Cinema e tax credit, il settore chiede certezza: nuove regole, controlli rafforzati e fondi in ritardo paralizzano le produzioni
- piscitellidaniel
- 22 lug
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Il mondo del cinema italiano attraversa un periodo di profonda incertezza a causa della nuova disciplina sul tax credit varata dal Ministero della Cultura. Dopo anni di espansione incentivata da un sistema di crediti d’imposta considerato tra i più generosi in Europa, il settore si trova oggi a fare i conti con un cambiamento normativo che impone maggiori vincoli, controlli più rigorosi e nuove modalità di accesso ai fondi pubblici. Le associazioni di categoria, i produttori indipendenti e le maestranze chiedono a gran voce tempi certi, regole chiare e soprattutto lo sblocco immediato delle risorse necessarie per sostenere le produzioni già in corso o in fase di pre-produzione.
Il nuovo assetto normativo è stato introdotto con un decreto correttivo firmato il 6 giugno 2024 dai ministeri della Cultura e dell’Economia. Il provvedimento ha modificato la disciplina del credito d’imposta per il settore audiovisivo, che negli ultimi anni aveva favorito una crescita esponenziale del numero di film e serie realizzate in Italia. Solo nel 2023, secondo i dati forniti da Anica, sono stati prodotti oltre 400 titoli, contro i poco più di 200 di un decennio prima. Tuttavia, il meccanismo, ritenuto troppo generoso e poco controllato, ha alimentato anche fenomeni distorsivi e frodi, spingendo il governo ad avviare una stretta per riportare sotto controllo la spesa pubblica.
Tra le novità più rilevanti introdotte dal decreto correttivo figurano l’obbligo per i produttori di indicare il titolo dell’opera su ogni fattura di importo superiore a 1.000 euro, l’utilizzo di conti correnti dedicati per le operazioni legate alla produzione e la richiesta di perizie di congruità dei costi sostenuti. Le società che beneficiano del tax credit sono inoltre tenute a reinvestire una parte dell’agevolazione ottenuta in opere considerate “difficili” – documentari, opere prime, cortometraggi, film d’animazione – pena l’esclusione dal beneficio per un periodo di cinque anni.
Queste misure hanno suscitato forti perplessità da parte degli operatori del settore, che lamentano non solo una burocratizzazione eccessiva delle procedure, ma anche ritardi significativi nell’erogazione dei fondi. La situazione è stata ulteriormente aggravata da una serie di ricorsi al Tar da parte di alcune società escluse o penalizzate dalle nuove regole. Il contenzioso ha bloccato l’intero sistema, rendendo incerto l’accesso al credito d’imposta e determinando una paralisi di fatto per molte produzioni indipendenti.
L’appello lanciato da oltre novanta professionisti del cinema italiano, tra cui registi, sceneggiatori, produttori e attori, ha messo in luce le criticità del nuovo sistema. Nella lettera aperta inviata alle istituzioni, i firmatari hanno chiesto con urgenza tre interventi fondamentali: la definizione di una normativa stabile e comprensibile, il rispetto dei tempi di erogazione dei fondi e la previsione di risorse adeguate per sostenere l’intera filiera produttiva. Il timore espresso dal comparto è che le nuove regole possano scoraggiare l’attività produttiva, soprattutto da parte delle realtà più piccole, che non dispongono della struttura organizzativa necessaria per affrontare la complessità burocratica imposta dalla riforma.
La risposta del Ministero della Cultura, guidato da Gennaro Sangiuliano, si è basata sulla necessità di tutelare le risorse pubbliche da possibili abusi e di assicurare un uso più efficiente degli incentivi fiscali. Nei mesi scorsi, la Guardia di Finanza ha avviato una serie di controlli su oltre 120 opere sospettate di irregolarità, con l’ipotesi di frodi per circa 200 milioni di euro. Alcuni casi hanno riguardato produzioni che avrebbero ricevuto il tax credit senza aver mai completato le riprese o attraverso fatturazioni gonfiate. L’obiettivo dichiarato è quello di sanare un sistema che ha mostrato significative falle nei meccanismi di verifica, senza però compromettere la vitalità creativa del settore.
Parallelamente, il decreto correttivo ha introdotto un tetto annuale di spesa che, secondo le associazioni del settore, rischia di risultare insufficiente a coprire il fabbisogno complessivo della filiera audiovisiva. Il timore è che, a fronte della riduzione delle risorse disponibili e della crescita costante dei costi di produzione, molte opere restino senza copertura, compromettendo l’equilibrio economico delle imprese coinvolte.
In questo contesto, si inserisce anche la questione dei punteggi culturali, il cui sistema di assegnazione è stato rivisto per garantire una maggiore coerenza con gli obiettivi di qualità artistica e rappresentatività sociale. Ma anche qui non sono mancate le polemiche: alcuni operatori hanno segnalato l’introduzione di criteri poco trasparenti o troppo rigidi, che penalizzerebbero opere innovative o tematicamente complesse.
Un altro nodo ancora irrisolto riguarda la gestione dei cosiddetti “progetti retroattivi”, ovvero quelli che hanno avviato la produzione sotto il regime precedente ma che si trovano ora a dover applicare retroattivamente le nuove regole per ottenere i crediti fiscali. Questo ha creato una situazione di confusione normativa che potrebbe sfociare in ulteriori contenziosi e bloccare ulteriormente i flussi finanziari.
La situazione ha acceso un acceso dibattito anche in sede parlamentare. Le commissioni cultura di Camera e Senato stanno valutando proposte di modifica per garantire continuità al settore, ma fino a oggi non sono ancora emersi segnali concreti in termini di risorse o semplificazioni. I rappresentanti di settore hanno chiesto che la nuova disciplina venga sospesa temporaneamente almeno per i progetti già avviati, in attesa di una revisione complessiva della normativa che tenga conto delle specificità operative del comparto.
Nel frattempo, molte case di produzione stanno valutando di sospendere o posticipare i propri progetti, nell’impossibilità di pianificare le attività senza certezze sui tempi e sull’entità del credito fiscale effettivamente ottenibile. Il rischio, segnalano con preoccupazione le associazioni di categoria, è quello di disperdere il patrimonio di competenze, professionalità e reputazione internazionale che il cinema italiano ha saputo costruire negli ultimi anni, grazie anche al successo delle coproduzioni e alla crescente attrattività delle location italiane per le major estere.

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