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Dazi USA e borse europee in caduta: Milano travolta, giù banche e industria

Il 3 aprile 2025 si è rivelato un giorno nero per le borse europee, colpite duramente dalla reazione dei mercati ai nuovi dazi annunciati dagli Stati Uniti. Il provvedimento, reso noto dall’amministrazione Trump e già attivo, prevede l’introduzione di tariffe fino al 25% su un’ampia gamma di prodotti europei, con particolare riguardo al comparto automobilistico e manifatturiero. L’effetto immediato è stato un’ondata di vendite sui listini continentali. Il pan-European Stoxx 600 ha perso l’1,5%, mentre il DAX tedesco è sceso dell’1,8%. Il CAC 40 di Parigi ha ceduto l’1,4% e il FTSE 100 londinese ha lasciato sul terreno oltre l’1,2%. In Italia, l’indice FTSE MIB ha segnato la peggior performance d’Europa con un -3,6%, trascinato al ribasso dai titoli bancari e industriali.


Le banche italiane pagano il conto più alto

Tra i titoli più penalizzati a Piazza Affari ci sono stati Banco BPM, che ha chiuso con un calo del 4,8%, Banca Monte dei Paschi di Siena con un -4,57%, Intesa Sanpaolo in flessione del 3,9% e Unicredit con un ribasso del 4,1%. Il settore bancario risente fortemente del rischio di un rallentamento economico generalizzato, causato dall’escalation delle tensioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico. La stretta sui dazi, infatti, può incidere sull’export e sugli scambi commerciali, alimentando timori per la tenuta della crescita e quindi anche della redditività del comparto creditizio.


Industria in affanno: Prysmian, Stellantis, CNH in discesa

Oltre alle banche, a soffrire sono stati anche i titoli industriali. Prysmian ha perso il 4,8% dopo essere stata tra le più colpite della giornata, complice la sua esposizione internazionale e il rischio di aumento dei costi di produzione e distribuzione. Stellantis ha chiuso in calo del 3,6%, frenata dai timori su possibili riduzioni della domanda nel mercato statunitense, fondamentale per il gruppo. CNH Industrial ha perso il 3,9%, penalizzata sia dai nuovi dazi sia dalla prospettiva di una contrazione negli investimenti nei beni strumentali a livello globale. Anche Pirelli e Leonardo hanno registrato ribassi superiori al 3%, risentendo della generale avversione al rischio.


Il contesto internazionale e la risposta dell’UE

L’Unione Europea, per voce della presidente Ursula von der Leyen, ha definito i dazi americani “un attacco ingiustificato all’economia europea” e ha ribadito la disponibilità a rispondere con misure equivalenti. Tra le opzioni valutate da Bruxelles ci sono contro-dazi su prodotti agricoli statunitensi, beni di lusso e tecnologia. Tuttavia, all’interno dell’UE non c’è uniformità di vedute. Alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, preferirebbero tentare la via diplomatica per evitare una guerra commerciale totale. Il governo italiano, pur ritenendo l’azione americana sbagliata, ha fatto sapere che una reazione eccessiva rischierebbe di compromettere ulteriormente i già fragili equilibri economici e commerciali.


Volatilità ai massimi e fuga verso beni rifugio

A livello globale, la giornata è stata caratterizzata da un aumento generalizzato della volatilità. L’indice VIX, barometro della paura sui mercati, è balzato ai massimi degli ultimi sei mesi. Gli investitori si sono rifugiati negli asset considerati più sicuri, facendo volare l’oro oltre la soglia dei 3.100 dollari l’oncia e spingendo al ribasso i rendimenti dei Treasury decennali. Anche il dollaro ha guadagnato terreno contro euro e yen, sostenuto dalla percezione che l’economia americana possa reggere meglio l’urto di una fase di contrazione commerciale rispetto a quella europea o giapponese.


Prospettive a breve termine e timori recessivi

Secondo le stime preliminari di alcuni centri di analisi, una prosecuzione delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti potrebbe costare all’economia europea fino a 0,3 punti percentuali di PIL già nel secondo trimestre del 2025. I settori più colpiti sarebbero l’automotive, la meccanica strumentale, l’agroalimentare e la chimica. Le imprese esportatrici, specie quelle di medie dimensioni, rischiano di subire un contraccolpo rilevante, con effetti negativi anche sull’occupazione e sugli investimenti privati. In questo scenario, la politica monetaria della Banca Centrale Europea potrebbe trovarsi nella difficile posizione di dover rinviare l’inasprimento previsto dei tassi, per non aggravare la frenata in corso.


Milano al centro della tempesta

La Borsa di Milano, da sempre sensibile alle dinamiche globali e particolarmente esposta ai settori manifatturiero e finanziario, si trova al centro della tempesta. L’indice FTSE MIB ha archiviato una delle peggiori sedute degli ultimi dodici mesi, con una capitalizzazione bruciata in una sola giornata pari a circa 18 miliardi di euro. Gli operatori attendono ora segnali più chiari da parte della Commissione Europea, ma anche possibili rassicurazioni da Washington che, almeno per ora, non sembrano in arrivo. Il sentiment degli investitori rimane fragile e ogni notizia proveniente da Bruxelles o dalla Casa Bianca rischia di innescare nuove ondate di volatilità.


Effetti reali su imprese e consumatori

Se i mercati reagiscono nell’immediato, gli effetti più profondi si vedranno nelle prossime settimane, quando le imprese inizieranno a rivedere i propri piani industriali. L’aumento del costo delle esportazioni verso gli Stati Uniti potrebbe costringere molte aziende europee a ripensare i propri listini, a ridurre le marginalità o a ridurre la produzione. In parallelo, i consumatori statunitensi potrebbero trovarsi di fronte a un aumento dei prezzi su numerosi beni importati dall’Europa, generando a loro volta dinamiche inflazionistiche. Anche per questo, molti osservatori auspicano una rapida riapertura del dialogo tra Washington e Bruxelles per evitare un’escalation che danneggerebbe entrambe le sponde dell’Atlantico.

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