Confindustria Caserta contro l’ASI: il conflitto sugli oneri consortili accende il dibattito industriale in provincia
- piscitellidaniel
- 30 set
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Il quadro industriale della provincia di Caserta si è recentemente infiammato a causa di uno scontro frontale tra Confindustria Caserta e il Consorzio ASI (Area di Sviluppo Industriale) sul tema degli oneri consortili che le imprese insediate devono sostenere. Secondo la posizione degli imprenditori rappresentati da Confindustria, gli oneri imposti sono divenuti insostenibili e scarsamente correlati ai servizi effettivamente erogati, aggravando le difficoltà aziendali. Dall’altro lato, il Consorzio ASI difende la legittimità delle tariffe applicate, facendo leva sulle delibere regionali, sulle sentenze amministrative e sulla necessità di finanziare infrastrutture e gestione. Questo confronto non è solo una questione locale, ma esprime tensioni più ampie tra esigenze di rigore gestionale, tutela del tessuto produttivo e ruolo degli enti consortili nel Mezzogiorno.
Il tema degli oneri consortili non è recente. Le imprese che operano all’interno delle aree ASI devono pagare contributi per attività istruttorie, manutenzione, gestione delle infrastrutture, urbanizzazioni e altri servizi accessori. In Campania, la Regione ha adottato una delibera che uniforma i criteri per la determinazione di tali oneri nei diversi consorzi, fissando limiti massimi che tengano conto di parametri condivisi. Un intervento che ha incontrato resistenze in ASI Caserta, che ha presentato ricorso contro la delibera, ritenendola lesiva delle proprie entrate necessarie per il funzionamento del consorzio. Il TAR Campania ha respinto il ricorso del Consorzio, affermando che l’armonizzazione regionale degli oneri è legittima e che l’azione del consorzio non può ignorare gli indirizzi dettati dalla Regione. Un decisivo riconoscimento della legittimità della regolazione regionale.
Questa decisione del TAR ha acuito lo scontro: Confindustria Caserta ha preso posizione netta, sollevando le seguenti accuse. Le tariffe ASI sarebbero state mantenute retroattivamente, applicate su esercizi passati anche dopo che il TAR aveva dichiarato illegittime alcune quote, con richieste di pagamento che graverebbero ora su imprese già in difficoltà. Le imprese lamentano che, nonostante il pagamento, i servizi essenziali non sono adeguatamente erogati: strade dissestate, rete idrica e fognaria carente, mancata manutenzione, scarsi interventi infrastrutturali — elementi che dovrebbero giustificare l’onerosità applicata. Il presidente di Confindustria locale ha annunciato che l’associazione fornirà assistenza legale agli imprenditori coinvolti, collaborando con uno spin-off universitario per costruire una strategia di difesa e contenimento del rischio.
Dal canto suo, il Consorzio ASI risponde affermando che le tariffe attuali sono conformi agli indirizzi della delibera regionale e che gli oneri servono a garantire il funzionamento del consorzio e la manutenzione delle reti e infrastrutture interne. ASI sostiene che senza adeguate entrate non sarebbe possibile erogare i servizi necessari alle imprese e che la delibera regionale fornisce il quadro normativo entro cui operare. La presidente del Consorzio ha fatto notare che molti degli interventi infrastrutturali già realizzati non sarebbero stati possibili senza le risorse derivanti dagli oneri consortili e che il confronto con Confindustria sarebbe necessario ma deve basarsi su dati concreti e trasparenza.
Un punto critico riguarda la modalità di applicazione retroattiva degli oneri: le imprese denunciano che, pur avendo operato in anni in cui gli oneri erano ritenuti illegittimi o contestati, ora si trovano obbligate a versare le somme aggiuntive con cartelle o richieste tardive, generando gravi problemi di liquidità e contestazioni contabili. Il consorzio, per contro, afferma che la regolarizzazione è prevista e che gli adeguamenti non intendono penalizzare chi ha agito in buona fede, ma piuttosto ristabilire un equilibrio finanziario necessario per la gestione complessiva dell’ente.
Va evidenziato che la posizione degli enti locali e regionali gioca un ruolo decisivo. La Regione Campania, con la delibera di armonizzazione, ha inteso imprimere un vincolo che limiti la discrezionalità dei consorzi nella definizione degli oneri. Questo passaggio istituzionale indica che il livello regionale vuole assumere una funzione correttiva rispetto a disparità territoriali, potenziali abusi tariffari o squilibri tra consorzi. Il fatto che il TAR abbia respinto il ricorso del Consorzio ASI rafforza questa visione: gli atti regionali sono considerati fondati e non lesivi dei diritti delle imprese.
Dal punto di vista delle imprese casertane, lo scenario assume connotati di forte disagio: in un periodo in cui i costi operativi (energia, materie prime, logistica) sono già sotto pressione, dover far fronte a richieste supplementari di oneri arretrati e tassi elevati di tariffazione consortile può aggravare lo stato di sofferenza finanziaria. Il problema non è solo economico ma anche morale: gli imprenditori chiedono che il rapporto con ASI sia basato su trasparenza, corrispondenza tra quanto richiesto e quanto offerto, e la disponibilità a un tavolo di mediazione che eviti contenziosi prolungati.
Lo scontro ASI-Confindustria Caserta evidenzia una questione più generale che riguarda molti consorzi industriali del Mezzogiorno: il bilancio tra sostenibilità finanziaria degli enti consortili e tutela della competitività delle imprese insediate. Se gli enti chiedono risorse ingenti per gestire le infrastrutture, le imprese indennizzate rivendicano che siano esattamente quelle infrastrutture a giustificare il pagamento. Quando il rapporto tra oneri e servizi si rompe, la legittimità del sistema consortile viene messa in discussione.
Nei prossimi mesi, sarà decisiva la capacità degli attori di dialogare: la Regione potrà mediare interpretazioni e applicazioni, Confindustria potrà supportare legalmente le imprese, e l’ASI dovrà dimostrare nei fatti efficacia, trasparenza e correttezza. Se il sistema consortile perderà credibilità, rischia di diventare un peso per l’industria anziché un facilitatore.

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