Dollaro in recupero, mercati scommettono su una pausa prolungata dei tagli dei tassi
- piscitellidaniel
- 2 ore fa
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Le borse globali hanno toccato un nuovo massimo storico intraday per la terza seduta consecutiva, mentre il dollaro statunitense ha dato segnali di stabilizzazione dopo il brusco calo registrato nella sessione precedente, alla vigilia della decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse attesa per mercoledì.
A Wall Street, le azioni statunitensi hanno aperto in rialzo, con l’indice S&P 500 che ha superato per la prima volta la soglia dei 7.000 punti. L’attenzione degli investitori è rivolta alla stagione degli utili: dopo la chiusura dei mercati sono attesi i risultati di Microsoft, Tesla e Meta Platforms, mentre quelli di Apple saranno pubblicati giovedì.
Il Dow Jones Industrial Average è salito di 3,45 punti, ovvero dello 0,01%, a 49.006,97, l'S&P 500 è salito di 16,20 punti, ovvero dello 0,23%, a 6.994,80 e il Nasdaq Composite è salito di 124,60 punti, ovvero dello 0,53%, a 23.943,34.
L’indice MSCI World è avanzato di 3,01 punti, pari allo 0,29%, attestandosi a 1.054,17, dopo aver segnato un record intraday a 1.055,04, il terzo consecutivo. L’indicatore si avvia così a registrare il sesto rialzo di fila, la serie positiva più lunga dall’inizio dell’anno.
In Europa, l’indice paneuropeo STOXX 600 ha ceduto lo 0,67%, appesantito dal crollo di circa il 7% di LVMH. Il gruppo del lusso, proprietario tra gli altri di Louis Vuitton e Tiffany, ha diffuso i risultati trimestrali, mentre l’amministratore delegato Bernard Arnault ha espresso un atteggiamento prudente sulle prospettive per il prossimo anno.
FX WATCH
Il dollaro ha dato segnali di stabilizzazione dopo aver registrato il peggior calo percentuale giornaliero dal 1° agosto. Martedì il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è apparso minimizzare la recente debolezza che aveva spinto il biglietto verde ai minimi degli ultimi quattro anni.
Nelle ultime settimane la valuta statunitense è stata sotto pressione a causa delle aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve entro fine anno, delle incertezze legate ai dazi e della volatilità delle politiche economiche. A pesare sulla fiducia degli investitori hanno contribuito anche le minacce all’indipendenza della banca centrale e l’ampliamento dei deficit fiscali.
L’indice del dollaro, che misura il biglietto verde contro un paniere di valute, è salito dello 0,32% a 96,22. L’euro è sceso dello 0,61% a 1,1968 dollari, dopo aver superato la soglia di 1,20 in seguito ai commenti di Trump.
I responsabili della Banca centrale europea hanno espresso crescenti preoccupazioni per il rapido rafforzamento dell’euro, avvertendo che potrebbe esercitare pressioni al ribasso sull’inflazione, già attesa sotto l’obiettivo del 2% fissato dalla BCE.
La Federal Reserve dovrebbe mantenere i tassi invariati in una riunione condizionata dal clima politico: dall’indagine penale dell’amministrazione Trump sul presidente Jerome Powell, al tentativo in corso di rimuovere la governatrice Lisa Cook, fino alla prevista nomina del successore di Powell a maggio.
Gli investitori scommettono che la pausa nel ciclo di tagli dei tassi si protrarrà oltre le ultime riunioni guidate da Powell, previste tra marzo e aprile.
Sul mercato valutario, il dollaro si è rafforzato dello 0,39% nei confronti dello yen giapponese, salendo a 152,78, mentre la sterlina ha ceduto lo 0,34% a 1,3798 dollari.
«Gli Stati Uniti hanno una politica forte sul dollaro, che significa innanzitutto garantire solidi fondamentali», ha dichiarato il Segretario al Tesoro Scott Bessent, respingendo al contempo l’ipotesi di interventi sul mercato dei cambi a sostegno dello yen, dopo il forte apprezzamento della valuta giapponese contro il biglietto verde registrato la scorsa settimana.
La persistente debolezza del dollaro ha continuato a sostenere il comparto delle materie prime: l’oro ha toccato un nuovo record, superando quota 5.300 dollari l’oncia. In rialzo anche il petrolio, con il WTI statunitense in crescita dell’1,31% a 63,21 dollari al barile e il Brent in aumento dell’1,02% a 68,26 dollari, dopo aver raggiunto nella seduta precedente il massimo degli ultimi quattro mesi a 68,53 dollari.
Fonte: investing.com




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