare anche l’approccio della medicina generale alla gestione del peso corporeo, favorendo un’adozione precoce del trattamento e un’integrazione più profonda con le strategie di prevenzione cardiovascolare e metabolica.
La crescita del titolo in Borsa e l’entusiasmo degli investitori riflettono la portata di questo sviluppo: Eli Lilly non sta solo proponendo un nuovo farmaco, ma sta offrendo una nuova modalità terapeutica che potrebbe ridefinire il paradigma della lotta contro due delle principali malattie croniche del nostro tempo. L’industria osserva con attenzione l’evoluzione di un dossier che potrebbe cambiare il volto del pharma nei prossimi anni.

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