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Dal 2026 addio al bonus mobili ed elettrodomestici e detrazioni ridotte per le ristrutturazioni: la nuova stagione dei bonus casa

Il sistema dei bonus legati alla casa, che negli ultimi dieci anni ha rappresentato uno dei principali strumenti di sostegno all’edilizia e ai consumi delle famiglie italiane, si avvia verso una fase di profonda trasformazione. Secondo quanto emerge dalle più recenti decisioni governative, a partire dal 2026 non sarà più disponibile il bonus mobili ed elettrodomestici, mentre le agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie subiranno un ridimensionamento delle detrazioni fiscali. Una svolta che avrà conseguenze rilevanti non solo per i cittadini ma anche per il comparto delle costruzioni, dell’arredo e dell’elettrodomestico, settori che negli ultimi anni hanno beneficiato di una spinta significativa grazie agli incentivi.


Il bonus mobili ed elettrodomestici, introdotto come misura complementare alle ristrutturazioni edilizie, consentiva di ottenere una detrazione Irpef per l’acquisto di arredi e grandi apparecchi destinati a immobili oggetto di interventi di recupero. La misura aveva un duplice obiettivo: stimolare la domanda interna in un settore strategico come quello del mobile – da sempre fiore all’occhiello del Made in Italy – e sostenere l’efficienza energetica attraverso la sostituzione di vecchi elettrodomestici con modelli più moderni e a basso consumo. La sua cancellazione rappresenta quindi un cambiamento significativo, destinato a pesare soprattutto sulle famiglie che contavano su questa agevolazione per affrontare spese importanti legate alla ristrutturazione della propria abitazione.


Anche il bonus ristrutturazioni, strumento di più lunga durata e più diffuso tra i contribuenti, subirà un ridimensionamento. Dal 2026, infatti, la percentuale di detrazione scenderà dal 50% al 36%, con un tetto massimo di spesa ridotto a 48.000 euro per unità immobiliare. Si tratta di un ritorno alle regole precedenti al 2012, quando il potenziamento delle agevolazioni era stato introdotto per sostenere un settore in forte crisi dopo la grande recessione. La riduzione delle aliquote non cancella del tutto l’incentivo, ma ne ridimensiona in maniera sensibile la portata, rendendo meno conveniente affrontare lavori di manutenzione straordinaria e ristrutturazione.


La decisione del Governo è legata alla necessità di riequilibrare i conti pubblici e ridurre l’impatto di un sistema di agevolazioni che negli anni ha avuto costi molto elevati per lo Stato. I bonus edilizi, soprattutto con il boom del Superbonus 110%, hanno inciso pesantemente sul bilancio pubblico, generando un’esplosione del debito legato ai crediti fiscali. Sebbene i bonus casa abbiano una portata più contenuta rispetto al Superbonus, la scelta di ridurli si inserisce in un quadro di razionalizzazione complessiva.


Le reazioni delle associazioni di categoria non si sono fatte attendere. Il settore del mobile e dell’arredamento ha sottolineato come il bonus mobili abbia avuto un ruolo fondamentale nel sostenere i consumi interni e nell’aiutare le imprese a superare le difficoltà degli anni più duri della pandemia. La sua cancellazione, secondo gli operatori, rischia di indebolire la domanda interna in un momento in cui l’export mostra segnali di rallentamento. Per le aziende dell’elettrodomestico, inoltre, il bonus ha rappresentato un incentivo importante per spingere la sostituzione con prodotti a maggiore efficienza energetica, in linea con gli obiettivi europei di sostenibilità.


Anche nel comparto delle costruzioni la riduzione delle detrazioni per le ristrutturazioni è percepita come un rischio. Le associazioni degli artigiani e delle piccole imprese edili evidenziano che molti interventi di manutenzione straordinaria e recupero del patrimonio immobiliare esistente potrebbero non essere più considerati convenienti dai cittadini, con una conseguente contrazione della domanda di lavori. Questo potrebbe penalizzare in particolare le imprese di dimensioni ridotte che lavorano prevalentemente sul mercato locale e che hanno beneficiato in misura significativa del rilancio del settore grazie ai bonus.


Sul fronte dei consumatori, le associazioni avvertono che la riduzione degli incentivi rischia di scoraggiare le famiglie dal realizzare lavori di riqualificazione, con ricadute negative anche in termini di sicurezza degli edifici ed efficienza energetica. L’Italia è un Paese con un patrimonio immobiliare mediamente datato, e la spinta degli incentivi fiscali ha rappresentato negli ultimi anni un fattore decisivo per incoraggiare interventi di ammodernamento. La diminuzione delle detrazioni potrebbe rallentare questo processo, con conseguenze anche per il raggiungimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione.


Il Governo difende però la scelta, sottolineando che il nuovo quadro normativo non elimina completamente gli strumenti di sostegno ma li riporta a una dimensione più sostenibile per le finanze pubbliche. Rimangono infatti attivi altri incentivi, come l’ecobonus per l’efficienza energetica e il sismabonus per la messa in sicurezza antisismica, seppur con percentuali inferiori rispetto agli anni del boom del Superbonus. L’idea è di concentrare le risorse sugli interventi più urgenti e strategici, riducendo al contempo il peso sul bilancio dello Stato.


In prospettiva, il 2026 segnerà quindi l’inizio di una nuova stagione per i bonus casa, caratterizzata da una maggiore selettività e da un ritorno a logiche meno espansive. Per famiglie e imprese sarà necessario ripensare le proprie strategie di investimento, valutando con attenzione la convenienza degli interventi in assenza delle condizioni particolarmente favorevoli degli ultimi anni. L’impatto sul mercato immobiliare, sull’edilizia e sul settore dell’arredo sarà uno degli elementi più osservati, poiché da esso dipenderà la tenuta di comparti che rappresentano una parte significativa dell’economia italiana.

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