Discoteche italiane, un settore da due miliardi di euro tra ripresa e allarme abusivismo: servono regole, sicurezza e investimenti per non disperdere il potenziale economico
- piscitellidaniel
- 21 ott
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Il comparto delle discoteche e dei locali di intrattenimento in Italia torna a far registrare numeri rilevanti, con un giro d’affari che supera i due miliardi di euro annui e circa 350 mila lavoratori coinvolti tra dipendenti diretti e indotto. Dopo anni di difficoltà dovute prima alla crisi economica e poi alla pandemia, il settore sta vivendo una fase di rilancio che, tuttavia, convive con problemi strutturali: l’abusivismo, la mancanza di regole uniformi e l’insufficiente riconoscimento istituzionale come filiera economica vera e propria.
Secondo le più recenti stime elaborate dalle associazioni di categoria, in Italia operano circa 2.500 discoteche regolari, ma il numero dei locali che svolgono attività analoghe in modo non autorizzato supera abbondantemente quota 5.000. Si tratta di spazi che organizzano eventi, serate e concerti senza licenze adeguate, senza rispettare i protocolli di sicurezza e spesso eludendo le norme fiscali. L’effetto è duplice: da un lato si crea una concorrenza sleale che penalizza gli imprenditori regolari, dall’altro aumenta il rischio per i consumatori, in particolare per i giovani, che frequentano ambienti non conformi agli standard previsti.
L’abusivismo rappresenta oggi la principale emergenza per la filiera, che negli ultimi anni ha visto cambiare radicalmente la propria struttura. Molti imprenditori storici del settore, soprattutto nelle aree turistiche e metropolitane, denunciano la proliferazione di eventi privati e club improvvisati che sfuggono ai controlli, generando un sommerso difficilmente quantificabile ma stimato in circa 700 milioni di euro all’anno. A questo si aggiunge un danno reputazionale per l’intero comparto, che si trova spesso a rispondere di episodi di cronaca legati a situazioni fuori controllo, anche quando le responsabilità non riguardano le strutture regolari.
La ripartenza economica del settore dopo il periodo pandemico è stata sostenuta da un forte desiderio di socialità e dal ritorno dei flussi turistici, che hanno riattivato il circuito dell’intrattenimento notturno nelle principali località italiane. Le grandi discoteche, in particolare quelle costiere e nelle città d’arte, hanno registrato incrementi di presenze e ricavi fino al 20 % rispetto al 2023. Tuttavia, gli operatori sottolineano come la crescita sia disomogenea: se i grandi club riescono a beneficiare di economie di scala e di una clientela internazionale, i locali di media dimensione e le sale storiche continuano a soffrire l’aumento dei costi energetici, la burocrazia e la ridotta accessibilità ai finanziamenti bancari.
Un altro nodo cruciale riguarda la regolamentazione. Il settore dell’intrattenimento notturno in Italia non dispone ancora di un quadro normativo unitario che ne riconosca la specificità economica e culturale. Le licenze e le autorizzazioni sono disciplinate da normative locali spesso differenti, con tempi lunghi e procedure complesse. Le associazioni di categoria chiedono da tempo una riforma che definisca standard nazionali in materia di sicurezza, fiscalità e rapporti di lavoro, e che consenta di distinguere chiaramente tra le attività professionali e quelle occasionali. Una regolamentazione moderna permetterebbe anche di agevolare l’accesso a fondi per la digitalizzazione e la sostenibilità, due ambiti sempre più centrali per la competitività delle imprese.
Sul fronte occupazionale, la filiera delle discoteche e dei locali notturni rappresenta una delle realtà più articolate del panorama economico nazionale. Oltre agli addetti diretti – gestori, tecnici audio e luci, baristi, addetti alla sicurezza e personale amministrativo – il settore genera un indotto importante che coinvolge service, artisti, agenzie di comunicazione, fornitori e aziende di beverage. Si calcola che ogni grande locale impieghi mediamente tra 40 e 100 persone per evento, un dato che cresce nei periodi di alta stagione. Tuttavia, la frammentazione del mercato e la stagionalità rendono difficile garantire continuità occupazionale e contratti stabili, con una quota rilevante di lavoro intermittente o occasionale.
Il tema della sicurezza è un altro punto cardine. Gli imprenditori che operano nel rispetto delle norme chiedono controlli più severi sui locali abusivi e una maggiore collaborazione con le forze dell’ordine per evitare episodi di sovraffollamento e mancanza di requisiti strutturali. Le discoteche regolari investono ogni anno milioni di euro in impianti di videosorveglianza, sistemi antincendio, controlli sugli accessi e formazione del personale. Tuttavia, l’assenza di controlli capillari su chi opera al di fuori della legalità mina la credibilità del comparto e disincentiva ulteriori investimenti.
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda l’evoluzione della domanda. Le nuove generazioni di frequentatori, più attente alla qualità dell’esperienza e all’integrazione tra intrattenimento e tecnologia, stanno cambiando il modo di concepire la discoteca. I locali si trasformano sempre più in spazi multifunzionali, che uniscono musica, ristorazione, eventi culturali e format tematici. L’intrattenimento notturno diventa così parte di un ecosistema turistico e sociale più ampio, in cui l’esperienza e la sostenibilità sono fattori di scelta determinanti.
Negli ultimi mesi, il settore ha inoltre avviato un dialogo con le istituzioni per affrontare il tema dell’abusivismo e per ottenere il riconoscimento ufficiale come comparto economico strategico. Tra le proposte discusse figurano la creazione di un registro nazionale dei locali di intrattenimento, la semplificazione delle procedure di rinnovo delle licenze e l’introduzione di un sistema di incentivi fiscali per le imprese che investono in sicurezza e innovazione. Un altro fronte riguarda la lotta alla concorrenza sleale, che passa per un maggiore coordinamento tra autorità locali, agenzie fiscali e polizia amministrativa.
L’industria del divertimento notturno, che in molti Paesi europei è considerata parte integrante dell’economia culturale, in Italia continua a cercare un equilibrio tra creatività, redditività e rispetto delle regole. Il potenziale economico è elevato, ma la frammentazione normativa e la mancanza di riconoscimento istituzionale rischiano di limitarne la crescita. Per gli operatori del settore, l’obiettivo è chiaro: garantire trasparenza, legalità e sostenibilità per preservare un patrimonio che, oltre al valore economico, rappresenta anche una componente essenziale dell’identità culturale e sociale del Paese.

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