Confitarma lancia l’allarme: tasse Ue e dazi sulle navi costruite in Cina mettono a rischio la competitività della flotta italiana
- piscitellidaniel
- 10 ott
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L’industria marittima italiana si trova di fronte a una nuova sfida. L’Unione Europea sta valutando l’introduzione di dazi e misure fiscali aggiuntive sulle navi costruite in Cina, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza strategica dal gigante asiatico e riequilibrare la concorrenza nel settore navale. Ma l’iniziativa, che punta a colpire la sovraccapacità produttiva e i sussidi statali di Pechino, rischia di avere un effetto boomerang per l’armamento europeo. A lanciare l’allarme è Confitarma, la Confederazione Italiana Armatori, che avverte: un aumento dei costi per l’acquisto o l’ammodernamento delle navi potrebbe compromettere la competitività delle flotte nazionali e frenare gli investimenti in sostenibilità e innovazione.
Secondo l’associazione, l’eventuale applicazione di dazi sulle navi costruite in cantieri cinesi comporterebbe un incremento immediato dei costi di approvvigionamento, stimato tra il 10% e il 20%, in un momento in cui il settore marittimo sta già affrontando pressioni legate ai costi energetici, alla transizione verde e alle nuove normative ambientali internazionali. Il rischio, spiegano gli armatori, è che le compagnie europee siano costrette a rimandare i piani di rinnovo della flotta, rallentando così il percorso verso una navigazione più efficiente e a basse emissioni.
Il nodo principale riguarda il mercato globale della cantieristica, dove la Cina detiene ormai una posizione dominante. Più del 50% delle nuove navi commerciali mondiali viene costruito nei cantieri cinesi, che offrono prezzi altamente competitivi grazie al sostegno diretto dello Stato e a economie di scala difficilmente replicabili in Europa. L’Italia e gli altri Paesi Ue, pur vantando un know-how tecnologico di eccellenza, non riescono a competere sui costi di produzione, e gran parte delle navi commissionate dalle compagnie europee proviene da stabilimenti asiatici. In questo contesto, l’imposizione di dazi o di ulteriori tasse rappresenterebbe un aggravio per gli armatori, senza garantire un effettivo vantaggio per i cantieri europei.
Confitarma sottolinea che il settore marittimo italiano ha già investito ingenti risorse per adeguarsi alle nuove regole sulla decarbonizzazione e sulle emissioni, imposte dall’Organizzazione Marittima Internazionale e dall’Unione Europea. L’introduzione di ulteriori costi doganali sulle navi rischierebbe di compromettere la sostenibilità economica di questi investimenti. L’associazione ricorda inoltre che la flotta nazionale, con oltre 1.500 unità operative e un’età media di 14 anni, necessita di un rapido processo di rinnovo per restare competitiva nei mercati globali. Bloccare o rallentare gli ordini di nuove costruzioni significherebbe indebolire non solo il trasporto marittimo, ma anche la logistica, l’export e l’intero indotto collegato ai porti italiani.
La preoccupazione non riguarda soltanto gli aspetti economici, ma anche quelli geopolitici. L’eventuale introduzione di dazi sulle navi cinesi potrebbe innescare una reazione da parte di Pechino, con l’imposizione di misure ritorsive nei confronti delle compagnie europee. La Cina rappresenta oggi un partner commerciale fondamentale per i principali armatori del Mediterraneo, sia come fornitore di mezzi navali che come mercato per il trasporto merci. Un deterioramento dei rapporti potrebbe ripercuotersi sull’intero equilibrio del commercio marittimo internazionale, in un momento già segnato da tensioni sui noli e dalla crisi dei canali logistici strategici.
La posizione di Confitarma trova eco anche in altre organizzazioni del settore. Secondo l’European Community Shipowners’ Associations (ECSA), la politica europea dovrebbe concentrarsi su incentivi e strumenti di sostegno alla costruzione navale nel continente, piuttosto che su misure punitive che rischiano di penalizzare le stesse compagnie europee. L’obiettivo comune, secondo l’associazione, deve essere quello di garantire una transizione verde competitiva, capace di sostenere l’innovazione tecnologica e la costruzione di navi a basse emissioni, senza compromettere la sostenibilità economica delle flotte.
Un ulteriore punto di frizione riguarda la nuova tassa ambientale europea (ETS Marittimo), che dal 2024 impone agli armatori di acquistare crediti di carbonio per compensare le emissioni generate dalle rotte europee. La combinazione tra ETS e possibili dazi sulle navi costruite in Asia rischia di creare un doppio svantaggio competitivo per le compagnie europee, che si troverebbero a sostenere costi più elevati rispetto ai concorrenti extra-Ue non soggetti a queste regole. Confitarma ha chiesto al governo italiano e alle istituzioni europee di valutare attentamente gli effetti combinati delle nuove politiche, evitando di penalizzare un comparto che già contribuisce in modo significativo all’economia e all’occupazione.
Le aziende armatoriali italiane sono tra le più esposte a questi rischi. Gran parte della flotta è impegnata nel traffico internazionale di merci e prodotti energetici, e l’efficienza delle navi rappresenta un fattore determinante per la competitività. Le società hanno investito negli ultimi anni in tecnologie per ridurre le emissioni, come carburanti alternativi, sistemi di propulsione ibrida e dispositivi per l’ottimizzazione dei consumi. Un ulteriore aumento dei costi di costruzione potrebbe mettere in discussione molti di questi programmi, rallentando il percorso di transizione ecologica del settore.
Il presidente di Confitarma ha ribadito che l’Italia, come principale potenza marittima del Mediterraneo, deve difendere un equilibrio tra la tutela industriale europea e la libertà di impresa. “Il rischio – ha dichiarato – è di colpire le stesse compagnie che garantiscono i collegamenti essenziali e l’approvvigionamento del Paese. Le misure commerciali devono essere calibrate con attenzione, per evitare di compromettere la competitività dell’intero sistema marittimo europeo.”
La questione sarà al centro del prossimo vertice dei ministri dei Trasporti dell’Unione Europea, che dovranno decidere se procedere con un’indagine formale sui sussidi di Stato cinesi e sull’eventuale introduzione di misure compensative. Le discussioni, tuttavia, si annunciano complesse. Alcuni Stati membri, tra cui Germania e Paesi Bassi, condividono le preoccupazioni degli armatori italiani e temono che i dazi possano generare effetti indesiderati sull’industria logistica e sui traffici marittimi europei.
Nel frattempo, Confitarma chiede che il governo italiano assuma una posizione chiara e si faccia portavoce delle istanze del settore presso Bruxelles. Il timore degli operatori è che la politica industriale europea, nel tentativo di contrastare la supremazia asiatica, finisca per compromettere l’efficienza e la competitività di un comparto strategico per l’economia del Paese. Il mare resta una delle principali vie del commercio globale, e l’Italia, con la sua tradizione marittima e la sua rete portuale, non può permettersi di restare ancorata a politiche che rischiano di frenare la navigazione verso l’innovazione e la sostenibilità.

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