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Calo Stellantis a Piazza Affari: si sgonfia l’exploit dell’auto, pesano vendite e incertezze industriali

Milano in frenata, Stellantis guida i ribassi del comparto auto

La seduta del 17 aprile 2025 a Piazza Affari ha visto un repentino calo del settore automotive, con Stellantis tra i titoli peggiori del listino principale. Dopo un breve exploit dei giorni precedenti, legato alle attese su incentivi e ipotesi di consolidamento industriale, la realtà dei numeri e il contesto internazionale hanno riportato l’attenzione degli investitori sui problemi strutturali del comparto. Stellantis ha chiuso la giornata con un ribasso superiore al 3,5%, scontando vendite pesanti in un momento in cui mancano driver positivi concreti e il mercato appare sempre più incerto.


Il calo è avvenuto in un contesto di debolezza generale del comparto automobilistico europeo, influenzato da dati macroeconomici poco incoraggianti e dalle persistenti difficoltà legate all’andamento delle vendite nei principali mercati continentali, con Francia e Germania in frenata. A pesare è anche il nervosismo derivante dal confronto tra Stellantis e il Governo italiano sul futuro degli stabilimenti nazionali e sulla transizione all’elettrico.


Flessione delle immatricolazioni: Europa e Italia sotto pressione

I numeri più recenti sulle immatricolazioni nel primo trimestre 2025 confermano la fase di stallo. In Europa, le vendite di auto nuove hanno registrato una contrazione dell’8,5% su base annua, mentre in Italia la flessione è arrivata all’11%. Stellantis, in particolare, ha visto diminuire la propria quota di mercato sia a livello europeo che nazionale: nella UE-27 è scesa al 15,2%, mentre in Italia il gruppo detiene ora poco più del 30%, contro il 33,9% dello stesso periodo dell’anno precedente.


I modelli più penalizzati sono quelli termici delle fasce medio-basse, storicamente il cuore dell’offerta del gruppo in Europa meridionale. La domanda si è progressivamente spostata verso veicoli più efficienti o verso marchi cinesi emergenti, particolarmente aggressivi nella proposta di SUV e berline elettriche a prezzo competitivo.


Il difficile equilibrio tra produzione e mercato

L’AD di Stellantis, Carlos Tavares, ha più volte ribadito che la produzione seguirà la domanda, sottolineando come l’equilibrio tra capacità industriale e vendite sia oggi un vincolo imprescindibile. In questo contesto, il gruppo ha confermato il riassetto degli stabilimenti europei, con il trasferimento di alcune linee produttive e l’adeguamento dei turni per evitare sovrapproduzione.


In Italia, la situazione è delicata: l’impianto di Mirafiori attende ancora conferme sul futuro dei modelli elettrici, mentre a Melfi si lavora a una nuova piattaforma multi-tecnologica, ma con volumi inferiori rispetto al passato. I sindacati, da parte loro, chiedono garanzie sull’occupazione e un piano certo di rilancio, denunciando il rischio di deindustrializzazione progressiva del Paese.


Gli investimenti promessi e le incertezze politiche

Lo scorso febbraio, Stellantis aveva annunciato un pacchetto di investimenti da 2 miliardi di euro destinati agli impianti italiani, nell’ambito del piano “Back in Italy”. A questo si aggiungeva la promessa di acquistare beni e servizi da fornitori italiani per un valore di circa 6 miliardi nei prossimi tre anni. Ma secondo gli analisti, i tempi di attuazione e i dettagli operativi di questo piano restano poco chiari, soprattutto alla luce delle recenti tensioni tra il gruppo e il Governo.


Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha chiesto un impegno formale per la produzione di almeno un milione di veicoli l’anno in Italia. Stellantis, da parte sua, ha replicato che un obiettivo simile sarà raggiungibile solo con un’adeguata domanda interna ed europea, oltre che con politiche pubbliche di supporto alla transizione elettrica, dagli incentivi ai consumatori fino alla costruzione di infrastrutture di ricarica.


La sfida della transizione elettrica

Il mercato europeo continua a muoversi a rilento sulla mobilità elettrica. Le vendite di EV sono cresciute nel 2024, ma non ai livelli previsti: l’abolizione o la riduzione degli incentivi in molti paesi ha frenato la corsa, e le preoccupazioni sul costo e l’autonomia dei veicoli restano forti. Stellantis punta a rilanciare la sua offerta elettrica con modelli accessibili, come la nuova 500 ibrida che entrerà in produzione a Mirafiori entro fine 2025, e un’ampia gamma multibrand sviluppata sulle piattaforme STLA.


Tuttavia, il gruppo si trova ad affrontare la pressione della concorrenza cinese, che ha ormai una quota rilevante del mercato continentale, e l’obbligo di raggiungere i target di emissioni fissati dall’Unione Europea, pena pesanti sanzioni. In questo scenario, la gestione dei margini diventa cruciale, così come la capacità di produrre batterie e componenti strategici in Europa, riducendo la dipendenza da fornitori esterni.


Le reazioni della Borsa e degli investitori

Il calo di Stellantis a Piazza Affari si inserisce in un quadro più ampio di volatilità per il comparto automobilistico. Il titolo è sceso sotto i 20 euro, registrando una performance negativa di oltre il 12% da inizio mese. Gli analisti guardano con attenzione alla prossima trimestrale, prevista per maggio, per capire se i segnali di debolezza sono strutturali o frutto di una congiuntura temporanea.


Molti investitori temono che la transizione verso l’elettrico possa rivelarsi più costosa del previsto e che i ritorni degli investimenti richiedano tempi più lunghi. L’attenzione è ora tutta sul management e sulla sua capacità di rassicurare il mercato con azioni concrete, piani di medio termine chiari e partnership strategiche solide.

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